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SICUREZZA STRADALE E DINTORNI

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di Ugo Busatti

Quello della sicurezza stradale é un tema difficile da trattare. Anche da un punto di vista di poter identificare cosa sia giusto o meno.
La strada intrapresa dallo Stato é la seguente: fare multe astronomiche per comportamenti obiettivamente pericolosi, e accompagnare queste multe alla sospensione o al ritiro della patente.
La mia riflessione parte da considerazioni intuitive: la sicurezza sulle strade passa per tre elementi base.
Il primo, totalmente disatteso dallo Stato, la situazione delle strade. Piene di buche, con asfalto non drenante in caso di pioggia, con segnalazioni inadeguate non solo per limiti idioti e impossibili da rispettare, ma anche per guard rail vecchi, non visibili di notte, e corsie poco evidenziate dalle strisce a terra.
Il secondo, la maleducazione dei guidatori e la incapacitá di comportarsi da persone civili.
Terzo, la individuazione di quelli che sono i comportamenti piú pericolosi riguardo i quali prendere provvedimenti.
Il primo é totalmente a carico dello Stato e non ci sono scuse. la mancanza ormai cronica di interventi é giustificata dalla solita mancanza di fondi. Ma tale giustificazione non vale nulla. O si fa, o non si fa. E sembra che non si voglia fare.
Il secondo é purtroppo il piú difficile da gestire. Io vivo fuori dai confini nazionali, e nei Paesi sviluppati non ho mani visto guidare come in Italia. É un fatto di civiltá. Speriamo che anche da noi prima o poi si capisca. Ma non la si puó imporre per legge.
Il terzo, é dove lo Stato si sbizzarrisce per fare cassa senza doversi responsabilizzare sui primi due. Individuare comportamenti pericolosi, multarli in modo esagerato nella speranza di “educare” i cittadini, e voltarsi dall’altra parte per non fare il resto.
Guidare ubriachi o drogati, usare il telefono non per parlare ma magari per scrivere messaggi, passare col rosso, etc, sono sicuramente comportamenti pericolosi. E vanno attenzionati.
Ma accompagnare le multe stratosferiche con la sospensione o il ritiro della patente, ha un senso? Perché qui non é in gioco una sanzione, ma il lavoro delle persone. In uno Stato dove i trasporti pubblici per la maggior parte dei casi sono manchevoli, e dove la gente é costretta a guidare per poter lavorare, che fanno se si trovano la patente sospesa? Restano a casa? Ci sará nei contratti di lavoro collettivi che una assenza dal lavoro per due settimane, o tre mesi, causati dal ritiro della patente, non potrá essere causa di licenziamento? E se uno lavora in campagna? O fa il commesso viaggiatore? O qualunque altra situazione dove l’uso dell’auto é indispensabile per lavorare?
Alla luce di quanto sopra, ritengo che ritirare o sospendere la patente, dovrebbe essere una ipotesi da contemplare solo in caso di incidente. E per tutte le altre situazioni, soprattutto l’uso di alcool, si dovrebbe rendere obbligatorio l’uso della misurazione del tasso alcolico prima di avviare il motore.
Resta il fatto che ancora una volta questo Stato, che spesso appare nemico, legifera senza pensare alle conseguenze di quanto decide, e pensando solo a come fare cassa.
 

Autore

  • Redazione

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