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L’ITALIA S’È DESTA

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L’Italia s’è desta.

Il voto del Parlamento italiano sul Mes (per i dettagli rinvio ai puntuali articoli di Massimiliano Marzano di ieri e di oggi) Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche Salva Stati e oggi, sempre più propriamente, Salva Banche, ha detto a chiare lettere che in Europa deve ritornare la politica, perché è la politica che comanda e non la finanza con i suoi lacché.

Il voto sul Mes, al di là dello stesso argomento in discussione, riporta al centro la politica, dopo trent’anni di supina adesione agli interessi della finanza e dell’asse franco tedesco.

Per capire, dobbiamo risalire al 1992, quando Mario Draghi salì sul Britannia con politici, banchieri e imprenditori e a quando questi signori scesero e l’Italia venne messa in svendita. Chi oggi urla contro la decisione del Parlamento è tra i protagonisti della svendita del Bel Paese e della sua subordinazione agli interessi francesi e tedeschi.

Chi urla ha favorito i governi tecnici per sottomettere gli interessi del Paese a quelli della Germania e della Francia e ha fatto dell’europeismo l’alibi per fare gli interessi di tutti meno che dell’Italia e del popolo italiano.

Se oggi siamo senza grandi industrie e stiamo abbandonando anche la siderurgia è dovuto alla politica di chi oggi urla, dimenticando i danni fatti all’Italia in trent’anni di catto comunismo ulivista.

Urlano i giornali del gruppo che fa capo agli Agnelli, mentre gli Agnelli hanno abbandonato l’Italia, si sono spostati nel paradiso fiscale olandese, delocalizzano e temono che la Francia, che sta molto male di salute, non sia in grado di garantire l’assorbimento della Fiat in Stellantis. Macron si agita scompostamente, ha perso il Sahel, è in crisi all’interno del Paese e i suoi diretti amici finanziari, i Rothschild, hanno sollevato il ponte levatoio in attesa degli eventi.

La Germania trucca i bilanci e la Deutsche Bank ha in pancia un volume di derivati in scadenza da far paura. Sholz è ai minimi storici di consenso.

Eppure gli italioti filo francesi e filo tedeschi urlano, perché, anziché fare gli interessi altrui, il Parlamento fa i nostri.

Il Governo Meloni non è il miglior governo del mondo e non ha la bacchetta magica, ma ha fatto del suo meglio, anche in considerazione dell’eredità avuta.

Giorgia Meloni ha lavorato in politica estera con un impegno lodevole, acquisendo risultati importanti.

C’è chi dice che è stata troppo atlantista ed è vero. Giorgia Meloni si è totalmente allineata a Usa e Nato, soprattutto riguardo all’Ucraina, ma è di gran lunga meglio essere allineati alla Nato (nonostante il suo segretario dalle esternazioni ridicole) che essere in Italia il partito filo cinese, al quale ormai appartiene l’intera filiera ulivista (e quando si dice intera, si dice intera, a tutti i livelli).

Del resto sarebbe utile ricordare che l’Italia, come la Germania, ha perso la guerra (la seconda mondiale) e che ha sottoscritto trattati di pace pubblici e segreti che la vincolano ad un atlantismo impegnativo.

Il tema è essere atlantici attivi e protagonisti e non passivi e mendicanti.

L’Italia s’è desta sul tema dei migranti, conseguendo importanti risultati in Europa, nonostante il Sovrano di uno Stato straniero, che sta al centro dell’Urbe, continui a esternare posizioni che vanno direttamente contro gli interessi del nostro Paese.

Il Papa venuto dalla fine del mondo per far finire (Urbi et Orbi), probabilmente, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, non perde occasione per creare problemi all’Italia, con un’ingerenza politica ormai insopportabile.

Eppure l’Italia s’è desta e non crede più alle urla di chi ha svenduto l’Italia e ora si lamenta perché sta perdendo il potere e nemmeno alle prediche del papa argentino che, chissà per quale motivo, in Argentina non è più tornato. Forse il motivo non è difficile da intuire.

La sinistra (sedicente tale) sa solo frignare, affidarsi agli influencer e sbandierare ad ogni piè sospinto l’antifascismo, associando al fascismo qualsiasi idea o posizione politica non sia in linea con quanto prevede il catechismo cattocomunista ulivista, al quale si è aggiunto il libretto verde dei mao-green climatologi gender fluid.

Affascinata dalla ideologia woke, la sedicente sinistra non riesce più ad esprimere un’idea che sia un’idea e riguardo alla segretaria del Pd è meglio seguire il consiglio di Massimiliano Marzano. “Shleien? Non state nemmeno a sentirla!”. Tempo perso.

Eppure l’Italia avrebbe bisogno di una sinistra progettuale, capace di rapportarsi ai soggetti sociali ai quali si rapportava la sinistra quando non si era bevuta il cervello e non aveva venduto l’anima alla finanza. Il fatto è che chi doveva essere difeso dalla sinistra oggi è difeso dalla destra, mentre la cosiddetta sinistra ha perso il senso della realtà.

La vicenda Ferragni, al di là delle questioni private e dei guai della signora, rivela la crisi invereconda di un sistema, perché se un influencer diventa tale è perché c’è un sistema politico economico che lo crea e lo sostiene. Poi interviene l’ironia della sorte e le date sembrano indicare una tendenza nefasta.

Siamo all’8 settembre 2022 e Tod’s annuncia sulla stampa l’uscita dal cda dell’influencer Chiara Ferragni come membro indipendente, anche se resta membro del consiglio di amministrazione. Per l’azienda marchigiana sarebbero “venuti meno i requisiti di indipendenza” dell’imprenditrice, entrata nel consiglio d’amministrazione del gruppo nell’aprile del 2021. Appena dopo il suo ingresso le azioni del gruppo avevano subito un rialzo, tanto che si era parlato di un “effetto Ferragni”, per un valore quantificabile in quasi 100 milioni di euro. La Consob che dice?

Come si vede non è solo una questione di panettoni e di uova di Pasqua.

Nel 2023, durante la prima serata di Sanremo, il selfie di Chiara Ferragni con il presidente Sergio Mattarella, diventato immediatamente virale, non è stato istituzionalmente un atto particolarmente opportuno.

Gli influencer nascono, crescono, sono sostenuti e poi cadono e vengono dimenticati, ma è triste pensare che possano essere stati usati, come in effetti lo sono, per fini anche di propaganda politica.

L’ultima follia della stampa radical chic e di una sinistra che ha perso anche il senso della misura è quella dell’Espresso, che ha messo in copertina la sorella di una povera ragazza ammazzata da un fidanzato impazzito, come fosse un’eroina per alimentare l’ultima fuffa sinistrese: il patriarcato.

Fare dei fratelli e delle sorelle, dei padri e dei figli di chi è stato ammazzato per i più vari motivi degli influencer, dei testimonial, è sicuramente una degenerazione ulteriore di una società davvero ammalata che un tempo, quantomeno, si limitava a far fare carriera politica al solito congiunto. Esempi eccellenti non mancano.

Eppure, l’Italia s’è desta.

Guido Crosetto dice una sacrosanta verità, assolutamente scontata, ossia che le leggi le fa il Parlamento e non la magistratura. Si levan le trombe, insorgono i morti. Si invoca la Costituzione, si urla l’antifascismo contro la dittatura insorgente.

Quando, invece, di Costituzione avrebbe bisogno un’Europa ridotta ad un burosauro senza cervello, allora si invocano i “puntelli”, perché l’edificio pericolante non va rifatto ex novo, no, va rappezzato, per continuare a fare quello che ha fatto in questi trent’anni, ossia gli interessi della finanza e dell’asse franco tedesco.

Non importa se l’Unione ha disastrato la Grecia e ha commissariato l’Italia, grazie al lodatissimo Giorgio Napolitano, il peggior presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto e che è riuscito persino a contribuire a distruggere i nostri interessi in Libia.

E allora ben venga il no al Mes di un Parlamento che sembra aver ritrovato la voglia di fare politica, ossia il suo mestiere, affermando che è la politica, che trae la sua legittimazione dal voto popolare, ad avere il diritto dovere di guidare il Paese e non la finanza e chi ad essa si è venduto.

L’Italia s’è desta. Finalmente.

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  • Redazione

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