
di Antonio Foccillo
In molti rapporti sociali, civili, economici, oggi, prevale l’intolleranza; la mancanza di rispetto verso l’altro e verso il suo pensiero; la coesione e la solidarietà.
Se guardiamo a quello è successo e sta succedendo ci rendiamo conto che in tal senso hanno contribuito molti avvenimenti.
La pandemia ha distrutto ancora di più le libertà dei cittadini; la guerra ha eliminato la speranza di una vita migliore con gravi perdite umane e di strutture; le violenze sulle donne hanno generato solo mostri; le micro bande stanno imperversando nelle grandi città; le aggressioni di vario genere stanno incattivendo le persone.
Non è accettabile!
Nel nostro Paese lo si evince proprio da questo imbarbarimento della società, dalla violenza parolaia contro gli altri delle certezze assolute che si vedono in tante occasioni, come pure nella vita di tutti i giorni in cui gli altri sono i tuoi nemici.
Lo si è visto anche tristemente e miseramente sui banchi delle scuole, dove la violenza delle parole e delle condotte di alcuni studenti arrivano finanche a minacciare il ruolo e la funzione sociale e costituzionale che ricoprono gli insegnanti, quali figure destinate a formare la nostra cittadinanza del domani.
Un arretramento valoriale proprio sui luoghi dell’istruzione a cui non è possibile rimanere insensibili.
Purtroppo tutto questo denota un peggioramento complessivo della qualità della vita, in modo particolare perché si va sgretolando il sistema di solidarietà e coesione tutelato dalla Costituzione che ha creato benessere e sostenuto la democrazia nel nostro Paese.
Le cause sono tante, dall’abbandono delle idealità alla mancanza di possibilità di dialogo collettivo, ma anche abbiamo vissuto una decadenza politica e culturale molto forte in materia di diritti, che è stata anche figlia di una distanza grandissima tra ceto politico e società.
Se continua questa situazione, come sembra, la conseguenza sarebbe un peggioramento complessivo della qualità della vita, in modo particolare perché sarebbe scardinato il sistema di convivenza civile, di libertà e uguaglianza codificate dalla nostra Costituzione.
Allora se non vogliamo sperare nella buona sorte e se non vogliamo vivere nel ricordo del passato dobbiamo riprendere un’opera di formazione valoriale con azioni o con parole, per ridare centralità alla solidarietà, alla coesione, all’uguaglianza, alla libertà e alla tolleranza, alla cultura del dialogo, al rispetto del pensiero altrui.
A partire dal nostro Paese, quindi, per combattere questo stato di cose, è necessario ricostruire il vero significato del movimento laico e riformista dell’Uomo, rispetto alle altre culture – che appaiono storicamente più rilevanti.
Quando si esprime questo concetto nella nascita e nell’idea di un nuovo soggetto storico, che non è identificabile con alcun uomo, casta o famiglia, diventa importante ripensare a questa filosofia che lega tra loro gli appartenenti ad un medesimo luogo e ad una medesima cultura, e li fa diventare identici nella vita pubblica e civile.
È una condizione che ha consentito un rinnovamento nelle società che si è affermato dalla laicità dell’uomo, della sua natura di soggetto che continua la ricerca di una verità, frutto del dubbio e della sua ragione.
Si deve, pertanto, fare di tutto, per rilanciarla e tutti i soggetti che abbiano questi valori e ideali devono riprendere la loro azione educativa e fondativa per ripristinare una sana convivenza.
Questo vuoto della laicità e del riformismo non solo ha inasprito il confronto e minato le basi per una reale società democrazia e civile – che oggi va ricostruita – ma ha contribuito all’attecchimento di una tesi che dai soggetti sociali, riformisti e laici, è considerata “aberrante” quale quella che il liberismo sfrenato, che il mercato, siano solo essi in grado di regolare sviluppo, democrazia, benessere, prospettive e rapporti, inculcando nelle persone valori effimeri quali soggettività, competitività estrema e individualismo esasperato.
Tutti sintomi che sembrano preparare l’eclissi della civile convivenza in una società democratica.
Si impone, pertanto, proprio alla luce di queste considerazioni, l’esigenza di ripensare le regole di tale convivenza democratica, perché la democrazia è riconoscimento reciproco, è garanzia di pluralismo, è tutela delle diversità, è doveri e diritti, tutti principi che nell’attuale realtà sembrano essere stati messi da parte
Di fronte a questa situazione che rischia di diventare drammatica, bisogna ricostruire una ripresa di soggetti con questi valori, in assenza dei quali una comunità si sfalda, precipitando nella decivilizzazione.
Ecco perché c’è bisogno di maggiore spirito laico che deve svolgere un importante ruolo, elaborando il suo modello alternativo con il quale confrontarsi, a tutto campo.
Per farlo bisogna che l’idealità, cioè il pensiero e le concezioni di vita e del mondo in cui tutti possano convivere siano parti importanti del rilancio di questa filosofia di vita.
Ecco perché è fondamentale che l’ideale laico e riformista diventi portatore di rinnovamento e di abbattimento degli steccati violenti e divisivi che oggi proliferano nella nostra società e si ritorni alla centralità dell’uomo, dei suoi diritti, delle sue prerogative e delle sue libertà.





