
Leggendo testi come “Tempo, il sogno di uccidere Chrónos” del fisico Guido Tonelli (Feltrinelli) vien da pensare che abbia ragione un altro fisico, Carlo Rovelli, quando scrive: “I miti si nutrono di scienza e la scienza si nutre di miti”[1]
E’, infatti, sempre sorprendente osservare, in controluce, come i miti ci narrino di concetti scientifici, soprattutto di quelli che la fisica è andata scoprendo negli ultimi due secoli e, in particolare, di quanto ci provenga dalle teorie della fisica quantistica.
E’ ancora più interessante questo parallelo tra miti e ricerca scientifica, in quanto ci propone uno sguardo che va oltre la questione attualissima della cosiddetta IA (intelligenza artificiale), che sarebbe meglio chiamare CA (Computistica Accelerata) e che ci viene presentata, come al solito, come fatto inoppugnabile.
In buona sostanza, un enorme accumulo di dati, elaborato da un computer in base ad algoritmi (strumenti di calcolo), fornisce risposte a domande che vengono vendute come oggettive, indiscutibili, anche se, come è ovvio che sia, i dati immessi e gli algoritmi sono il frutto di attività umana. Ancora una volta si tenta di far passare come oggettivo, indiscutibile, quanto indiscutibile non è, perché gli elaborati computistici non sono la verità.
Scrive un altro Tonelli, in questo caso Angelo, illustre grecista: “Nella nostra epoca – contrassegnata dal trionfo della tecnica e della scienza sempre più saldate in un binomio che esalta la dimensione della razionalità funzionale – è già in atto una scissione dell’interiorità, che è destinata a crescere esponenzialmente con la rivoluzione cibernetica in corso di intensificazione, rivoluzione che costringe e costringerà sempre di più gli umani a potenziare il “pensiero meccanico”, ovvero un lógos riduttivo e segmentato, privato del suo respiro cosmico, a tutto svantaggio di quella che Jung chiamava anima, e di quello che i Greci chiamavano noûs. […]. In altri termini, in Occidente e nel resto del mondo assoggettato al modello occidentale, si è assistito nel corso della storia e negli sviluppi delle cultura, ovvero della mente collettiva, a un progressivo “furto d’organo”: ovvero a una castrazione antropologica dell’umanità, vale a dire all’amputazione del centro più profondo degli individui che li connette all’armonia segreta del cosmo. Ciò è avvenuto attraverso il silenziamento, o la caricatura o la ghettizzazione di tutte le esperienze mistiche, iniziatiche, sapienziali ben radicate nel nostro Occidente greco e magnogreco, a sua volta originariamente connesso con il sostrato sciamanico e sapienziale eurasiatico”.[2]
Il noûs è intuizione profonda, è l’occhio dell’anima. “Il Sapiente – scrive Angelo Tonelli – ricompone nel noûs il Dioniso frammentato”. [3]
Il noûs, dice ancora Angelo Tonelli, è “sia la funzione intuitiva del singolo che percepisce l’unità di tutte le cose in uno sguardo interiore metaspaziotemporale, sia lo sfondo metafisico unificante le cose stesse”. [4]
Che differenza c’è tra il Rig Veda che descrive la nascita della manifestazione da un Uno che stava allacciato su se stesso e la descrizione del vuoto quantico dal quale escono particelle e antiparticelle che si annichilano, salvo quando una di queste subisce un fenomeno di inflazione e si gonfia fino a dare origine a quello che chiamiamo universo?
Nel Rig Veda è scritto:
1 – All’inizio non c’era essere, né c’era non essere.
Che cosa ricopriva l’insondabile profondità delle acque
e com’era e dov’era il riparo? Non c’era l’atmosfera
né, al di là di essa la volta celeste.
2 – Non c’era morte allora, né immutabilità.
Non c’era giorno. Non c’era notte.
Quell’Uno viveva in sé e per sé, senza respiro.
Al di fuori di quell’Uno, c’era il Nulla.
3 – C’era oscurità, all’inizio, e ancora oscurità,
in una imperscrutabile continuità di acque.
Tutto ciò che esisteva era un vasto Vuoto senza forma.
Quell’Uno era nato per la potenza dell’Ardore.
4 – All’inizio sorse l’Amore, che era il primo seme della Mente.
Scrutando nei loro cuori i sapienti scoprirono, con la loro saggezza,
il legame tra l’essere e il non-essere.
5 – Chi veramente sa? Chi potrebbe dire quando ci fu questa creazione?
E quale ne fu la causa?
Gli dei vennero dopo la sua emanazione.
Chi dunque può dire donde essa ebbe origine?
6 – Colui dal quale la creazione provenne,
può averla decisa egli stesso. Oppure no.
Colui che vigila nell’alto del cielo forse ne conosce l’origine. E forse no.
Rigveda, V, 10, 129
Torniamo a Guido Tonelli, il fisico, il quale scrive: “Grazie al principio di indeterminazione, che regola la dinamica di questa strana coppia [di particelle, ndr], il vuoto può trasformarsi in un meraviglioso universo materiale. Attenzione perché il vuoto è uno stato materiale come tutti gli altri. Non è il nulla, anche se non contiene alcuna forma di materia, non è attraversato da particelle materiali e non ospita campi di alcun genere. Se, perturbandolo, potessimo misurarne l’energia con una successione di esperimenti, troveremmo una sequenza di valori casuali, distribuiti attorno a zero. Ha energia media nulla e questo significa che, a livello microscopico, passa attraverso una sequenza interminabile di fluttuazioni, piccole oscillazioni casuali, regolate dal principio di Heisenberg, che lo fanno brulicare incessantemente. L’insieme delle osservazioni effettuate negli ultimi decenni sembra convergere verso la conclusione, niente affatto scontata, che tutto ha avuto origine proprio da una di queste minuscole fluttuazioni”. [5]
Una fluttuazione produce una sorta di bollicina, che viene chiamata inflatone, la quale, in men che non si dica, si espande in quel che chiamiamo universo, con la nascita all’istante di energia-materia e di spazio-tempo.
Il noûs, l’occhio dell’anima degli antichi saggi, è penetrato nello sfondo metafisico unificante e ne ha colto l’essenza nei Rig Veda. Essenza che oggi è descritta in altro modo da una fisica che si avvicina sempre più alla metafisica.
La cosiddetta IA è capace di questo sguardo dell’anima? Avremo mai una Computistica Accelerata, detta anche Intelligenza Artificiale che è capace di esercitare il noûs?
Seguiamo il grecista Angelo Tonelli, il quale ci dice che la conoscenza-consapevolezza: il máthos, procede dal páthos, che è “l’apertura massima del compasso esperienziale”. [6]
La conoscenza è, dunque, prima di tutto esperienza e nell’esperienza interviene il tymos, l’anima emozionale.
L’essere umano procede nella sua esperienza utilizzando anche quel tymos che è associato con il sangue e il respiro e che risiede nel petto.
Tymos deriva da una radice indoeuropea *dheu-/dhue-, da cui deriva a sua volta il sanscrito dhūma-h dal significato di fumo.
Il respiro caldo che contiene vapore acqueo è il risultato dell’interazione dell’essere umano con l’ambiente, con il quale scambia entropia al fine di garantire la propria omeostasi.
La conoscenza umana, pertanto, prevede un corpo che esercita il páthos e si rapporta con l’ambiente con il tymos. Inoltre la conoscenza dell’essere umano è capace di noûs, di uno sguardo interiore che può accedere allo sfondo metafisico unificante le cose stesse.
Questo sguardo interiore è l’intelligenza umana che si connette con l’intelligenza del Tutto; è capacità di intus legere e di inter legere.
Cosa ha a che fare la Computistica Accelerata, impropriamente chiamata Intelligenza Artificiale con lo sguardo interiore, con l’intus legere e che l’inter legere?
Come può un algoritmo che agisce in un contesto non umano, non fatto di carne ed ossa, esercitare il páthos e avvalersi dell’emozionale tymos?
C’è un aspetto in questa riflessione che si avvale più di domande che di affermazioni, come è giusto che sia in un campo di indagine così complesso. L’aspetto è che scienziati e filosofi, i due Tonelli, il sempre interessante Carlo Rovelli, si confrontano e dialogano, intrecciando i fili della fisica e della metafisica, che presuppongono dubbio e ricerca, mentre i tecnologi ci propongono soluzioni ingegneristiche computazionali spacciandole per “intelligenza”.
La grande truffa semantica è tutta qui: nel nome. L’estrema abilità computazionale non è intelligenza. Chi la chiama intelligenza mente.
Tra gli scienziati che si sono relazionati con la filosofia, pioniere nell’intreccio dei fili tra fisica e metafisica, c’è Fritjof Capra, il quale scrive: “La questione sarà quindi la seguente: può esistere una scienza che non si fondi esclusivamente sulla misurazione? Una comprensione della realtà che includa qualità ed esperienza e possa nondimeno essere definita scientifica? Io credo che una tale comprensione sia, in effetti, possibile. La scienza, a mio giudizio, non deve essere ristretta necessariamente a misurazioni ed analisi quantitative. Io sono pronto a considerare scientifico ogni approccio a una conoscenza scientifica che soddisfi due condizioni: che la conoscenza sia fondata per intero su osservazioni sistematiche, e che sia espressa in funzione di modelli coerenti ma limitati e approssimati. Queste richieste – la base empirica e il processo della creazione dei modelli – rappresentano per me i due elementi essenziali del metodo scientifico. Altri aspetti, come la quantificazione o l’uso della matematica, sono spesso desiderabili, ma non cruciali…. Il processo della creazione dei modelli consiste nella formazione di una rete logicamente coerente di concetti per interconnettere tra di loro i dati osservati…Una vera scienza della coscienza si occuperà di qualità più che di quantità e si fonderà su un’esperienza condivisa, più che su misurazioni verificabili”.[7]
In rapporto a questa metodologia, molte esperienze potrebbero avere varie origini non quantificabili o matematizzabili.
Una di queste è ascrivibile all’orizzonte psicologico, secondo un approccio di tipo junghiano, attinente, pertanto, al concetto di inconscio collettivo e al concetto di sincronicità, applicabile alle connessioni acasuali fra immagini simboliche (nel mondo interno, psichico) ed eventi nella realtà esterna.
Le connessioni sincroniche sono esempi specifici di un “ordine acasuale” più generale della mente e della materia.
E’ interessante, a questo proposito, la distinzione di F.Capra tra connessioni casuali (o locali) e connessioni acasuali (o non locali) in fisica.
Molti dei fatti accaduti possono rientrare nella categoria delle esperienze transpersonali,[8] implicanti un’espansione della coscienza al di là dei confini convenzionali dell’organismo e, corrispondentemente, un senso di identità più ampio.
“All’estremità dello spettro della coscienza – scrive Capra -, le bande traspersonali si fondono nel livello della Mente, come lo chiama Wilber. E’ questo il livello della coscienza cosmica, al quale ci si identifica con l’intero universo. Si può percepire la realtà ultima a qualsiasi livello transpersonale, ma si diventa questa realtà solo al livello della Mente”.[9]
“Pare – scrive ancora F.Capra – che le esperienze transpersonali offrano percezioni profonde sulla natura e sulla rilevanza della dimensione spirituale della coscienza. Come la psicodinamica e le esperienze perinatali, esse tendono a presentarsi in raggruppamenti tematici, ma la loro organizzazione si presta molto meno a essere descritta in un linguaggio fattuale, come hanno sottolineato Jung e numerosi mistici, poiché la base logica del nostro linguaggio è messa a dura prova da tali esperienze. In particolare, le esperienze transpersonali possono implicare i cosiddetti fenomeni paranormali, o psichici, che sono notoriamente difficili da trattare all’interno della cornice e dell’analisi scientifica. Pare in effetti che fra fenomeni psichici e metodo scientifico ci sia un rapporto complementare. I fenomeni psichici sembrano manifestarsi in tutta la loro forza solo all’interno della cornice del pensiero analitico, e diminuire progressivamente man mano che la loro osservazione e le loro analisi diventano più scientifiche”. [10]
Tutto questo cosa ha a che fare con la Computistica Accelerata, la quale, con il nome di Intelligenza Artificiale ci viene contrabbandata come capace di intendere e di fornire risposte a domande in modo asettico e oggettivo e, conseguentemente, “scientifico”.
Alfred Tomatis, pioniere nel campo delle scienze cognitive, sostiene che esistono “dei territori in cui la nostra percezione funziona su altre lunghezze d’onda, ad esempio l’intuito, i fenomeni parapsicologici, telepatici o profetici. Ancora una volta però, una tale disposizione esige una rinuncia a qualsiasi potere. Presuppone l’abbandono di ogni pretesa di azione personale”.[11]
La Mente, scrive ancora Capra, “è immanente non solo al corpo, ma anche alle vie e ai messaggi fuori dal corpo. Ci sono manifestazioni più ampie della Mente di cui la nostra mente singola è solo un sottosistema. …. Il fatto che il mondo vivente sia organizzato in strutture pluralistiche significa che ci sono anche livelli mentali. … Nell’ordine stratificato della natura, la mente degli individui umani è inserita nella mente più vasta di sistemi sociali ed ecologici; integrata a sua volta nel sistema mentale planetario, la mente di Gaia, la quale deve partecipare a qualche sorta di mente universale o cosmica. La cornice concettuale del nuovo approccio sistemico non viene limitata in alcun modo associando questa mente cosmica all’idea tradizionale di Dio. Per usare le parole di Jantsch: “Dio non è il creatore, ma la mente dell’universo”. In questa visione la divinità non è, ovviamente, né maschio né femmina, né si manifesta in alcuna forma personale, ma rappresenta ciò nonostante niente di meno che la dinamica auto-organizzantesi dell’intero cosmo…Inoltre la nuova concezione della percezione offusca anche la distinzione convenzionale fra la percezione sensoriale e la percezione extrasensoriale – un altro vestigio del pensiero cartesiano – dimostrando che ogni percezione è, in qualche misura, extrasensoriale”. [12]
Come collochiamo la Computistica Accelerata, alias Intelligenza Artificiale, in questo vasto orizzonte dove scienziati e filosofi dialogano intrecciando i fili della fisica e della metafisica?
Termino con un fuori tema che, tuttavia, a ben guardare sta nel tema.
Un amico, a proposito del mio articolo di ieri (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/cultura/16683-massoneria-club-service-o-serbatoio-di-pensiero.html) , dove criticavo le affermazioni transumaniste che intendono conquistare l’eternità dell’essere umano qui e ora, con il suo corpo e in questo universo, mi scrive: “Se continuiamo a credere in Dio, perché non dovremmo credere di diventarlo un domani?! Io sono ateo, ma credere in Dio è lo stesso che credere nell’Uomo(Dio)”.
Caro amico, lo spazio-tempo è nato assieme all’energia-materia da un’inflazione quantica e l’universo nel quale abitiamo e del quale siamo parte soggiace alla legge di entropia. Pensare di eternarsi con il corpo materiale è pura follia. Ognuno è libero di pensare a un Dio creatore o no, ma un dato è certo: se vogliamo pensare ad una nostra possibile eternità, dobbiamo uscire dal quaternio spazio-tempo/energia-materia e pensare a stati dell’essere non spazio temporali e non energetico materiali; stati che non sono di questo universo. Per accedere alla possibilità che esistano stati di questo genere dobbiamo, per ora, in attesa che la fisica ci sveli qualcosa in più di quel vuoto dal quale è uscito, per un’asimmetria inflattiva, l’universo, usare lo sguardo interiore, quell’intuizione che ha fatto scrivere ai saggi vedici quel meraviglioso inno che ora possiamo comprendere anche con i parametri della fisica quantistica.
[1] Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi
[2] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli
[3] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli
[4] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli
[5] Guido Tonelli, Tempo, Il sogno di uccidere Chrónos, Feltrinelli
[6] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli
[7] F.Capra – Il punto di svolta – UE Feltrinelli – pag.310
[8] F.Capra – Il punto di svolta – UE Feltrinelli – pag.306
[9] F.Capra – Il punto di svolta – UE Feltrinelli – pag.306
[10] F.Capra – Il punto di svolta – UE Feltrinelli – pag.309
[11] Alfred Tomatis, Ascoltare l’universo-Dal big bang a Mozart, Baldini e Castoldi.
[12] F.Capra – Il punto di svolta – UE Feltrinelli – pag.245





