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SONO IL VUOTO

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di Sergio Restelli
Sono il vuoto, cari amici. Non conoscete bene chi sia e quanto sia importante per voi. Ora vi spiego chi io sia. Spesso sentite dire frasi come “è pieno di sé” o “è una persona vuota”. Ma che significano realmente queste affermazioni? Come spesso accade quando cercate di spiegare dei luoghi comuni, dei modi di dire che sono entrati nel linguaggio comune, vi accorgete che questi diventino sfuggenti, evanescenti, difficili da spiegare. Se parlate di me , non potete non parlare del pieno e viceversa. Nella vostra mentalità occidentale, il concetto di “pieno” ha una connotazione prevalentemente positiva. Ad esempio, dite “nel pieno delle sue facoltà mentali” o “Ave Maria, piena di grazia”, ma una persona “piena di sé” non è vista positivamente. Io, invece, non sono molto apprezzato nella vostra cultura. “È una persona vuota” non è certo un complimento, così come frasi come “un’esistenza vuota” o “quello ha la testa vuota”. Se aprite l’enciclopedia, troverete la definizione scientifica di me come l’assenza di materia in un volume di spazio. La percezione comune che avete è che le cose, tutte le cose, siano “piene”, e che io sia la mancanza del pieno, il nulla. Secondo la concezione aristotelica del mondo, la natura aborre a vacuo, ossia la natura mi rifiuta. Aristotele osservò che quando viene tolta tutta la materia da un luogo, creandomi, immediatamente nuova materia vi si precipita a colmarmi, quindi la materia deve essere ovunque. La tradizione giudaico-cristiana ha ereditato gran parte delle dottrine platoniche e aristoteliche riguardo all’essere e al non essere. Secondo questa tradizione, termini come “vuoto, nulla, tenebre” indicano esclusivamente una mancanza e sono relativi a uno stato mentale particolare. Nella filosofia tedesca successiva, io coincido con il “nulla” in senso metaforico all’interno del nichilismo, che predica la caduta di tutti i valori privi di fondamento ultimo o metafisico. Immaginate pensatori come Schopenhauer e Nietzsche, per i quali il nulla sono io lasciato dal senso, dal fine, dai valori. Mentre nella maggioranza delle tradizioni culturali orientali, l’idea che si ha di me è sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà. Secondo un maestro hindu, “lo stato di una mia presenza mentale non è la demenza dell’idiota, ma intelligenza sommamente attenta, non distratta da pensieri estranei”. Questa concezione di me è stata sviluppata soprattutto dal buddhismo in India, e successivamente col taoismo in Cina, e ulteriormente in Giappone grazie all’influenza che la Scuola Zen ha esercitato sulle arti. Quindi cercate di capirmi bene, non sono solo la negazione del pieno, ma un’entità di per sé esistente. È possibile avere un’esperienza positiva con me attraverso le forme d’arte orientali che, anziché “rappresentare” un oggetto, mi “presentano” tra le cose, in ciò che le individua e distingue. Secondo il taoismo, io sono costitutivo dell’universo tanto quanto il pieno. La filosofia orientale considera pieno e me come due aspetti delle cose, come il yin e il yang. La realtà in tutta la sua molteplicità deriva direttamente dall’Uno, dall’unità indifferenziata ma feconda, dal cui ventre nasce la vita. Io non sono semplicemente l’assenza del pieno, ma una cavità ricolma di nulla, pronta e disponibile ad accogliere e a elargire, a ricevere e a dare, sono indefinito, indifferenziato e con infinite possibilità di trasformazione.
Voi, però, tendete ad essere sempre pieni. Siete pieni esternamente, con oggetti inutili che accumulate nelle vostre case, e siete pieni internamente, con opinioni, preconcetti, conoscenze statiche, e tutto ciò che avete accumulato nel corso della vostra vita. È qui diventa attuale il pensiero taoista. Solo creando un poco di me nella vostra vita potete permettere che qualcosa di nuovo entri. Finché restate emotivamente carichi di sentimenti vecchi ed inutili, non avrete spazio per nuove opportunità. Dovete liberarvi degli oggetti inutili dalle vostre case e svuotare la vostra mente dalle preoccupazioni e dai pensieri fissi. Solo così potrete fare spazio a cose nuove e trovare l’armonia con il Tao.
Siete come una tazza che è così piena da non poter più ricevere nulla. Dovete svuotarvi, lasciarvi andare, levarvi ciò che non ci serve più, per permettere a me che rappresento nuove opportunità di entrare nella vostra vita.
Avete necessità di creare uno squilibrio, di lasciare andare ciò che non vi serve più, per permettere all’armonia che rappresento di fluire nella nostra vita. Solo così potrete sperimentare l’equilibrio dinamico tra il pieno e me che caratterizza l’universo. È incredibile come la scienza moderna sia vicina alla visione taoista di me. La fisica quantistica, che descrive il comportamento delle particelle subatomiche, sostiene che lo spazio non è affatto privo di me, ma è pervaso da continue fluttuazioni energetiche che possono generare materia. La meccanica quantistica e la teoria della relatività suggeriscono che l’energia possa trasformarsi in materia e viceversa, e che l’universo stesso potrebbe essere nato da una fluttuazione quantistica della mia presenza. In conclusione, non sono semplicemente l’assenza del pieno, ma un’entità di per sé esistente, ricca di possibilità. In un mondo in cui siete sempre pieni, dovete imparare a crearmi un poco di spazio nelle nostre vite per permettere nuove opportunità di entrare. Solo svuotandovi delle cose inutili e aprendo la mente alle nuove possibilità potremo trovare l’armonia con il Tao. Sono il vuoto, e spero che ora abbiate una migliore comprensione di chi sia e quanto sia importante per voi.

 

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  • Redazione

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