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LA DEFENESTRAZIONE DI KIEV

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Valeri Zaluzhny, il ‘generale di ferro’, che ha guidato per quasi due anni l’esercito ucraino, dopo essere stato defenestrato nei giorni scorsi dal presidente Volodymyr Zelensky, è stato nominato ‘Eroe dell’Ucraina’.

Zelensky lo ha sostituito con quello che finora era il comandante delle Forze di Terra, Oleksandr Syrsky perché – ha spiegato – la strategia militare contro la Russia “deve cambiare e adattarsi”.

Adattarsi a cosa? Al fatto che non c’è verso di poter riconquistare le parti di territorio in mano russa e che la guerra è diventata una guerra di posizione e di frizione, con i russi che stanno rifilando i confini, in funzione di una possibile tregua alla coreana?

Dire che la strategia deve cambiare, significa che quella di prima era errata, ma a volerla non è stato Valeri Zaluzhny, che più volte ha denunciato le debolezze delle forze armate ucraine, ma proprio Zelensky, il quale più volte ha scavalcato la catena di comando per impartire ordini diretti.

Il comico improvvisatosi statista, in attesa di essere dichiarato eroe nazionale si è improvvisato stratega militare e, non è un caso, che ora affidi il comando a Oleksandr Syrsky.

Vediamo chi è e capiremo la strategia comunicativa di Kiev, che ben poco ha a che fare con la strategia militare.

La fama di ‘Eroe dell’Ucraina’ di Oleksandr Syrsky la si deve al successo nella difesa di Kiev nel febbraio del 2022, quando i suoi uomini riuscirono a bloccare il tentativo dei russi di prendere in pochi giorni la capitale.

Lo stratega che lo comandava era comunque Valeri Zaluzhny. E’ il caso di sottolinearlo.

Diventato capo delle forze di terra nel 2019, Syrsky ha combattuto la guerra nel Donbass tra i separatisti filorussi e le forze armate ucraine esplosa nel 2014, guadagnandosi l’appellativo di “Leopardo delle nevi”, ma, come detto, la sua fama di ‘Eroe dell’Ucraina’ la si deve al successo nella difesa di Kiev nel febbraio del 2022, quando i suoi uomini riuscirono a bloccare il tentativo dei russi di prendere in pochi giorni la capitale. Fu lui a pianificare e condurre la controffensiva con cui nel luglio successivo vennero respinte le truppe russe da Kharkiv, riconquistando territori a est e sudest. E ancora Syrsky ha guidato lo scorso anno la strenua difesa di Bakhmut, costata la vita a migliaia di uomini dall’una e dall’altra parte.

Eccoci giunti ad uno dei nodi principali della questione: Bakhmut.

La difesa a tutti i costi di Bakhmut è stata voluta per questioni solo propagandistiche da Zelensky, con un’evidente difformità di idee con Valeri Zaluzhny, che non ha mai condiviso l’inutile massacro.

Ora i russi stanno rifilando i confini e la cittadina di Avdiivka sta assumendo, nella logica propagandistica di Zelensky, lo stesso valore mediatico di Bakhmut.

Guarda caso, al grido:“Tutti i vivi all’assalto”, a ogni soldato ucraino in grado di imbracciare un’arma è stato ordinato di andare al contrattacco per salvare Avdiivka.

La cittadina è diventata il punto chiave dell’offensiva scagliata da Mosca in tutto il Donbass e, all’indomani del rimpiazzo dei vertici militari voluto da Zelensky, appare come il luogo simbolo dove si comprenderanno le sorti del Paese. Follia, ma questo è il dato.

Eccoci di nuovo al luogo simbolo e alla propaganda.

Avdiivka, 35 mila abitanti, è più interessante per i russi che per gli ucraini, in quanto la sua conquista allontana il fronte dalla vicinanza con Donetsk, così come Marinka, dove la pressione russa è altrettanto presente.

L’avanzata dei russi è sempre più rapida.

Le avanguardie russe avrebbero conquistato il ponte sulla ferrovia, passaggio obbligato per accerchiare la resistenza e hanno occupato i quartieri meridionali. I russi hanno spezzato in due la linea di difesa, separando le torri della miniera di carbone dal centro abitato e conquistano casa per casa. Si infiltrano tra i condomini trasformati in fortini e li espugnano uno a uno.

I fanti di Kiev sono pochi e i loro obici non hanno più colpi. Il volume di fuoco russo è sostenuto. I jet Sukhoi disintegrano con ordigni di precisione gli obiettivi.

Mandare rinforzi è sempre più difficile, in quanto le truppe speciali russe hanno praticamente tagliato l’arteria principale e resta soltanto una strada secondaria, costantemente sotto tiro.

I russi stanno cercando di conquistare delle collinette vicino ad un lago, per avere una visuale che consenta loro di dominare il territorio.

L’idea dei russi è, probabilmente, qualle di arrivare al fiume per farne un confine naturale.

La situazione nell’area volge al peggio per gli ucraini, col serio rischio che le forze a difesa della cittadina restino imbottigliate e tagliate fuori dai rifornimenti.

L’esercito ucraino, secondo alcuni esperti, potrebbe perdere l’equivalente di una Brigata (circa 5mila uomini) nella sacca e se continuerà a farvi affluire uomini e mezzi si stima che le perdite potrebbero raddoppiare.

Ed eccoci al punto che fa capire il defenestramento di Valeri Zaluzhny e l’arrivo al comando di Oleksandr Syrsky.

Il nuovo comandante delle forze armate insediato giovedì da Zelensky dovrà decidere come reagire.

Il presidente gli ha chiesto di dare una svolta alle operazioni, tornando a un’impronta aggressiva dopo mesi di stasi e Oleksandr Syrsky, è stato, come capo dell’esercito, colui che scelse la resistenza ad oltranza a Bakhmut. Fu lui, nell’ottobre 2022, a convincere il governo a non abbandonare Bakhmut, proseguendo per mesi la battaglia contro la Wagner per poi capitolare. Un sacrificio di uomini che non lo ha reso popolare tra i soldati: “Ha uno stile sovietico – dicono di lui -, ordina sempre di andare avanti”.

All’epoca Zaluzhny, a ragione, riteneva che Bakhmut non avesse valore strategico: alle spalle c’erano colline che offrivano una barriera naturale. Zelensky invece fece della città un monumento propagandistico.

Ora Avdiivka rischia di fare la stessa fine, a tutto vantaggio e, probabilmente a solo vantaggio, della tenuta di Zelensky e del cerchio magico che gli sta attorno, sempre meno popolare e sempre più asserragliato in una logica di sopravvivenza personale.

La manovra di Zelensky trova riscontro anche nelle dichiarazioni di Putin, rese a Tucker Carlson, il più popolare giornalista televisivo degli Usa.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato in un’intervista andata in onda giovedì che la Russia combatterà per i suoi interessi “fino alla fine”, ma non intende estendere la sua guerra in Ucraina ad altri Paesi come la Polonia e la Lettonia.

Putin ha fatto questi commenti nel corso di un’intervista di oltre due ore con il conduttore di talk show ultraconservatore Tucker Carlson, condotta a Mosca martedì e trasmessa su tuckercarlson.com. (https://tuckercarlson.com/ ).

Dopo 14 ore, l’intervista ha superato i 100 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma X.

Il messaggio di Putin è chiaro ed è rivolto agli Usa, con un cuneo che approfondisce la spaccatura tra chi vuole chiudere la partita (basta soldi e armi a Kiev) e chi vorrebbe continuare a sostenere Zelensky.

Il comico al potere, con una mossa che lo incatena, ha fatto legiferare che non si tratta con la Russia finché c’è Putin, sperando in un suo allontanamento dal potere.

Putin è saldo in sella, mentre quella di Zelensky traballa. Da qui l’esigenza di cambiare le carte in tavola, di dare la colpa del fallimento a Valeri Zaluzhny, con annessa medaglia, di mettere al comando delle forze armate chi gli può assicurare un’altra Bakhmut.

Un osservatore acuto come Mirko Mussetti (Limes 11/2023) scrive che “sembra che la cattura di Addviikva – mai riuscita alle truppe separatiste filorusse dal 2014 – sia l’obiettivo minimo delle forze di invasione moscovite per mettere al sicuro il principale centro del Donbass. Inoltre, alle spalle della roccaforte ucraina mancano punti favorevoli al paese aggredito per stabilire nuove linee difensive”.

Va considerato che, afferma sempre Mussetti, sebbene la situazione sul campo di battaglia volga gradualmente a proprio favore, il Cremlino non pare intenzionato a conquistare nuove vaste regioni dell’ex «paese fratello»”.

Eppure Zelensky punta, ancora una volta, a fare come a Bakhmut.

“Il conflitto armato ad alta intensità – conclude la sua analisi Mussetti – pare quindi destinato a continuare per altri mesi, nonoistante il numero di soldati caduti superi ormai ampiamente la cifra di ettari (ri)conquistati. Una tragedia assai inefficiente, forse inutile”.

Già, la tragedia continuerà, fino ad esaurimento di uomini e di mezzi o, forse, fino a quando Zelensky sarà rimosso dall’incarico.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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