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IL RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA

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di Giovanni Bernardini

Spagna, Irlanda e Norvegia intendono riconoscere lo stato palestinese.
Benissimo, ci dicano allora quali sono i confini di questo stato. Quale è la sua capitale.  Quale la sua moneta, quale la sua banca centrale. Quale il suo esercito regolare.
Ci dicano quale è il governo di questo stato. Nella migliore delle ipotesi si tratta di uno stato con due goverrni: uno a Gaza, governata dai terroristi di Hamas, e uno in Cisgiordania, governata dalla ANP che scimmiotta Hamas e può continuare a mantenersi attaccata al potere solo perché da quelle parti non si vota mai.
Ci dicano anche su cosa si basa l’economia di questo stato, costruzione di gallerie cariche di armi a parte.
Ci spieghino come mai una stato sovrano deve essere rifornito di gas, acqua, energia elettrica da un altro stato considerato, per inciso, non degno di esistere.
Ci dicano se i suoi lavoratori lavorano entro i suoi confini o, in larghissima misura, nel detestato stato di Israele (è immaginabile che il 70 o il 90 per cento degli italiani lavorino in Francia?).
Ci parlino della storia di questo stato, dei sovrani che lo hanno governato, dei reperti archeologici che testimonino al mondo le bellezze del suo passato.
Soprattutto, rispondano alla domanda fondamentale: questo stato è disposto a vivere pacificamente accanto ad Israele? O non vuole piuttosto sorgere al posto di Israele?
Per gli occidentali in crisi di identità Israele dovrebbe riconoscere uno stato che a sua volta non solo non lo riconosce ma che ha l’obiettivo dichiarato di distruggerlo, cancellarlo dalla faccia della terra.
La Giordania è già di fatto uno stato palestinese: si estende su territori che facevano parte del mandato britannico sulla Palestina.
Un altro stato palestinese esisterebbe dal 1948 se gli arabi avessero accettato la risoluzione ONU 181.
Oggi uno stato palestinese può nascere solo se si decidono chiaramente i suoi confini, la sua capitale, si stabilisce chi lo governa. Soprattutto uno stato palestinese può nascere se e solo se rinuncia chiaramente, una volta per tutte, all’obbiettivo di distruggere Israele.
Fino a che non si saranno risolti questi problemi certi “riconoscimenti” sono solo armi propagandistiche che gli occidentali in crisi offrono ai tagliagole di Hamas.
Farà bene Israele ad ignorare certe proposte e a continuare a difendere il suo elementare diritto di esistere.

Autore

  • Redazione

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