
di Gianvito Caldararo
Sinistra: non fare dell’Arma dei carabinieri tutto un “fascio”.
La vicenda del carabiniere avvenuta durante la manifestazione pro-Palestina a Milano non deve indurre certa sinistra a fare dell’Arma dei Carabinieri tutto un fascio. Il fatto che un carabiniere in servizio d’ordine, si esprime in maniera “grave e triste”, come ha detto il sindaco di Milano, Sala, non deve portare a pensare che l’Arma dei Carabinieri è fatta di sprovveduti.
Che un carabiniere dica cose assurde in direzione del Presidente della Repubblica, del tipo io non l’ho votato, non lo riconosco e non è il mio presidente. sta solo a significare che quel carabiniere è solo un povero “invasato”, cioè dominato da una grave eccitazione o meglio un “esaltato”, oltre ad ignorare che il Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione “ha il comando delle Forze armate” e che con la legge del 31 marzo 2000 n.78 l’Arma dei Carabinieri è stata elevata a quarta Forza armata, insieme all’Esercito italiano, alla Marina Militare e all’Aeronautica militare.
Commetteremmo un grave errore a pensare che l’Arma dei Carabinieri è fatta di sprovveduti. L’Arma dei Carabinieri è fatta di validi e capaci professionisti, profondamente “informati allo spirito democratico della Repubblica”, come è sancito dal noto articolo 52 della vigente Costituzione.
Nelle analisi storiche delle Forze armate e dell’Ordine si possono rintracciare due posizioni, in buona misura contrapposte, ma entrambe dotate di qualche fondamento. Una prima posizione è quella che vede tali forze come un corpo creato “dal basso”, dalla società civile, a causa delle richieste di protezione e sicurezza che provengono dai cittadini.
La seconda posizione è quella che vede tali forze come un corpo creato “dall’alto”, cioè dal governo, come strumento per imporre il rispetto delle leggi anche a quelle classi sociali e organizzazioni che non si riconoscono in esso. La verità è in questi anni abbiamo registrato un profondo mutamento delle Forze armate e dell’Ordine, non più come forze della repressione, ma come forze della persuasione.
La strategia non è più quella di controllare con l’aggressione la protesta politica e sociale, ma emerge chiaramente una chiara evoluzione in direzione di strategie persuasive. Infatti, negli anni Cinquanta il potere di tali forze veniva utilizzato per intimidire attività politiche e sindacali, negli anni Novanta si tende a presentarsi ai manifestanti come “partner per il raggiungimento di un obiettivo comune, cioè lo sviluppo pacifico della manifestazione”.
In questo senso, tali forze funzionano come veri e propri intermediari di pubblica sicurezza. Oggi non siamo più in presenza di ministri della difesa e dell’interno che sono odiati, come avvenuto per il ministro dell’interno Mario Scelba, noto come “ministro della polizia”, che tolse i comunisti dalla polizia offrendo agevolazioni economiche per il loro esodo.
Oggi, invece, assistiamo a ministri che in alcune circostanze sono protagonisti di autentiche sceneggiate e commedie e non artefici di una seria attività di governo, come è avvenuto, purtroppo, durante il primo governo Conte, con Matteo Salvini ministro dell’Interno, artefice dei famosi “decreti sicurezza “, un impasto di norme di pura confusione e propaganda e con evidenti profili di incostituzionalità. I programmi di formazione culturale dei nostri militari e poliziotti sono ispirati allo spirito democratico della Repubblica, caratterizzati profondamente al rispetto della dignità umana, alla difesa delle istituzioni democratiche e al rispetto della Costituzione. E tutto ciò è nobilmente sintetizzato nella formula del giuramento che viene pronunciata e assunta nel momento più alto e significativo della formazione: il giuramento. Quando, senza retorica, ma con viva e vibrante emozione pronunciano: lo giuro. E giurano di essere fedeli alla Repubblica e alle sue leggi, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere alle funzioni affidate con coscienza e diligenza e con l’unico intento di perseguire il pubblico interesse. In sintesi, le nostre Forze armate e le Forze dell’Ordine meritano la stima e la fiducia di tutti gli italiani.





