Leggo sulla stampa specializzata di un certo oligarca russo che tramite un’asta organizzata da primaria casa d’aste internazionale in pratica si riacquista un quadro comperato a quattro milioni per il quadruplo del suo valore. Riciclaggio. Inchiesta. Ma per uno che si trova, quanti ne passano indenni?
Il mercato dell’arte, che vale un fatturato mondiale di 64 miliardi di dollari, si basa prevalentemente sulla speculazione. È come quello delle monete digitali. Ci si scambiano oggetti per lo più senza un valore intrinseco al quale viene attribuito un valore dai Mercati”. Dato che non esiste tracciabilita’ e soprattutto non ci si pagano le tasse, sono perfetti per la costruzione di ricchezza sul nulla.
Con questo ovviamente non sto qui a negare il valore dell’arte e di certi artisti che hanno fatto la storia. O il valore simbolico dell’innovazione o dell’idea. Mi chiedo solo se quello che vedo abbia o meno aderenza con la realtà.
E lo faccio dalla mia dilettantesca passione per l’arte, che mi spinge a leggere libri, a seguire mostre che a Parigi dove vivo sicuramente non mancano, a leggere riviste specializzate.
Quello che noto, a parte le descrizioni delle opere che richiedono parole roboanti per affermare il nulla, è che i giornalisti parlando di un qualche autore dicono regolarmente che ” opere di piccole dimensioni si trovano ancora a buon prezzo, mentre se si va a dimensioni maggiori le quotazioni salgono”… insomma l’arte si vende tanto al chilo.
Detto questo che ormai non è più solo una mia opinione ignorante, ma condivisa da esperti veri o collezionisti che cercano la qualità e non l’affare, ribadisco che la mia riflessione si basa sul fatto che mi sembra assurdo pagare somme enormi per un qualcosa che ammesso che abbia un valore intrinseco, a mio avviso è solo bieca speculazione. Pubblico una foto di un’opera di Twombly, Untitled (bacchus 1st version II) battuta a New York da Christie’s il 7 novembre 2023 per 18.591.840 dollari. Acrilico, pastello a olio e pastello su legno.
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