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UGO INTINI, IL SOCIALISTA INNAMORATO DI NENNI

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di Gianvito Caldararo

E’ morto Ugo Intini: il socialista innamorato di Nenni. Ugo Intini, noto dirigente del PSI e stretto collaboratore di Craxi, aderì al Partito Socialista Italiano perché ammirava il grande leader socialista Pietro Nenni. E proprio sulla rivista fondata da Nenni “Mondoperaio” ha pubblicato un interessante articolo dal titolo ” Memoria storica e Palestina. Pesa l’assenza dei socialisti, che si erano avvicinati alla pace “. E’ un lungo e ricco articolo sulle vicende di Israele e dei Palestinesi, evidenziando il solenne intervento al Bundestag del cancelliere tedesco Scholz, il quale ha detto ” che per effetto della sua storia la Germania sarà sempre e comunque a fianco di Israele “. Come pure la presidente della Commissione europea, Von der Leyen, per la stessa ragione, sta sempre un passo avanti rispetto agli altri nel pieno appoggio per Tel Aviv. Giusto. È anche nobile, sottolinea Intini, ” perché Scholz e la Von del Leyen si assumono il peso di una colpa che non hanno, di una infamia perpetrata dal regime nazista che i loro partiti fondatori, dal socialista Brandt al democristiano Adenauer, hanno combattuto con coerenza. La nostra premier Meloni, afferma sempre Intini, appoggia Israele e di tanto non c’è da stupirsene, perché il peso della storia è per il suo partito opprimente e la riguarda più da vicino. Soltanto la giovane età la salva dall’ essere coinvolta nella tradizione razzista e antisemita della destra italiana. Ma non si salvano i dirigenti più stagionati. A proposito di ” terrorismo” , Intini sostiene che è ” un altro concetto che richiede memoria storica “. Hamas lo ha spinto a livelli di orrore e di efferatezza mai visti. Per questo giustamente a mio parere, sostiene Intini, ” si deve puntare alla sua completa distruzione “. Ma di terroristi trasformatisi in interlocutori e protagonisti politici, il Medio Oriente non manca. I primi ministri conservatori del partito Likud, Begin e Shamir ( maestri di Netaniahu ) erano terroristi, la loro organizzazione militare “Irgun” si distingueva da quella dei socialisti “Haganah” proprio perché praticava il terrorismo , con pulizia etnica. Terrorista è stata anche l’OLP, con assassini, attentati, dirottamenti di aerei e sequestri. E per decenni ha rifiutato l’esistenza dello Stato di Israele, anche se non ha mai raggiunto i livelli di fanatismo di Hamas. E a proposito dell’OLP, Intini ricorda di come è stato proprio Craxi che abbia enormemente contribuito alla svolta moderata dell’OLP di Arafat. A sostegno di tale tesi, Intini ricorda l’incontro tra Craxi e il Segretario di Stato americano, George Shultz, il più stretto collaboratore del presidente Usa Reagan prima e di Bush padre poi. ” Craxi insisteva sulla necessità degli Stati Uniti trattassero direttamente con Arafat”, “Mai – replica Shultz – è un terrorista”. Ce ne andammo dopo un pranzo con lui e i suoi collaboratori nel suo ufficio. “Mentre percorrevamo – scrive Intini – il lungo corridoio del Dipartimento di Stato, ricordo i passi di qualcuno che ci raggiungeva correndo. Era il sottosegretario per il Medio Oriente, presente al nostro incontro. “Ho convinto Shultz – disse a Craxi – avvii pure con cautela i contatti per organizzare con Arafat un incontro riservato a Tunisi“. Cos’è stato e così è iniziato il rapporto che ha consentito nel settembre del 1993 a Cap David la ratifica dei famosi accordi tra il Primo ministri israeliano Rabin e Arafat (entrambi appartenenti all’internazionale socialista), benedetti dal presidente Usa Clinton. Accordi che portarono al premio Nobel per la pace a Rabin, Arafat e anche a Shimon Peres “. Con Craxi erano gli anni quando l’Italia si muoveva con autorità da ” facilitator “, cioè contribuiva concretamente ad una efficace mediazione. Intini, ricorda che notevole era la personalità e l’autorevolezza dei protagonisti di una volta, come ad esempio Shimon Peres, che pure era il padre della bomba atomica israeliana, ma non ha mai ammesso esplicitamente che Tel Aviv avesse un arsenale nucleare. Neppure ai francesi, che pure gli avevano procurato proprio loro quale ricompensa per l’appoggio nella guerra a Suez nel 1956. Si atteneva alla dottrina israeliana della ” amimut”, cioè opacità sull’argomento. Adesso clamorosamente contraddetta dalla sciagurata sortita di un ministro di Netanyahu, che ha prospettato l’uso dell’atomica a Gaza. Forse è tardi, ma una soluzione in Terrasanta è sempre possibile. Peres, quando venne a Roma per assistere alla partita di calcio, altamente simbolica, tra Israele e Palestina, nell’incontro con il presidente Ciampi, affermò: “Presidente sa qual è la differenza tra il calcio e la guerra? Nel calcio si vince senza uccidere. Nella guerra si uccide senza vincere”. Lo stesso pensiero che viene espresso da Papa Francesco.

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