
Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha detto al segretario di Stato americano Antony Blinken che non accetterà un accordo con Hamas che includa la fine della guerra.
La questione è chiara: la sconfitta di Hamas deve essere totale.
Hamas invece analizza il piano preparato dall’Egitto anche se il leader Sinwar teme si tratti di una trappola e un funzionario definisce “negativa” la posizione dei fondamentalisti sulla proposta israeliana.
A questo punto della vicenda sorge una doverosa domanda: “Ci sono ancora ostaggi vivi da scambiare?”.
Se così non fosse è chiaro che le trattative in atto sono solo una finzione che serve a Biden per non scegliere tra ebrei e palestinesi in funzione della campagna elettorale, ad Hamas per fingere di avere carte in mano che non avrebbe più e a tutti quanti a lasciare che il tempo risolva la questione con l’ultimo attacco a Rafah.
Lo Stato ebraico, nel frattempo, ha riaperto il valico di Erez con il nord della Striscia dopo circa sette mesi dalla sua distruzione per l’attacco del 7 ottobre, una mossa sollecitata dagli Usa per portare più aiuti all’enclave palestinese.
Gli Usa hanno anche annunciato che è stata completata la costruzione del molo temporaneo a Gaza.
Il molo consentirà di far giungere aiuti umanitari dal mare e potrebbe anche, in futuro, essere la prima infrastruttura di un vero e proprio porto della striscia.
Non è improbabile che già ora, essendo la striscia divisa in due, la presenza di Israele non venga meno per molto tempo e che l’occupazione duri nel tempo anche dopo aver eliminato Hamas.
In ogni caso, la posizione di Hamas sull’ultima proposta di tregua israeliana è per il momento “negativa”.
Non è senza fondamento l’ipotesi che le posizioni di Hamas siano dovute al fatto che non ci sono più ostaggi da offrire.
Nella fotografia il molo





