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LE ASPETTATIVE DEI CITTADINI

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di Sergio Restelli

Le aspettative dei cittadini per una società più uguale, libera e giusta, un dilemma cruciale. Ma anche una sfida per la soddisfazione dei cittadini. La relazione tra cittadini e istituzioni costituisce, da un lato, l’effetto di processi storico-culturali di lunga durata, nel caso italiano hanno contato una «modernizzazione incompiuta» e il processo di costruzione dello Stato-nazione dall’altro lato, rappresenta condizioni suscettibili all’agire delle istituzioni con efficienza ed efficacia. Si pensi a tutta la fase di Tangentopoli e a ciò che ha comportato in termini di discredito della classe politica tra i cittadini.

Le democrazie avanzate sono sempre più colpite dal problema di rispondere alle esigenze dei cittadini attraverso decisioni e politiche pubbliche che riflettono le loro preferenze: la sfida che devono affrontare riguarda proprio la loro capacità di coniugare rendimento e sostegno da parte dei cittadini. Una delle conseguenze più evidenti è la crescita di atteggiamenti di critica, delusione e disaffezione verso la democrazia. Ma le forme attraverso le quali i cittadini esprimono il loro dissenso variano: possono sfociare in una partecipazione o in una non partecipazione. D’altra parte, questo vento di critica e protesta che caratterizza le democrazie avanzate può essere compreso come una frustrazione dei cittadini verso il governo e la sua performance» dando spazio quindi a forme di astensionismo e a proposte politiche di protesta che seducono gli elettori sfruttando un contesto di critica verso i partiti e il governo, più accentuato nel caso italiano data la presenza di una profonda insoddisfazione della società e di una crisi dei partiti.

In tal senso si possono evidenziare alcuni fenomeni che indicano come la sfiducia nelle istituzioni si sia tradotta in specifiche forme comportamentali di insoddisfazione:

  • la diminuzione della partecipazione politica tradizionale, sia l’affluenza alle urne che l’iscrizione ai partiti;
  • la crescita di forme di partecipazione di protesta sia a livello elettorale (attraverso il voto a partiti di protesta e il voto inespresso) che nella piazza (attraverso l’utilizzo di forme non convenzionali di partecipazione);
  • l’instabilità del comportamento di voto presente nella disponibilità degli elettori a cambiare il proprio voto da un’elezione ad un’altra (volatilità elettorale).

Senza approfondire ognuno di questi aspetti che meriterebbero una trattazione a sé vi è un nesso tra essi che richiama la crisi di mediazione dei partiti. Al progressivo avvicinamento dei partiti alle istituzioni ha corrisposto un loro allontanamento dalla società civile: essi mantengono la loro funzione di selezione del personale politico ma appaiono deficitari nella loro funzione identificante e socializzante non occupandosi dell’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza delle domande sociali

D’altra parte, tutte le democrazie per poter funzionare devono mantenere il giusto bilanciamento tra democrazia ed efficienza, usando le parole tra le decisioni prese ed implementate e gli impliciti o espliciti bisogni dei cittadini. Ciò implica una responsività sia ex ante, una capacità da parte del governo a individuare le questioni considerate dai cittadini come salienti, a fronte di una difficoltà sempre maggiore da parte delle agenzie preposte a conoscere cosa i cittadini vogliono, sia ex post (potremmo parlare al riguardo di responsabilità), che si deve confrontare con un ridotto spazio di manovra dei governi nazionali dovuto a condizionamenti in parte interni, ereditati dai precedenti governi, e in parte esterni per la presenza di centri decisionali sovranazionali. Questo significa che non solo le domande dei cittadini non sono comprese, perché i partiti e i gruppi di interesse non fungono più da raccoglitori della domanda, ma che anche i governi non sono nella posizione per poter rispondere in modo efficace. Le democrazie sono oggi dei regimi a scelte limitate. Ciò è tanto più vero in un periodo di crisi economica. In molti paesi quali Spagna, Francia, Portogallo, Grecia gli esiti della crisi hanno prodotto ondate di protesta verso le politiche di austerità intraprese per rispondere alla crescita vertiginosa del debito pubblico. D’altra parte, i tagli nella spesa sociale hanno avuto un effetto devastante sulla popolarità dei governi in carica che hanno subito pesanti sconfitte elettorali. La risposta dell’Italia a questa crisi ha risentito ed è stata condizionata, in gran parte, dalla transizione senza stabilizzazione che ha caratterizzato l’ultimo ventennio. Il processo di costruzione dello Stato-nazione dall’altro lato, rappresenta condizioni suscettibili all’agire delle istituzioni con efficienza ed efficacia. Si pensi a tutta la fase di Tangentopoli e a ciò che ha comportato in termini di discredito della classe politica tra i cittadini.

Situazioni come queste rappresentano le difficoltà delle democrazie in quanto «governo per il popolo». Del resto, i regimi democratici riescono con molta difficoltà a inserire considerazioni di lungo periodo nel loro funzionamento» a causa dei ritmi elettorali a cui devono sottostare e la preferenza per il presente è più elettoralmente remunerativa, al contrario «il lungo periodo è non partigiano e non particolare”. Le chiavi di lettura per leggere il fenomeno dell’insoddisfazione ci permettono di fare alcune puntualizzazioni sui circoli causali che determinano la formazione di atteggiamenti del genere. Innanzitutto, dobbiamo distinguere tra fattori di breve periodo che determinano fluttuazioni nel clima di opinione e macro-processi che cristallizzano certi trend, come nel caso italiano. Ma anche tra fattori di tipo strutturale, quando il circuito istituzionale offre ai cittadini poche opportunità di incidere nelle decisioni, e di tipo comportamentale, lo stile e le modalità di esercitare il potere da parte delle élite. Tuttavia, è anche importante sottolineare come l’insoddisfazione sia uno spettro che aleggia sempre proprio ad indicare che in una democrazia reale è impossibile che tutti i cittadini siano soddisfatti del funzionamento delle sue istituzioni, perché esisteranno aspettative non realizzate e risorse scarse da allocare nei diversi ambiti per rispondere alle esigenze di tutti. Ma se è così, la prospettiva per cui la democrazia deve dimostrare di risolvere i problemi della governance e di soddisfare le aspettative dei cittadini per una società più uguale, libera e giusta, finisce per costituire un dilemma cruciale. Ma anche una sfida per la soddisfazione dei cittadini.

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  • Redazione

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