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BULLISMO ON LINE, UNA ULTERRIORE PROBLEMATICA

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di Marco Pugliese

Scrivo questo non tanto per me ma per chi subisce bullismo online

Da l’altro giorno vengo attaccato (evidentemente Mattei fa paura anche da morto) e ricevo pure messaggi online di persone che mi mostrano solidarietà, le ringrazio perché si preoccupano

La colpa? Riportare dati, qualche opinione o idea. Io me ne frego e vado avanti perché posso argomentare. Chi mi attacca a livello professionale è un po’ ridicolo, visto che non ho bisogno d’imbonire nessuno per lavorare, un lavoro lo ho da 17 anni, con annessi titoli per svolgerlo e senza nulla chiedere a nessuno. Da tre ne ho un altro dopo regolare con concorso.

Non ho mai scritto nulla per obblighi politici o altro, non sono io a scrivere le norme o a fornire i dati e non mi interessano nemmeno le singole opinioni su certi fatti, sono irrilevanti al contesto, nel caso specifico preferisco fornire dati e però lasciare sulla mia bacheca uno spazio di dibattito.

A me interessa informare e continuerò a farlo senza faziosità e con pezzi argomentati.

Tra comunicazione politica e lavoro nei media (da 14 anni circa) questi attacchi li trovo abbastanza soft, mi spiace invece quando a subirli sono persone non abituate, ci stanno male perché ricordano molto il bullismo.

Il social per me è lavoro e quindi ci sta, a patto non si scada in offese veramente senza senso compiuto, come purtroppo leggo anche da parte di soggetti non più di primo pelo.

Purtroppo siamo in un periodo in cui la maleducazione regna sovrana e si confonde l’esprimere opinioni (e diciamolo, spesso senza cognizione) con il denigrare, offendere (e vi garantisco a volte pesantemente) o mettere in gogna.

Inoltre va specificato con fermezza: è una gentile concessione confrontarsi dopo un post od un articolo pubblicato, non è scritto da nessuna parte sia implicito o dovuto, soprattutto quando i piani di comunicazione sono aggressivi e da bulletti.

Dopo varie risposte, sono educato fin troppo, rispondo per le rime (ma senza offendere) e l’interlocutore non arriva a capire che davanti a certe insistenze ed offese ci si ferma e basta, al netto della polemica, lascio la discussione.

Capite che in questo contesto diventa inutile anche solo approcciare un dibattito.

I social sono una grande opportunità, permettono confronti di più piani e con persone che magari prima non si aveva la facoltà d’incontrare, anche lontane, sarebbe interessante non gettarla.

Questi atteggiamenti stanno portando i social ad essere sempre più stringenti e chiusi.

Scrivo questo perché ho avuto un paio di studenti, oltre che amici e conoscenti che hanno subito periodi più o meno lunghi di mobbing online, vivendo malissimo la situazione, tanto da finire psicologicamente a pezzi.

Trovo veramente svilente dover scrivere un post del genere su una piattaforma come LinkedIn dove gli utenti sono per lo più professionisti.

Per pietas non taggo nessuno.

I giovani che subiscono tali atti rischiano una fragilità psicologica poi complessa da gestire.

Autore

  • Redazione

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