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PRIMA DELLA RiVOLUZIONE

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di Roberto Federico

I FILM INDIMENTICABILI

PRIMA DELLA RiVOLUZIONE  di Bernardo Bertolucci

Chi non ha vissuto negli anni prima della rivoluzione non può capire la dolcezza del vivere. Talleyrand
Com’era Parma nel 1964? Solo chi c’era lo può ricordare.
La dolcezza del vivere della citazione
è un tempo immaginario, legato alla memoria, che vorremmo fosse sempre un presente.
Un vivere sereno in una Parma tranquilla, com’era allora, dove si poteva ancora sentire il profumo della campagna non molto distante dalla città.
E poi, piazza Garibaldi la domenica mattina, dove Fabrizio e Gina, i protagonisti del. secondo film di Bertolucci, si cercano e si rincorrono sulle note di “Ricordami” di Gino Paoli.
Una piazza Grande,  piena di gente e di tavolini, con gli ombrelloni come al mare e i cappelli, tanticappelli, indossati dagli uomini di quella borghesia contadina, che da lì a poco si sarebbe trasformata in borghesia industriale, facendo grande la città.
Fabrizio, è uno studente di buona famiglia e mal concilia la militanza nel partito comunista con la sua estrazione borghese.
Il suo è un malessere che però va oltre, non lo sa spiegare.
La morte dell’amico Agostino, poi lo travolge, ma è l’arrivo della zia Gina, giovane ed elegante donna che risiede a Milano, che lo disorienta maggiormente, ma allo stesso tempo lo attrae, fin da subito.
Tra i due nasce l’amore.
Davanti alla scelta se restare o seguire Gina, Fabrizio, conscio della sua debolezza e dell’impossibilità di realizzare le sue aspirazioni personali e politiche, sceglie il rispetto delle convenzioni, delle regole borghesi che aveva fino ad allora avversato,sposando Clelia, la fidanzata, rinunciando a dare una risposta alle suecontraddizioni. Gina ritorna a Milano.
Il film Bernardo Bertolucci lo gira nella sua città, Parma.
Egli conosce bene la città e conosce bene anche il carattere dei parmigiani.
Gente un po’ spaesata, frivola fin lì, ma geniale e anche un po’ nobile, per via di quella storia di Maria Luigia d’Austria.
Fabrizio, iscritto al PCI in realtà è un liberale, ma non lo sa, è in crisi e questo lo sa, come in crisi, già allora erano le feste dell’Unità.
Bertolucci se ne accorge e mette in scena una festa che sa di domande non risolte, di uomini delusi, con vite in via di smantellamento, di gente che non passerà mai all’azione.
Pochi anni e altri giovani passeranno all’azione, dando risposte, fin troppo convincenti.
La macchina da presa guarda alla nouvelle vague, le inquadrature sono intimistiche, sognanti, indimenticabili. Poi arriva lo sguardo di Adriana Asti con occhi, di un nero profondo carichi di malizia. La camminata della Asti che attraversa il centro città, in una giornata uggiosa, passando dalla Pilotta, vale tutto il film.

Bertolucci, in questa seconda prova è in debito con Pasolini.

Il punto nel torrente Parma, dove annega l’amico Agostino, assomiglia troppo al Tevere e i ragazzi con cui si ferma a parlare Fabrizio, anche se vengono dai
“capannoni” assomigliano troppo ai ragazzi di borgata.
Il regista sembra fare suoi gli stilemi dell’amico poeta, ma è più un omaggio che una volontà di seguire lo stile di Pasolini.
Ha già in sé un sentimento alto dell’immagine, forse un po’ meno dei dialoghi ma è questione di tempo.
All’uscita del film i critici italiani si scagliarono contro, con forte antipatia.
Mario Soldati poi, ne scrisse di veramente toste e lo bocciò,mentre in Francia,
Bertolucci fu osannato e ammirato.
I Francesi mi sono anche un po’ antipatici, con sta storia della grandeur, però su certe cose hanno il naso fino e colgono finezze che a noi a volte sfuggono.
Infatti il film è un atto poetico, sensibile nel cogliere il carattere dei protagonisti che sembrano tutti vivere frenati e in perenne surplace, come d’altronde era il periodo storico.
Bertolucci, ha l’indubbio pregio di aver sentito nell’aria qualcosa che nella nostra società stava avvenendo.
Un conflitto disperato, tutto interno alla borghesia capitalista e lo ha saputo mettere in scena, magari solo con il cuore, ma c’è riuscito e si sente.
Oggi dov’è la borghesia, c’è ancora?
Per un certo lessico di sinistra la borghesia, allora come oggi è il capitalismo, il potere, il denaro, ma il “borghese” non è solo questo.
Oggi, soprattutto è un modo di vivere, un’educazione, una formazione, la volontà e il dovere di essere un
buon cittadino, oltre la politica e oltre le ideologie.
Il borghese è un uomo delle distinzioni, del dubbio.
Voglio ricordare,un grande uomo e musicista parmigiano: Ildebrando Pizzetti pressoché dimenticato ma da riscoprire…un genio.
Regia: Bernardo Bertolucci
Attori: Adriana Asti – Gina Francesco Barilli – Fabrizio, Allen Midgette – Agostino,
Cristina Pariset – Clelia,
Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Gianni Amico
Fotografia: Aldo Scavarda, Vittorio Storaro – assistente
Musiche: Ennio Morricone e Gino Paoli

Autore

  • Redazione

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