
di Sergio Restelli
La fiducia ha sia una componente razionale, che una irrazionale. Io ripongo fiducia in qualcosa o prevalentemente in qualcuno spesso quando conosco quel qualcosa o quel qualcuno, che ha mostrato in precedenza un certo margine di garanzia in termini di evidence di buon comportamento o funzionamento. Per generare fiducia è dunque necessario lavorare su una dimensione epistemologica: generare fiducia significa sia generare conoscenza in termini di prove empiriche che quel qualcosa che sto applicando in quel determinato settore sia efficace, sia conoscenza come consapevolezza, il che significa conoscere sia le opportunità che i rischi di ciò che sto utilizzando e, al contempo, su come allocare responsabilità per ciascuno di essi. Dobbiamo sempre ricordare che la fiducia ha anche una componente irrazionale: ad esempio quando ripongo o non ripongo fiducia in qualcosa o qualcuno sperando che le cose non vadano male.
Questo significa che per generare fiducia è necessario non trascurare o innescare eccessivamente la dimensione emotiva o emozionale. Se prendiamo l’innovazione, la narrazione della tecnologia tende a fare della paura e degli allarmismi la propria logica, ma così facendo si cattura l’attenzione senza informare, mirando alle cosiddette emozioni primarie, come la paura, l’interesse, la curiosità. Alcune di queste possono essere propedeutiche per l’apertura a un dialogo serio sui rischi e i benefici dell’innovazione digitale, ma se invece, che solo aprire anche chiudono il cerchio del dibattito, lo svuotano e riducono a mera retorica, a un pensiero veloce, mancante di profondità e criticità. Qui l’etica della comunicazione digitale svolge un ruolo cruciale per la auto-generazione di fiducia nella sfera pubblica e dovrebbe divenire parte dell’insegnamento a ogni livello”.
La fiducia è un concetto complesso che comprende sia una componente razionale che una irrazionale. Solitamente, riponiamo la nostra fiducia in qualcosa o qualcuno solo se conosciamo bene il soggetto in questione e abbiamo avuto modo di valutare il suo comportamento o funzionamento in precedenza. Per generare fiducia, è quindi fondamentale lavorare su una dimensione epistemologica: ciò significa creare conoscenza in termini di prove empiriche che dimostrino l’efficacia di ciò che stiamo utilizzando, ma anche acquisire consapevolezza dei rischi e delle opportunità che questo comporta, attribuendo responsabilità per ciascuno di essi. Tuttavia, dobbiamo sempre ricordare che la fiducia ha anche una componente irrazionale, basata sulle nostre speranze e paure. In tal caso, è necessario prestare attenzione alla dimensione emotiva, senza trascurare la razionalità.
Ad esempio, quando si parla di innovazione, la narrazione della tecnologia tende spesso a focalizzarsi sugli aspetti negativi, generando paura e allarmismi. Sebbene queste emozioni possano inizialmente attirare l’attenzione, rischiano di ridurre il dibattito ad una mera retorica, priva di profondità e criticità. Per questo motivo, l’etica della comunicazione digitale gioca un ruolo cruciale nell’auto-generazione di fiducia nella sfera pubblica. L’insegnamento dell’etica della comunicazione dovrebbe quindi essere integrato a tutti i livelli, in modo da promuovere un dialogo serio e approfondito sui rischi e i benefici dell’innovazione digitale. Solo in questo modo potremo generare una fiducia reale e duratura, basata sulla conoscenza e sulla consapevolezza dei fatti.





