
Israele ha preparato un piano che prevede l’evacuazione dei civili lungo la costa di Gaza e l’ha presentato all’Egitto.
Lo ha riferito il Wall Street Journal (Wsj) secondo cui il piano – in vista dell’annunciata operazione militare dell’esercito nel sud – individua 15 luoghi, con ognuno 25 mila tende, che vanno dalla punta sud di Gaza City fino a Moassi, a nord della città di Rafah.
A Rafah ci sono oltre un milione di palestinesi sfollati, a rischio di essere coinvolti nell’operazione militare.
Secondo fonti egiziane, citate dal Wsj, Israele stima che i costi dei campi – con strutture mediche – siano a carico di Usa e Paesi arabi.
Sul fronte delle trattative, secondo quanto scrive il Times of Israel, Israele e Hamas hanno fatto “progressi” per un accordo che porti ad un cessate il fuoco di 6 settimane e alla liberazione degli ostaggi a Gaza. Il quotidiano cita due fonti con conoscenza diretta dei colloqui in corso al Cairo. Secondo un esponente egiziano, i mediatori hanno raggiunto ciò che hanno descritto come un progresso “relativamente significativo” e che le parti ora si focalizzano sulla stesura di “una bozza finale” per un cessate il fuoco di 6 settimane con la garanzia di ulteriori negoziati per uno permanente.
A seguito della pressione degli Stati Uniti, ieri Israele ha inviato una delegazione al Cairo per colloqui su un quadro che prevede il rilascio degli ostaggi e una pausa prolungata.
Alti funzionari di Stati Uniti, Egitto e Qatar sono attesi nella capitale egiziana per riprendere i negoziati sull’accordo in tre fasi. Il quadro era stato delineato a Parigi il mese scorso dal direttore della CIA Bill Burns, dal suo omologo israeliano David Barnea del Mossad, dal primo ministro del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al Thani, che è anche ministro degli Esteri, e dal capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel.
Secondo quanto riferito, prevede una pausa umanitaria in tre fasi: con 35-40 ostaggi israeliani, tra cui donne, uomini di età superiore ai 60 anni e persone con gravi condizioni mediche, rilasciati durante la prima fase di sei settimane. I soldati israeliani e i corpi degli ostaggi uccisi verrebbero rilasciati nella seconda e terza fase. I dettagli riguardanti queste ultime fasi, così come il numero e l’identità dei prigionieri di sicurezza palestinesi che sarebbero stati rilasciati da Israele, sarebbero stati discussi nei successivi negoziati se entrambe le parti avessero accettato la proposta di Parigi. Altri rapporti presentavano versioni diverse del quadro, che non è stato pubblicato ufficialmente.
Israele ha esitato a inviare rappresentanti ai colloqui del Cairo questa settimana, dopo che Hamas ha offerto una controproposta che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito delirante.
Le richieste del gruppo terroristico palestinese includono un cessate il fuoco permanente, il ritiro delle truppe da Gaza, la ricostruzione dell’enclave e circa 1.500 prigionieri palestinesi, tra cui le menti del terrorismo, in cambio dei restanti ostaggi presi il 7 ottobre.
L’esercito israeliano, nel frattempo, come riferisce The Times of Israel, sta continuando le operazioni nella zona occidentale di Khan Yunis, la roccaforte di Hamas nel sud della Striscia di Gaza, a un passo da Rafah.
Lo ha fatto sapere il portavoce militare, secondo cui “sono stati uccisi oltre 30 terroristi” ed è stato “rafforzato il controllo dell’area con raid sulle infrastrutture terroriste, i cecchini e pattuglie” di Hamas. “Nella parte occidentale di Khan Yunis due terroristi hanno tentato di muoversi sotto la copertura della popolazione civile”, ha proseguito la stessa fonte aggiungendo che sono stati “eliminati”. “Questo è un altro esempio – ha detto – dell’uso sistematico di Hamas della popolazione civile usata come scudo umano”. I soldati hanno poi “distrutto due depositi di armi locati nelle residenze dei terroristi”. Oltre al sud, l’esercito ha operato anche nel centro della Striscia.
Ieri la Cina ha chiesto a Israele di fermare l’operazione militare a Rafah “il più presto possibile”. Lo afferma un portavoce del ministero degli Esteri in un comunicato. “La Cina… si oppone e condanna le azioni che danneggiano i civili e violano il diritto internazionale”, si legge nella nota. Pechino esorta Israele a “fermare le sue operazioni militari il prima possibile e fare ogni sforzo per evitare vittime civili innocenti.. .per prevenire un disastro umanitario più grave nella zona di Rafah”.
Anche la Russia vede “in modo estremamente negativo” un’operazione militare israeliana nella città di Rafah: a dirlo il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ripreso dalla Tass.
Da parte sua, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha osservato che “a questo punto la reazione di Israele è sproporzionata, ci sono troppe vittime che non hanno nulla a che fare con Hamas”. Ed ha chiesto allo stato ebraico di “evitare rappresaglie contro la popolazione civile palestinese”. Ma il ministro degli Esteri ha detto anche di non condividere le parole di Francesca Albanese: “l’attacco di Hamas è stato un attacco militare che puntava alla caccia all’ebreo e che ha avuto risvolti disumani con violenze e profanazioni di cadaveri, cose mai viste. Non è esatto quello che dice la signora Albanese e comprendo la reazione d’Israele. Davanti ad un conflitto bisogna essere prudenti”, ha riflettuto Tajani dopo il divieto di ingresso da parte di Israele alla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi, per le sue affermazioni sulle responsabilità del 7 ottobre.
Dal canto suo il ministro degli esteri israeliano, Israel Katz, in risposta al responsabile della politica estera della Ue, Josep Borrell, che ha chiesto di limitare la fornitura di armi a Israele, ha detto che “gli appelli per limitare la difesa di Israele rafforzano solo Hamas”. Katz ha ricordato che Israele aderisce “alle leggi internazionali di guerra e assicura il movimento sicuro dei civili a Gaza, a differenza di Hamas che lo impedisce”. “Israele – ha concluso – è determinato a smantellare Hamas”.





