Home Cronaca MEDIO ORIENTE, C’È IL IL RISCHIO DEL CAOS

MEDIO ORIENTE, C’È IL IL RISCHIO DEL CAOS

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L’Isis ha rivendicato la responsabilità delle esplosioni di mercoledi a Kerman, in Iran. Lo riferisce l’agenzia Reuters che ha citato il canale Telegram dello Stato islamico. 

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato l’attacco di mercoledi vicino alla tomba di Qassem Soleimani in Iran, con una nota diffusa poco dopo che il gruppo terroristico Stato islamico ne ha rivendicato la responsabilità.
“Sottolineiamo la necessità di ritenere responsabili gli autori, gli organizzatori, i finanziatori e gli sponsor di vergognosi atti terroristici e di assicurarli alla giustizia”, ha sostenuto il Consiglio.

Il duplice attentato costato la vita ad almeno 84 persone (e non 103, come inizialmente indicato dai media iraniani) nella città di Kerman, nell’Iran sud-orientale, aumenta il timore di un’escalation della guerra in corso a Gaza e di destabilizzazione dell’intera regione del Medio Oriente. 

Le modalità dell’attacco dinamitardo, avvenuto durante una cerimonia per commemorare il quarto anniversario della morte del generale iraniano Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Guardiani della rivoluzione islamica, ucciso in un bombardamento statunitense all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio 2020, sembrano ricordare le stragi compiute dai gruppi terroristici sunniti iracheni e siriani: non a caso il principale indiziato è lo Stato islamico, che infatti ha rivendicato l’attacco tramite la sua agenzia di propaganda “Al Furqan“. Secondo l’agenzia di stampa statale “Irna”, le esplosioni sarebbero state causate da attentatori suicidi e non da bombe fatte detonare a distanza, come riferito in un primo momento. La seconda deflagrazione, avvenuta circa 15 minuti dopo la prima, ha colpito i soccorritori e le persone ancora in fuga nel deliberato tentativo di mietere più vittime possibile.

Nel 2020, lo Stato islamico accolse con favore la morte di Soleimani, le cui milizie combatterono per anni contro il gruppo in Iraq. La tesi più probabile, in attesa di una rivendicazione ufficiale, è che l’attacco di Kerman sia opera dei separatisti arabi o dei gruppi jihadisti sunniti, che negli ultimi anni hanno effettuato diversi attentati sia contro civili che contro le forze di sicurezza nel Paese.

Tutto lascia intendere che possa essere coinvolto lo Stato islamico e in particolare la branca centroasiatica Is-Khorasan. Vale la pena ricordare che lo scorso settembre ben 28 persone legate allo Stato islamico sono state arrestate mentre progettavano una serie di attentati dinamitardi a Teheran.

Un altro episodio che ha scosso il Medio Oriente, lasciando presagire il peggio, era avvenuto meno di 24 ore prima dell’attacco di Kerman nella periferia sud di Beirut, in Libano. A Dahiyeh, agglomerato urbano considerato come una roccaforte del movimento sciita Hezbollah, è stato ucciso in un raid attribuito a Israele il numero due di Hamas, Saleh al Arouri, e anello di congiunzione proprio tra il movimento palestinese e i pasdaran. Oggi, inoltre, un alto ufficiale delle Forze di mobilitazione popolare (Pmu, coalizione di milizie irachene filo-iraniane e a maggioranza sciita), Abu Taqwa al Saidi, vicecomandante delle operazioni a Baghdad e comandante dell’ex 12esima Brigata della milizia sciita irachena Harakat Hezbollah al Nujaba (Movimento dei nobili del partito di Dio), è stato ucciso in un bombardamento aereo (molto probabilmente compiuto dagli Stati Uniti) che ha preso di mira un quartier generale delle Pmu a est della capitale irachena, Baghdad. I tre episodi (l’omicidio di Arouri, gli attentati in Iran e il bombardamento a Baghdad) non sembrano correlati, ma sono indice di una crescente tensione in una regione, il Medio Oriente, che rischia di sprofondare nel caos con conseguenze imprevedibili su scala globale.

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  • Redazione

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