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L’ IMPORTANZA DELLE TELECAMERE IN TUTTI I CANTIERI

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Questa che segue è una lettera di B. vecchio dipendente Enel a cui il Corriere della Sera ha chiesto, da esperto storico delle centrali idroelettriche, un parere dopo l’incidente che ha troncato la vita a 7 persone, tra le quali il più giovane (37 anni) era un dipendente della filiale italiana della ditta tedesca Voith. Con tutta probabilità una ditta chiamata come consulenza d’appalto esterno.

Il tema della sicurezza del lavoro si intreccia sempre più con la conoscenza diretta degli impianti, dove la memoria storica dei lavoratori è fondamentale e serve mantenerla come un bene prezioso anche per un azienda importante come è sempre stata l’Enel.

L’altro tema significativo riguarda l’importanza che va sempre più assumendo la tecnologia su tutti i cantieri grandi o piccoli e questa, sul piano della prevenzione, riguarda il controllo attraverso gli impianti di video con telecamere installate specialmente nei punti più critici e delicati di ogni cantiere.

Le telecamere servono per prevenire e snelliscono anche la burocrazia farraginosa e molte volte evitano controlli gestiti in modo arbitrario .

Ci sono studi che vanno di concerto tra contrattazione aziendale e premialità partecipativa ad idee di rinnovamento e utilizzo di telecamere che escludono sanzioni ai singoli lavoratori .

Oggi con una lettera significativa alcuni lavoratori hanno dato al Corriere della Sera un contributo saggio e pregno della loro esperienza .

Una volta nel mondo del lavoro era in uso l’utilizzo di una ricostruzione attraverso il classico esame di realtà .

Infatti sottolinea B: “Ho sempre apprezzato lo sforzo di indagare cercando l’essenza strutturale dei fatti anche se non condivido tutte le analisi conclusive. Per tale ragione voglio condividere con lei alcune conclusioni alle quali siamo giunti con alcuni vecchi colleghi che hanno operato nel settore all’epoca della costruzione di questi impianti.”

Riguardo a Bargi, l’intervistato dal Corriere così si esprime: “Ragionando con i miei ex colleghi, partendo dai resoconti di cronaca e dal racconto di un sopravvissuto, ci siamo fatti un’ipotesi condivisa sulle ragioni dell’incidente che le riassumo di seguito. Parto dal resoconto riportato sul vostro giornale dei fatti vissuti da questo sopravvissuto che racconta che mentre scendeva nei piani inferiori della centrale sentiva un rumore anomalo provenire dal locale alternatore quindi ha percepito un comportamento anomalo della macchina in fase di collaudo e pertanto ha dato subito l’allarme. Non conosco in quale fase del collaudo si è manifestato l’evento. Bisogna precisare che l’impianto di pompaggio di Bargi è di tipo binario cioè le due macchine principali (turbina/pompa e alternatore /motore) sono in grado di svolgere ciascuna la doppia funzione che permette di passare dalla fase di pompaggio dell’acqua dal bacino inferiore al bacino superiore e quella opposta che permette di turbinare l’acqua dal bacino superiore a quello inferiore. Probabilmente la fase dell’evento era quella del passaggio dalla fase di funzionamento pompa a quella del funzionamento turbina. Per quanto ci ricordiamo questa fase dovrebbe essere automatica, regolata da remoto da un sistema computerizzato che regola tutti i delicati passaggi intermedi dal regime pompa al regime turbina. Probabilmente qualcosa non ha funzionato nel sistema di regolazione. Questo malfunzionamento potrebbe aver determinato una fuoriuscita importante di acqua che è entrata in contatto con l’alternatore/motore. Questo fatto può probabilmente aver messo a massa il sistema elettrico determinando anche una probabili elettrolisi dell’acqua e quindi liberando idrogeno che ha determinato l’esplosione . La prego di considerare che questa ricostruzione dei fatti è basata solo su ricordi professionali e sulla lettura delle informazioni riportate nelle cronache dei giornali. Però con i miei vecchi amici ci siamo posti il problema di come è possibile che questi fatti non sono stati gestiti”.

“Quegli impianti – prosegue B. – sono stati concepiti, progettati negli anni 70 del 900 dall’Ingegneria dell’ENEL che allora contava una Direzione delle Costruzioni con 3 Centri di Progettazione Idroelettrica, 2 Centri di Progettazione Termica ed un Centro di Progettazione Nucleare con oltre 3.000 tecnici considerati un’eccellenza mondiale nel suo settore. Inoltre sono stati gestiti da una poderosa Direzione della Produzione, con un qualificatissimo corpo tecnico di circa 10.000 addetti che gestiva 800 bacini idroelettrici e 25 centrali idroelettriche di pompaggio che rappresentavano un unicum in Europa e che hanno salvato la rete italiana da fenomeni di black out. Sono state costruite da aziende italiane come la Franco Tosi e la Riva Calzoni che esportavano in tutto il mondo con la loro società consortile il GIE e che oggi non ci sono più. Oggi per gestire una manutenzione straordinaria l’ENEL ha dovuto chiamare aziende estere che non conoscono gli impianti e che devono utilizzare un vecchio pensionato Enel per dirigere i lavori in subappalto.”

Ecco l’importanza di avere una tecnologia visiva – telecamere nei punti strategici – in grado di dare elementi testimoniali importanti.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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