
di Piergiorgio De Grazia
Alcuni giorni fa, in concomitanza con la Giornata della Memoria, il ministro Salvini ha annunciato trionfalmente un nuovo disegno di legge firmato Lega.
A sentire l’entusiasmo del vice premier si tratterebbe, nei fatti, di una stangata micidiale all’antisemitismo. Il punto però sta tutto nella definizione.
Il testo, su iniziativa dei senatori Pirovano, Romeo e Bergesio, riprende infatti la definizione di antisemitismo dell’IHRA, la quale sancisce la improponibile equiparazione di antisemitismo ed antisionismo.
Il segretario del Carroccio prosegue, chiarendo che stiamo assistendo ad una ricomparsa dell’antisemitismo “in ogni sua forma” e, dopo aver irrinunciabilmente tirato in mezzo il 7 ottobre, definisce “grottesche e inqualificabili” le accuse di genocidio delle quali Israele dovrà rispondere al tribunale dell’AIA.
Che le simpatie di Salvini per il governo israeliano non siano cosa nuova si sapeva già da tempo. Di che stupirsi? Del resto era amico anche di Putin, quando ancora lo si poteva nominare senza il rischio di finire in qualche lista di proscrizone.
Probabilmente però Netanyahu gli va più a genio dell’autocrate russo: difatti, quando la Russia sparò i primi colpi d’artiglieria nel febbraio del ‘22 il dietrofront del capitano fu immediato, collezionando anche quella meravigliosa scenetta da commedia col sindaco polacco che lo sbugiardò in mondovisione.
Al contrario, il suo legame con lo stato ebraico sembrerebbe talmente indissolubile da reggere finanche il peso di oltre dodicimila bambini uccisi.
La notizia in sé non allarma. Con buona probabilità il ddl rimarrà tale, imbottigliato tra le centinaia di testi da discutere alle camere in attesa che l’esecutivo, impegnato ad approvare l’ennesimo condono fiscale, lo degni di nota.
La questione però è a monte. L’equiparazione sul piano penale delle vergognose manifestazioni antisemite alle opportune rimostranze antisioniste esplicita una paura figlia dell’ignoranza. Della serie “il governo israeliano si macchia di pulizia etnica, ma meglio tacere, sia mai ci imputino di antisemitismo”.
Il sionismo nel 2024 può essere anche considerata una declinazione politica del fascismo. Si tratta, nei fatti, di un progetto colonialistico, poggiato sulla violazione dei diritti umani, correlato eventualmente all’uso strumentale dell’antisemitismo. Se tanto mi tanto mi da tanto, antisemiti dovrebbero essere, almeno a rigor di logica, gli ebrei ultraortodossi contrari alle politiche aggressive di Israele e per questo pestati ed arrestati dall’IDF.
Le strumentalizzazioni politiche non guardano in faccia niente e nessuno, perfino se si devono scomodare sei milioni di morti per difendere, non si è mai capito il nesso, una mattanza oggi compiuta da ebrei verso non ebrei.
Nel dibattito italiano si sono create, come al solito, le tifoserie che mai riposano nonostante tutto. Se a difendere Israele ci si mette la destra tutta, c’è da considerare che costoro provengono e si circondano di ambienti noti. A difendere Israele, il massacro dell’esercito israeliano ai danni dei civili di Gaza, ci sono gli stessi che vengono dal MSI e che considerano statista Almirante.
Israele in Italia può contare sull’appoggio senza se e senza ma degli stessi che, pur magari provandoci, con tutta la buona volontà a definirsi “antifascisti” proprio non ce la fanno.
La difesa del massacro israeliano è tutto un blocco, da prendere o lasciare. Citando il Dott. Sassaroli di Amici miei “questa è una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare.





