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WOODCOOK, TANTI INDAGATI E TANTI ASSOLTI

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di Nino Orlandi

Ma dopo l’assoluzione dei genitori di Renzi, di Romeo e di tanti altri, non è che il CSM comincerà ad occuparsi di Henry John Woodcock?

Il PM che ha coronato con questo ennesimo fallimento la sua carriera di tutore della legge, e seppur non volendo di distruttore di vite e di reputazioni.

Il suo ‘flop’ più antico risale al 2001, quando da sostituto procuratore a Potenza, chiese e ottenne l’arresto di Rocco Loreto, per tre volte sindaco di Castellaneta e per tre volte senatore nelle fila del Pci-Pds-Ds, con l’accusa di calunnia ai danni di un altro magistrato. Loreto trascorse 15 giorni in custodia cautelare prima di essere assolto sedici anni dopo da ogni accusa.

Nel 2003 fu la volta del “Vip Gate”, l’inchiesta che fece risuonare in tutto il paese il nome del magistrato anglo-napoletano: 76 persone indagate, di cui 47 oggetto di richiesta di custodia cautelare. Coinvolti politici, funzionari pubblici, imprenditori, manager, personaggi dello spettacolo, giornalisti. Il gip respinse tutte le richieste di arresto. Gli atti vennero trasmessi al competente tribunale di Roma che, ritenendo le accuse inconsistenti, archiviò l’inchiesta.
Nel 2006 toccò all’inchiesta “Savoia Gate”. Il pm ottenne l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia con una raffica di accusa, tra cui associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Con lui vennero indagate 23 persone e finirono in manette altre 12 persone. Un altro buco nell’acqua, con lo stato costretto anche a risarcire Vittorio Emanuele con un assegno di 40 mila euro per ingiusta detenzione.
Nel 2009 si trasferisce a Napoli e il 2011 è l’anno dell’inchiesta sulla “P4”, cioè sul presunto “sistema informativo parallelo” capace di interferire sugli organi costituzionali. Finiscono indagati anche il deputato Alfonso Papa e i vertici della Guardia di Finanza. I giudici attesteranno l’insussistenza del reato di associazione per delinquere.
C’è poi da ricordare l’indagine aperta nei confronti della cooperativa Cpl Concordia, accusata di corruzione in relazione agli appalti per la metanizzazione dell’isola di Ischia. Nel 2015 l’inchiesta portò all’arresto del presidente di Cpl Concordia, Roberto Casari, di altri dirigenti della multiutility e del sindaco Pd di Ischia, Giosi Ferrandino. Nel corso degli anni sono stati tutti assolti dalle accuse. Le loro vite, ovviamente, nel frattempo sono state stravolte.

E lui non ha pagato nulla, nemmeno il costo di un francobollo per una lettera di scuse.

Tornando alla domanda iniziale: no, non credo che il CSM si occuperà di lui.

Autore

  • Redazione

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