Home Opinioni DEBITO PUBBLICO ALL’INFINITO

DEBITO PUBBLICO ALL’INFINITO

0

di Gianvito Caldararo

L’Italia è stato il Paese che ha avuto il debito pubblico sin dalla sua unificazione. Dal 1861 al 1870 il rapporto debito/Pil passò dal 45% al 96% mentre nei tre anni successivi si verificò una diminuzione di tale rapporto attestatosi intorno al 70%, ma dal 1874 si verificò una nuova impennata che portò il rapporto debito/Pil nel 1876 al 95%. Quindi, l’Italia è stato sempre un Paese indebitato e mai nessun governo si è mai posto l’obiettivo di puntare al suo rientro o quanto meno su un rapporto sostenibile. Il debito pubblico italiano al 2023 si attesta su ben 2.863 miliardi di euro con un aumento del 3,8% rispetto a 2.758 miliardi di euro del 2022, ovvero con un aumento annuo di 105 miliardi di euro e le prospettive future non sono rosee.

Una montagna di debito di tale entità brucia risorse annue per interessi passivi di oltre 70 miliardi di euro, con la prospettiva futura di raggiungere i 100 miliardi di euro in relazione all’aumento del debito e dei tassi di interesse, Risorse che vengono sottratte alle spese di investimento e al miglioramento dei servizi ed in modo particolare ai settori come la sanità, il dissesto idrogeologico, le strutture scolastiche e le infrastrutture. Una rigorosa disamina della situazione debitoria dell’Italia è affrontata dalla economista Veronica De Romanis, formatasi all’Università “La Sapienza ” di Roma e alla Columbia University di New York e attualmente docente alla Luiss di Roma e alla Stanford University di Firenze. Con il suo nuovo libro dal titolo ” Pasto Gratis “, dimostra in maniera impietosa che qualcuno alla fine tale debito dovrà pagarlo e tale onere graverà sulle nuove generazioni.

Per l’economista Veronica De Romanis la spesa pubblica ” è una droga sintetica della politica economica “. Nel libro viene citata la nota frase di Giuseppe Conte, artefice da capo del Governo del famoso Superbonus del 110%, quando disse: ” Il tutto, lo sapete, lo state facendo gratuitamente “. E quando giunse al Governo Draghi, il neoministro all’economia Daniele Franco, definì tale Superbonus ” la più grande truffa dell’Italia repubblicana “, salvo poi prorogare tale misura per non perdere il voto dei grillini a sostegno del Governo Draghi. Anche per quanto riguarda le risorse del PNRR, la De Romanis mette in evidenza che buona parte di tali risorse dovranno essere restituite e che parlare di successo o di premi è davvero inopportuno.

Ma nel rigoroso esame di quella che viene definita ” la finanza allegra “, non manca il riferimento agli 80 euro del Governo Renzi, alla quota 100 del Governo Conte 1, misura rivendicata dalla Lega di Salvini, il Reddito di cittadinanza del Governo Conte, con la famosa frase del ministro Di Maio ” abbiamo abolito la povertà “. Ma è anche il Governo del quale faceva parte il ministro alla sanità Roberto Speranza, che arriverà a sostenere che ” la spesa sanitaria non è una spesa pubblica “. Sono tutte perle di ministri rivelatesi inadeguati e non all’altezza del compito affidatogli. Artefici di misure e provvedimenti che aumentano in maniera spropositata la spesa pubblica, senza le dovute coperture, ma che servono a conquistare il facile consenso elettorale.

“Dal 2015 al 2020 – scrive De Romanis – l’85% delle clausole è stato finanziato con maggiore indebitamento”. Come pure, non manca di ricordare di come il Governo Conte, aveva promesso una incisiva “Spending Review” di 30 miliardi di euro per compensare le uscite riguardanti il Reddito di Cittadinanza e quota 100. Una “Spending Review” rimasta come la solita promessa e un lavoro inutilizzato del bravo economista Carlo Cottarelli.

Rientra nel costume tipico di ogni governo annunciare nuove tasse e utilizzare gli introiti stimati e mai conseguiti in maniera adeguata. Ora si spera che l’allarme lanciato dalla economista Veronica De Romanis venga accolto, anche se il Governo Meloni, per la difficile situazione finanziaria ereditata dovrà rinunciare a molte promesse fatte in campagna elettorale. La verità è che il nostro debito pubblico è detenuto per circa il 27 per cento da istituzioni estere e solo l’11 per cento è nelle mani dei risparmiatori italiani e la restante parte è sottoscritta dalla BCE e dalle banche italiane. Ed è proprio quel 27 per cento che comporta un rischio non trascurabile, che impone ad ogni Governo a salvaguardare una certa credibilità e sostenibilità di tale ingente debito pubblico. In realtà la lotta all’evasione fiscale non sarà mai sufficiente, se non si metterà mano ad una seria e rigorosa gestione della spesa pubblica e porre fine ai tanti ” pasti gratis ” ovvero bonus di ogni specie e direzione.  

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui