
L’eurodeputato socialista lo a detto prima che iniziasse il congresso del Pse al centro congressi La Nuvola di Roma: «Siamo a un passo da perdere contro la Russia. L’Europa deve passare subito a un’economia di guerra ».
I socialisti europei ammalati di fabianesimo, riuniti a Roma per il teatrino degli illusionisti, dopo aver sostenuto a spada tratta tutto il green possibile, ora sposano a spada tratta l’economia di guerra.
Dietro le quinte del centro congressi La Nuvola a Roma c’è sempre la cupola finanziaria, quella che ha reclutato i socialisti europei dopo l’abbandono della Mitbestimmung e delle regole di Bad Godesberg e dopo che hanno assunto come linea politica tutta la paccottiglia ideologica proveniente dall’ala estrema del Partito democratico americano, front office della finanza internazionale.
Con Timmermans al comando della flotta green, i socialisti hanno tentato e tentano di impoverirci, metterci in crisi riguardo alle case e alle automobili, perché, come recitano a Davos, se sei nullatenente sei felice.
Ora, visto che la religione green comincia ad essere a secco di adepti e sta per essere abbandonata dalla finanza che l’ha inventata, i socialisti, con un inossidabile trasformismo, si presentano come i paladini del riarmo contro il perfido Putin che sicuramente ci invaderà.
Fatto sta che il riarmo inciderà sul Pil, cosicché sarà massacrato ulteriormente il welfare, che è stato uno dei portati della socialdemocrazia quando era una cosa seria.
Inoltre, visto che è già stato annunciato che lo sforzo economico che ci aspetta non sarà sostenibile solo con la finanza pubblica, dovremo aprire il portafogli, mettendo a disposizione i risparmi privati. Un’idea simile l’ha avuta qualche anno fa un socialista come Giuliano Amato, che ha intaccato nottetempo i conti correnti privati, ma il caposcuola rimane il socialista Benito Mussolini, il quale, da fascista, ha chiesto l’oro per la Patria.
Qui l’oro è per la finanza, che ha deciso che se non va il green, vanno i cannoni. Business is business e i socialisti si adeguano.
Nel mercatino delle illusioni il lussemburghese Nicolas Schmit, candidato socialista a guidare la Commissione, ha esaltato il “grande risultato in Sardegna” e ha detto. “Grazie al Pd e a Elly! Grazie Elly, hai tutta la mia stima e il mio sostegno! Cara Elly, è vero: il vento sta cambiando, il vento sta cambiando. Andiamo a vincere queste elezioni”.
Nicolas Schmit, attualmente commissario al Lavoro, ha ricevuto i cuoricini da Elly. La segretaria del Pd, dalla prima fila, infatti, gli ha risposto facendo con le mani il gesto del cuore e dicendogli “Bravo, bravo”.
Piccolo particolare. Nelle elezioni in Sardegna, dove ha vinto la candidata 5 Stelle della coalizione di sinistra, grazie al voto disgiunto, in totale il centrosinistra ha ottenuto 290.318 voti, pari al 42,6%, mentre il centrodestra 333.050, che equivale al 48,8%.
Il voto disgiunto ha molto penalizzato il candidato presidente Paolo Truzzu (FdI), che con 327.695 voti ha raggiunto il 45%. Il 3,8 per cento di voti non è poca cosa.
Candidato sbagliato? Chiaramente si.
Tuttavia, se si fanno i conti con i voti, una proiezione della Sardegna su scala nazionale e, meglio ancora, in relazione con le elezioni europee, non fa che confermare una prevalenza netta del Centrodestra.
Sta cambiando il vento? Quello in poppa, per ora, è di centrodestra.
Elly Schlein, nel concludere la sceneggiata romana, ha detto: “Quando abbiamo iniziato a lavorare per questo congresso, vi chiamavamo qui per portarci speranza: è fondamentale sapere di non essere soli nella lotta all’estrema destra. Viviamo in 27 Paesi ma lottiamo per gli stessi valori e per il futuro dell’Europa. Restiamo uniti ogni giorno per scelta. Ci battiamo per lavoro, case, uguaglianza di genere e diritti umani. Ma siete qui per portare speranze. Speriamo di portare anche noi speranza con la vittoria in Sardegna. Ringrazio Alessandra Todde e tutti i partiti della coalizione che si sono battuti per vincere. Vediamo una finestra di cambiamento che comincia ad aprirsi e presto si voterà anche in Abruzzo e da qui voglio dare tutto il mio sostegno a Luciano D’Amico” ha scandito dal palco della Nuvola la segretaria del Pd.
“Grazie di questi giorni appassionanti di lavoro comune, per me e per il Pd è un onore avere ospitato il congresso del Pse. Abbiamo amiche e amici in tutta Europa. Lottiamo le stesse battaglie, condividiamo i valori del futuro e dell’Europa. Siamo una famiglia vera – ha aggiunto la Schlein – stiamo insieme perché vogliamo e non per convenienza” prosegue la leader dem”.
Ricordando, poi, che quella che si annuncia “sarà una campagna elettorale cruciale per il destino del nostro Continente”, Elly Schlein ricorda che “in questa Ue noi siamo la voce che non teme di sottolineare le mancanze, gli errori e i limiti degli ultimi anni. È il momento di batterci per l’Europa che vogliamo, un’Europa sociale, per i molti e non per i pochi. Vogliamo un’Europa per i lavoratori” scandisce la segretaria dei democratici.
Nel suo intervento, la leader dem tocca tutti i punti del dibattito politico attuale, dalle questioni interne all’Ucraina, dal Medio Oriente alle regole che l’Unione europea deve darsi per diventare meno rigida e al passo con i tempi: “Credo che a medio termine dobbiamo superare l’unanimità e rafforzare il Parlamento Ue o rivedremo succedere quello che rischiamo di vedere col veto di Orban circa il sostegno all’Ucraina” scandisce dal palco Schlein. Un sostegno, quello a Kiev, che dev’essere dato “con ogni mezzo necessario, ma questo non significa e non comprende l’invio di truppe di terra, questo deve essere chiaro”.
Parlando dell’altro fronte caldo di guerra, il Medioriente, la segretaria del Partito democratico si dice a favore di “una conferenza di pace: quello che accade a Gaza è inaccettabile. Nessuno si è dimenticato della strage del 7 ottobre; ma quella brutalità non giustifica la brutalità contro i civili. Chiediamo una forte iniziativa europea per una soluzione a due Stati”.
Passando ai temi più interni, la padrona di casa chiede di “porre fine all’esternalizzazione delle nostre frontiere, serve solidarietà, serve un sistema condiviso dell’accoglienza. A Orban va detto che non può avere solo i benefici dell’Unione senza condividerne le responsabilità. Dobbiamo garantire canali di ingresso sicuri e legali e serve una missione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”.
Prosegue, poi, Elly Schlein auspicando “un bilancio più forte e più investimenti comuni: dopo la pandemia, l’Europa s’è risvegliata con la sospensione del Patto e il Pnnr. Non sono cose venute dal nulla. Voglio ringraziare Paolo Gentiloni e il gruppo S&D per aver avvicinato l’Europa ai cittadini. Ora dobbiamo evitare che questa porta si chiuda di nuovo, non vogliamo che torni l’austerità”.
Dopo aver recitato l’intera litania del già sentito, eccoci giunti allo stravolgimento della realtà.
“La destra – ha detto la Schlein – qui ha tagliato il welfare, ha negato diritti dei figli delle coppie Lgbt. Meloni ha detto ai contadini: Vi abbiamo sempre protetto dalle decisioni dell’Ue; ma gli agricoltori dopo 9 mesi aspettano ancora di ricevere i rimborsi per le alluvioni” attacca Schlein. E prosegue: “Meloni e Salvini hanno portato in Italia gli amici di Putin. Noi invece portiamo in Italia gli amici dell’Italia e dell’Europa”, dice rivolgendosi ai leader socialdemocratici che la ascoltano in platea.
Considerato che Giorgia Meloni è un’atlantista inossidabile, fin troppo allineata con l’Ucraina e assolutamente chiara nel contrastare Putin, dove siano gli amici di Putin no è dato da vedere.
E chiede: “Non possiamo lasciare l’internazionalismo ai nazionalisti. Cercano sempre un nuovo nemico: i migranti, le donne, i giudici, le Ong, i gay”. Noi, invece, scandisce Schlein “vogliamo un’Europa che difenda i diritti di tutti. Voglio spendere alcune parole per Ilaria Salis: i cittadini europei sono rimasti scioccati nel vederla in catene”. In tema di diritti, un riferimento alla violenza di genere per chiedere che lo stupro diventi un reato comunitario: “Dobbiamo lottare contro la violenza di genere, non dobbiamo smettere di lottare per affermare che lo stupro è un reato comunitario e che la vita sessuale deve avvenire solo sulla base di un esplicito consenso, questa battaglia non possiamo metterla da parte”.
La commedia finisce cum grano Salis.
Dall’insieme di tutta questa bella commedia dei sedicenti di sinistra, una cosa si capisce ed è chiara: la prossima puntata è l’attacco ai risparmi.
Green per green, vogliono metterci al verde il portafogli.





