
di Carmine Paradiso
Quale significato si può attribuire alla figura di una donna, bambina e santa, nel panorama storico di una società mondiale in perenne evoluzione, che andava affacciandosi tra mille turbolenze ed intestine trasformazioni all’entrante secolo dell’Umanesimo.
Come ogni merce pregiata, il genere femminile è sempre stato conservato gelosamente. Una gelosia presto diventata segregazione, reclusione, impedimento a manifestare le sue grandi e innate doti, ad esercitare i più elementari diritti riconosciuti al sesso maschile, il cosiddetto sesso forte che, avvalendosi del potere stretto in pugno, lo esercitava anche sul genere femminile, pur venerato e idolatrato in versi e prosa, ma limitato a pregiato oggetto d’arredamento da mostrare a proprio vanto.
Ogni definizione ed elogio verso la donna, semplice constatazione della più evidente realtà, era manierismo dettato per farsene personale vanto più che per elogiarne le di lei qualità.
Il Tempo, grande regolatore delle umane vicende, ha permesso la maturazione di germogli che avrebbero consentito lo sbocciare di mille esempi di eccellenze femminili e dato stura allo svilupparsi dell’autonomia intellettuale e comportamentale delle donne.
La scienza, l’arte, l’industria, la cultura, sarebbero divenute palestre del manifesto genio femminile e della sua forza caratteriale.
Non solo sante, quindi, ma vera altra metà del cielo, a dimostrazione di peculiari qualità ad integrazione di quelle maschili, con sfumature determinanti per il raggiungimento della perfezione dell’essere umano nelle diverse attività, a dimostrazione dell’integrazione e complementarità dei generi che, armoniosamente fondendosi, possono raggiungere obiettivi non sempre raggiungibili se perseguiti separatamente.
Anno Domini 1431, il 30 di maggio, terminava il suo compito terreno, Jeanne d’Arc, La Pulcelle d’Orléans.
Giovanna d’Arco, martire della Fede Cristiana, Santa simbolo ante litteram della forza femminile, eroina dei francesi, Patrona di Francia, vergine messia, attesa liberatrice della terra di Francia dallo straniero, durante la Guerra dei Cent’anni, quando ancora la Francia non era regno unitario.
Lascia questa Terra, a soli diciannove anni, per mano fratricida del francesissimo Duca di Borgogna che, tradendo la sua Patria e i suoi concittadini, la vende agli alleati Inglesi.
È sempre ardua sorte essere profeti in Patria, salvo postume rivalutazioni a costo di ardue sofferenze in vita.
All’alba la Pulzella viene arsa viva con la complicità del potere politico ed ecclesiastico.
La figura di questa santa adolescente assurge ad inusitata grandezza, non solo e non tanto, per la dignità donatale postuma dalla Chiesa, ma soprattutto per la “qualità” del tutto sui generis della sua santità.
Era personaggio scomodo e pericoloso per per i malcelati fini di potere, meglio giustiziarla anzi ucciderla, perché si trattò di turpe omicidio.
Tra fumo e faville, mentre già il suo corpo era avvolto dalle fiamme, fu udita gridare con voce forte, per sei volte: “Gesù!”.
Poi, chinò la testa e spirò.
“Siamo tutti perduti! – realizzarono i carnefici, tardivamente terrorizzati – abbiamo bruciato una santa!”.
Era Verità!
Nata il 6 gennaio 1412 a Domrémy in Lorena, città di nascita del generale francese Maginot, l’ideatore dell’omonima ciclopica fortificazione francese, che da lui prese il nome di Linea Maginot, nelle sue intenzioni a illusoria garanzia di sicurezza della Francia per sempre.
Jeanne, con la Sua coriacea semplicità di donna e adolescente, creò la grandezza della Francia, per sempre.
Nell’epoca travagliata in cui Jeanne visse, il genere umano era simile ad una foresta tropicale sconfinata, un’Amazzonia di individui.
Pochi personaggi rispetto ai loro consimili hanno lasciato un segno indelebile nella filosofia, nell’arte, nell’astronomia, nella politica, segnando passaggi epocali che senza di loro non si sarebbero prodotti ed oggi non ricorderemmo.
Avvenne così per quelle strane coincidenze del destino, che un’adolescente, figlia di umilissima famiglia della Francia dell’era umanistica, portasse scompiglio in una società stantia, legata a vecchi schemi, quando in Occidente germogliavano i semi posti a dimora nel lungo millennio del Medioevo.
La bambina, tale era, portava un nome antico risalente alla fase storica che viene identificata con la sigla a. C., avanti Cristo.
Una forma appellativa proveniente dal greco Iωάννης, passata nella lingua ebraica e poi latina, per divenire Johannes o Johannes, composto dalla radice Yeh o Yah, abbreviazione di Yahweh, l’appellativo di Dio nella tradizione ebraica, con un significato in lingua ebraica equivalente a “dono del Signore”.
Giovanna, Jeanne, fu, infatti, un “dono del Signore”, inaspettato, per un popolo succube di una dominazione straniera, gli onnipresenti Inglesi in terra di Francia, con le loro eterne ambizioni e brame di isolani sul Continente europeo.
Non esiste niente di peggio per un’etnia, della dominazione straniera sul proprio sacro suolo.
Con tutti i distinguo del caso, forse solo gli antichi Romani della Res Pubblica e del successivo Impero, seppero essere meno violenti del consueto, verso popolazioni e terre conquistate con le armi, com’è stata consuetudine per millenni. La concessione dello status di Cives Romanus attribuiva, di fatto, una qualifica di nobiltà che i popoli accettavano anzi gradivano, pretendevano e di cui restavano appagati. Rimase un’eccezione della. Questa modalità dimostra la grandezza di Roma antica e dei Latini.
La Francia, che non era la grande Francia dei secoli futuri, non era ancora nazione unita con una sua autonomia, stava vivendo una guerra che sarà detta dei Cent’anni per l’eterna rivalità con la Perfida Albione.
Di “Dono” si trattò l’aver visto la luce in quella Terra una donna di tale forza e combattente spirito religioso, da volersi caricare sulle proprie fragili spalle di bambina la sorte di un’intera nazione sofferente e divisa.
L’aspetto più sorprendente consiste nella riuscita della sua incredibile impresa, ponendo le basi per la nascita della Francia come ora la conosciamo.
Una certezza assoluta che non potrà essere oggetto d’interpretazione da parte di storici, religiosi o laici, Jeanne ha cambiato la Storia.
Senza il suo intervento la Francia qual è, come entità politica e culturale, oggi non esisterebbe, date le condizioni storiche dell’epoca. Non avremmo avuto il susseguirsi dei diciotto Luigi, gli splendori del giglio dorato in campo azzurro, di Versailles, la Rivoluzione, Napoleone.
Una santa ha intrapreso una “guerra giusta”, ammesso che una guerra possa mai definirsi giusta, per salvare la propria Patria.
Seguirà un processo farsa, pieno d’irregolarità procedurali, abusi, falsità e violazione del diritto statale ed ecclesiastico. La fanciulla era scomoda per il potere ed ogni mezzo diventava giuridicamente lecito per eliminarla.
Ingiustizia straniera in terra francese a Rouen, con il pavido e connivente consenso della cattolica inquisizione del Papato di Roma. L’ingiustizia ha sempre dominato sovrana in tutti i tempi, lasciando angusti spazi alla verità che ha sempre dovuto fare grande fatica per emergere anche dopo secoli.
Fu un annullamento postumo, perfidamente risarcitorio, seppur doveroso, del giudizio e della relativa sentenza che ne dichiarava l’innocenza, voluto da Papa Callisto III nel 1456, dopo venticinque anni. Una riabilitazione per quella che sarebbe stata innalzata agli onori degli altari a Patrona di Francia.
Dimenticata martire della fede sino al 1894, quando fu fatta venerabile da Papa Leone XIII, quindi beatificata da Papa Pio X nel 1909, per essere finalmente santificata con la canonizzazione del 16 maggio del 1920, da Papa Benedetto XV in San Pietro.
La redenzione da un’inesistente colpa dopo cinquecento anni.
In compenso è diventata la Santa più venerata di Francia, oltre che sua Patrona, una vita di adolescente spezzata in cambio della gloria eterna sugli altari e nella vita comune.
La santità val bene un rogo.





