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JOB ACT, NON VA DEMONIZZATO

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di Sandro Fontana

Il referendum sul jobs act non piace decisamente a Nicola Scalzini.
Mi dice che molti socialisti lo stanno sottoscrivendo. Il padre del Jobs act – sottolinea Nicola – è Ichino, un ottimo giuslavorista, che è stato anche senatore del PD.
“Dopo questo provvedimento è aumentata l’occupazione in maniera fortissima ed è calata la disoccupazione. Sono diminuiti i precari. Sono stati tolti i cocopro. Sono aumentati i contratti regolari a tempo indeterminato.”
Sergio Pizzolante, in un recente suo post, documenta questi cambiamenti con dati e numeri. Forte anche della sua esperienza politica e professionale.
Aggiunge Nicola: “Gli imprenditori fanno sempre I loro interessi. Se tu crei le condizioni assumono.
Gli incentivi da soli non fanno aumentare l’occupazione. Sono inutili. Le imprese, solo se hanno bisogno di manodopera, assumono. Le mancette non servono.
Sono gli incentivi per gli investimenti che creano occupazione. E possono essere decisivi. Un imprenditore ne approfitta per ampliare la fabbrica, per ammodernare gli impianti, per innovare I prodotti.
Solo lo sviluppo dà occupazione seria. Magari con una presenza del Sindacato nei consigli di amministrazione.
Possibile che Landini e la Schlein non comprendano queste cose?
Sostiene Nicola: lo stesso Giugni aveva detto che l’art. 18 si inseriva in un contesto storico diverso.
Anche io- rifletteva Giugni – sono favorevole a superarlo.
La norma ora assegna a chi è licenziato 36 mesi di retribuzione. E lo Stato lo prende in carico per formarlo e lo iscrive nelle liste per l’occupazione. E lui stesso si mette alla ricerca di un’altra occupazione.
Il flusso delle dimissioni è aumentato. I lavoratori si dimettono per un posto migliore , per una retribuzione superiore. Il mercato del lavoro cambia.
Lo Stato, da parte sua, deve mirare ad aiutare i malati, gli anziani e i disoccupati in cerca di occupazione.
Sviluppo, ricerca, riorganizzazione del servizi, infrastrutture, assistenza sanitaria, trasporti, per l’ammodernamento del Paese sono le politiche da perseguire. Puntando sulla professionalità. Sulla crescita del lavoratore.
Le politiche che perseguono i Paesi del Nord Europa .

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  • Redazione

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