
Angelo Panebianco, tutto preso a posizionare uova e galline distribuendole sul breve, medio e lungo periodo, non è sfiorato nemmeno per un attimo dalla possibilità che il suo ragionamento (che, per carità, sarà pure quello giusto e lo sapremo solo vivendo) sia basato su un finto assioma dalle conseguenze pericolose.
Il finto assioma è quello secondo cui Putin, se non fermato in tempo, sarebbe pronto a invadere uno dopo l’altro tutti i Paesi confinanti con la Federazione Russa.
Assioma finto perché anziché essere provato da elementi oggettivi (l’assioma è un qualcosa talmente evidente da non aver bisogno di essere provato) è invece frutto dell’abitudine che molti hanno, Stati Uniti in testa e tutti quelli che vanno loro dietro, di “ragionare col proprio metro”.
Chi è infatti che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi si è preoccupato di disegnare l’intero assetto mondiale secondo i propri interessi nazionali non esitando a intervenire nei modi più diversi laddove le cose non andavano nel modo desiderato?
Chi è che una volta venuta meno la guerra fredda, disgregatasi l’Unione Sovietica, disciolto il Patto di Varsavia ha lasciato cadere l’invito di Gorbaciov per la costruzione di una Casa Comune europea dall’Atlantico agli Urali (come già ipotizzato anni prima dal generale De Gaulle) potenziando invece la Nato ed estendendola geograficamente fino ad accerchiare la Russia sempre sul presupposto che se non la si fosse preventivamente recintata allora Putin avrebbe iniziato a espandersi a dismisura?
Chi è che, tanto per rifarsi agli esempi di pollicoltura tirati in ballo da Panebianco, quando Gorbaciov metteva in guardia sui pericoli del dopo-Yeltsin ha scelto “l’uovo oggi” preoccupandosi di “contenere” (e umiliare?) la Russia anziché mirare alla “gallina domani” provando a cercare con la stessa Russia un accordo sostenibile nel lungo periodo per un nuovo assetto mondiale almeno di pacifica convivenza se non addirittura di proficua collaborazione?
E dov’era in tutto questo la vecchia Europa occidentale incapace di far sentire la propria voce e legata a filo doppio alle scelte degli Stati Uniti, la cui segretaria di Stato aggiunta Victoria Nuland, massimo responsabile Usa dei rapporti col Vecchio Continente, se ne usciva dicendo senza tanti complimenti: “L’Unione Europea si fotta”?
E ora Panebianco dalla prima pagina del Corriere della Sera ci viene a dire che se non si mandassero più armi a Zelensky “quale governo potrebbe più fidarsi dell’appoggio degli Stati Uniti?”!
Ci spiega, Panebianco, che impedire che Biden mandi ancora armi in Ucraina vuol dire scegliere “l’uovo oggi” in cerca di successi elettorali nelle tante elezioni attualmente in programma per il mondo, più importanti fra tutte quelle presidenziali in Usa.
“L’UOVO DELLE DEMOCRAZIE” hanno infatti messo come titolo al suo editoriale: editoriale in cui, e questo spiega bene il titolo, egli arriva a dire anche che: “I regimi autoritari hanno un vantaggio sulle democrazie: i loro leader non hanno i vincoli che incombono su quelli democratici, possono permettersi di subire smacchi nell’immediato contando su successi futuri”!
Chissà, magari a Panebianco potrebbe piacere l’idea di fare come gli antichi romani quando dovevano affrontare un grave pericolo militare: eleggere un dittatore temporaneo tipo Cincinnato, che oggi magari anziché dittatore si potrebbe chiamare “alto commissario”.
Nel frattempo mi chiedo se anche a Netaniahu si possa applicare lo stesso ragionamento: l’alternativa tra una trattativa di pace o spianare Gaza saranno per lui una scelta tra l’uovo oggi e la gallina domani? E in caso quale è quale?
No perché se continuare ad armare l’Ucraina nell’intento di sconfiggere militarmente Putin rappresenta davvero “la gallina domani” allora… No vabbeh, mi fermo qua.





