
di Franco Torchia
Era chiaro sin dall’inizio!
Aleksej Navalnj lo aveva messo nel conto quando, pur essendo libero in Germania, ha preferito tornare nella sua patria in Russia sperando di poter stimolare l’opposizione a Putin.
Sapeva di non poter sfuggire alla vendetta dell’ex funzionario del KGB, ma nel 2020 ha scelto di essere processato a Mosca.
Il blogger e attivista politico liberale é morto in carcere all’età di 48 anni.
Anche lui come tutti gli altri oppositori al regime, dalla giornalista Anna Politkovskaja, ad Aleksandr Valterovic entrambi assassinati nel 2006, dal politico Boris Nemcov assassinato nel 2015 a tante altre persone morte in circostanze misteriose, ha sperato di poter mettere in crisi il poter di Vladimir.
Inutilmente !
Il dittatore russo si è ulteriormente rafforzato all’interno del Cremlino ed ha addirittura eliminato anche i suoi fedelissimi che non erano d’accordo sull’invasione dell’Ucraina.
Vorrei domandare a tutti quelli che giustamente si scandalizzano e protestano a tutela dei diritti umani di persone che sono in carcere perché a loro volta si sono macchiati di reati contro altre persone se hanno intenzione di scendere in piazza contro il regime di Putin.
Ma sappiamo che non succederà perché, purtroppo in questo Paese, giorno per giorno stanno aumentando gli estimatori del carnefice moscovita e sprizzano odio contro il presidente Ucraino che difende la propria terra dal nemico invasore ed ha alzato un muro ai confini dell’Europa per difendere anche la nostra libertà.





