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PROPAGANDA PER NASCONDERE LE VERE INTENZIONI

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Scrive Dario Fabbri sul numero 1 del 2024 di Domino che, a proposito di Taiwan lo “scorso anno il generale Mike Minihan, capo del comando per la mobilità aeronautica, collocò la guerra nel 2025. Parzialmente corretto dal direttore della Cia, William Burns, per cui l’evento andrebbe differito di almeno un anno. In filigrana: Arlington [Pentagono, ndr] e Langley [Cia, ndr] non hanno un’idea di quando muoverà il nemico. Ma le (irrilevanti) previsioni segnalano l’intenzione di rispondere al fuoco”.

La premessa di questo ragionamento è che spesso i giornalisti ingenuamente conferiscono validità di cronaca alle esternazioni dell’intelligence, senza mettere nel conto i messaggi in codice, le comunicazioni trasversali, il dire una cosa per dirne un’altra.

In questo stesso numero del Giornale, Sergio Restelli mette in fila le affermazioni di generali britannici, statunitensi e Nato, che ci stanno, in chiaro, dicendo che la Russia invaderà l’Europa, che ci sarà una guerra e che dobbiamo, sin d’ora, prepararci a vivere in una clima prebellico, ossia a ridurre consumi, welfare e via discorrendo, perché il bene supremo sarà la difesa della democrazia contro le autocrazie.

Ovviamente i generali non fanno menzione del fatto che per contrastare la Cina dalle parti di Taiwan gli Usa hanno come alleati l’autocratico e comunista Vietnam o la dittatura delle Filippine.

Il fatto è che riguardo alla Russia, oggi impegnata in una guerra con l’Ucraina, in gran parte sollecitata dalle logiche del Clan Clinton, (vedi le azioni, ormai ampiamente note, di Biden, della Nuland e di George Soros per condizionare Kiev), le “agenzia statunitensi – scrive sempre Dario Fabbri – ambiscono il congelamento del conflitto ucraino, da cui esfiltrarsi in assenza di un risultato definitivo. Mossa successiva: parlare con i russi, per sottrarli al nefasto abbraccio del Dragone, che già pretende la Manciuria siberiana e presto potrebbe reclamare la rotta artica”.

Eccoci al punto.

Da un lato abbiamo le trasmissioni in codice di generali e intelligence che dicono alla Russia: guarda che se tu dovessi mai pensare di attaccare l’Europa noi ti combatteremo e, anzi, ci stiamo attrezzando. Il tutto al netto dell’attuale inadeguatezza degli armamenti, dele scorte e della catena di produzione.

Non importa. Valgono le intenzioni. Si tratta di mostrare bandiera, più a fini interni che per dirlo ai russi.

I fini interni sono il riarmo degli Stati europei che, inevitabilmente, comporteranno uno spostamento delle risorse in direzione della Difesa a scapito di altri capitoli di spesa.

Dall’altro con la Russia si tratta in silenzio.

Il messaggio vero è: stringiamo la cinghia perché la Russia, prima o poi, ci attaccherà.

Rimane il fatto che, mentre si grida “al lupo, al lupo” con il lupo (in questo caso a dire il vero l’orso) si intende trattare (si tratta), il più presto possibile, per chiudere una vicenda insostenibile in un quadrante geopolitico che vede accendersi vari focolai di guerra tra di loro collegati.

Ora la priorità che sembra emergere, al di là delle parole eclatanti, è la ripresa dei rapporti con Putin. Cosa difficile con un Baiden al quale è persino stata nascosta la degenza in ospedale del suo ministro della Difesa e, considerato, che ha un’autonomia di un paio d’ore.

All’ordine del giorno, comunque, in ragione dei problemi che sempre più emergono nei confronti della Cina, chiudere la vicenda ucraina è priorità assoluta.

Da tutto questo deriva che quando si sentono tuonare certe voci è necessario fare la tara e riportarle alla complessità del gioco in corso.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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