Home Politica PRIGIONIERI DI UN ADOLESCENTE CRESCIUTO MALE E INVECCHIATO PRESTO

PRIGIONIERI DI UN ADOLESCENTE CRESCIUTO MALE E INVECCHIATO PRESTO

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“C’è molto di sovietico in questo autunno americano”.

L’incipit dell’editoriale di Lucio Caracciolo nell’ultimo numero di Limes (Mal d’America) è un quadro efficace, tagliente e incisivo dell’attuale crisi nella quale versa l’America, adolescente cresciuto male e invecchiato presto.

L’icona della decadenza è nel suo presidente, decisamente inadatto al ruolo, sempre più confuso, ma dietro l’icona c’è un mondo, quello dei Democratici, che in questi ultimi trent’anni è passato dalla fine della storia, intesa come ormai assoluta egemonia degli Usa dopo la caduta dell’Urss, a quello del maoismo woke, infilando una serie di sconfitte strategiche.

Scrive Caracciolo: “L’America resta sulla carta la superpotenza militare del pianeta. Sulla carta. Nella storia, l’ultima grande vittoria risale alla seconda guerra mondiale, per il resto sconfitte – Vietnam, Afghanistan, Iraq e «guerra al terrore» in tutte le declinazioni, in attesa di verificare l’esito della sfida con la Russia in Ucraina – un provvisorio pareggio in Corea, qualche stallo e centinaia di costose operazioni astrategiche”.

Non male.

Il fatto è che l’America è un mondo relativamente giovane che, come tutti gli adolescenti, ha pensato e pensa che la sua realtà sia la realtà, che la storia conti assai poco, visto che ne ha poca, e che i popoli del mondo siano come i nativi, considerati dei primitivi da sterminare e da recintare nelle riserve, o come gli schiavi negri (equamente posseduti al Sud come al Nord), considerati al pari delle bestie da fondamentalisti cristiani, figli di quaccheri, puritani e estremisti religiosi vari, spostatisi dal continente europeo nel Nuovo Mondo.

Anche gli Illuminati di Baviera, i cui simboli campeggiano sul dollaro, sono il frutto di un fraintendimento dell’illuminismo, declinato in chiave gesuitica, non a caso da imitare, così come da imitare le loro “riduzioni”.

L’America, meglio: l’America dei quaccheri, dei puritani, dei fondamentalisti cristiani e degli Illuminati, si è sentita incaricata da Dio di diffondere nel mondo la democrazia e la libertà e, questo, mentre sterminava i nativi e schiavizzava i negri.

Così il giovane fanciullo è diventato adolescente tra contraddizioni evidenti, palpabili, ma sottaciute, non riconosciute, fino ad esplodere in una nevrosi che porta alla cancel culture, al black lives matter, in una sorta di tentativo catartico mal riuscito in quanto inserito in un maoismo yankee che ha prodotto l’ideologia woke.

In buona sostanza, il fanciullo è diventato un adolescente disadattato, il quale, tuttavia, grazie alla sua potenza economica e militare, ha pensato di poter essere adulto e di comandare il mondo.

A farlo diventare adulto troppo in fretta è stato Wilson, che lo ha trascinato nella prima guerra mondiale e poi, soprattutto, la seconda guerra mondiale, che lo ha sparato sulla scena del mondo a fare la prima donna, mentre non voleva essere imperiale, ma solo impero del Bene.

Poi è arrivata la stagione delle illusioni. Crollata l’Unione Sovietica il fanciullo mal cresciuto ha dato credito a chi spiegava che la storia era finita (somma idiozia) e che ormai l’impero del Bene aveva vinto. Il Vecchio Continente, prostrato da due guerre intestine, poteva essere convertito. Finalmente i puritani, nel frattempo diventati maoisti, potevano tornare sul sacro suolo del Vecchio Continente a compiere l’azione di pulizia mentale lasciata incompiuta.

Alla proiezione di presunta unica potenza mondiale è corrisposto il globalismo, vendita all’incanto del cervello dei politici alla finanza speculativa, e con esso la delocalizzazione e la presunzione che tutti i popoli della terra fossero dei minus, che la loro storia contasse tanto quanto quella degli indiani (i nativi) e che in fondo, riprodurre la schiavitù per interposta nazione (vedi Cina) corrispondesse ad un destino.

Ora l’America, come dice icasticamente Lucio Caracciolo, vive un autunno molto sovietico, da adolescente precocemente invecchiato, rimasto immaturo, senza poter diventare saggio, in attesa di un’implosione che ha come icona l’implodente Joe Biden.

E’ del tutto evidente che nel Vecchio Continente al mal d’America è corrisposto il mal d’Europa a causa di verdi, progressisti e socialisti, con la complicità del Partito popolare europeo.

La maggioranza Ursula è il segno evidente della decadenza di un mondo che si avvolge su se stesso nell’ossessione green e nel suicidio economico e politico.

Come liberarsi di tale destino di disfatta annunciata?

Innanzitutto uscendo dalla subordinazione culturale. Noi europei non siamo l’America. Siamo carichi di storia, di tradizioni, di cultura. Siamo vecchi e possiamo essere saggi.

Non abbiamo bisogno della tracotanza degli adolescenti invecchiati malamente e troppo rapidamente: vecchietti dalla maturità adolescenziale. Figure grottesche.

Siamo alleati? Si, ma non siamo proni alle idiozie adolescenziali.

Gli americani si tengano le loro nevrosi e le loro espiazioni. Noi ci teniamo Eraclito.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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