
Approvati con una seduta notturna della Commissione Bilancio del Senato gli emendamenti alla manovra del governo, dei relatori e alcuni testi delle opposizioni.
Approvato un testo comune delle opposizioni, votato da tutti, che destina 40 milioni di euro a iniziative contro la violenza sulle donne: dai centri antiviolenza al reddito di libertà.
Il testo della legge di bilancio è atteso in aula a Palazzo Madama a partire dal pomeriggio di mercoledì 20 dicembre con il voto di fiducia fissato per venerdì 23 a metà giornata per poi passare alla Camera dal 27 per concludere l’iter a Montecitorio entro il 30.
Dopo una seduta durata tutta la notte di ieri la Commissione ha ultimato il lavoro di revisione dei testi con alcune modifiche. Niente spazio alla fine per un emendamento in materia di proroga temporanea dello stato avanzamento lavori del super bonus 110%.
Le pensioni dei medici
Non è stato depositato, invece, un testo che il governo aveva preparato in extremis e dava la possibilità ai dirigenti medici e ai docenti universitari del settore sanitario di andare in pensione a 72 anni invece che a 70, un provvedimento che ha trovato la contrarietà dei camici bianchi e potrebbe essere discusso nuovamente nei prossimi mesi.
Poco prima delle 6 di mattina sono stati votati invece i testi depositati nei giorni scorsi dal governo e dai relatori. Dopo le polemiche delle scorse settimane l’esecutivo ha presentato una misura che salva dalla possibile decurtazione le pensioni di vecchiaia di medici, dipendenti degli enti locali, maestri e ufficiali giudiziari dalla stretta che rivedrà al ribasso l’importo delle pensioni, mentre saranno penalizzate le uscite anticipate, a eccezione di coloro che maturano i requisiti entro il 2023.
Le altre misure
Gli altri emendamenti del governo riguardano i fondi per l’integrazione salariale delle forze armate e delle forze dell’ordine, la rimodulazione delle risorse per il progetto del Ponte sullo Stretto, una parte ora sarà a carico delle Regioni Calabria e Sicilia tramite i fondi coesione, e stanziamenti per gli enti locali versati anche in ragione della recente modifica delle aliquote Irpef.
Tra i testi dei relatori invece spicca uno che chiarisce i termini dell’aliquota per la cedolare secca sugli affitti brevi concedendo ai proprietari di più immobili la possibilità di sceglierne uno su cui applicarla al 21% e non al 26% come per gli altri.
Previste inoltre risorse per il Giubileo del 2025.
Circa 200 Comuni invece avranno più tempo – fino al 15 gennaio 2024 – per determinare le aliquote Imu del 2023. Si tratta di località che non avevano ancora trovato il modo di fissarle. In arrivo anche un finanziamento che mette a disposizione 15 milioni di euro per la zona di Caivano e un accordo di programma con il Mimit.
Il cuore della legge di bilancio riguarda la conferma nel 2024 del taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila euro, in combinato con la nuova modulazione delle aliquote Irpef che accorpa le prime due, per lasciare in busta paga circa 100 euro al mese in più ai lavoratori dipendenti. Un provvedimento che impegna quasi 11 miliardi di euro. Previsti inoltre più di 3 miliardi di fondi aggiuntivi sulla sanità e circa 5 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.
Sciopero medici
Nonostante le variazioni introdotte, continua lo sciopero dei medici.
La manovra economica per il 2024 “è l’ennesimo schiaffo al Servizio sanitario pubblico e ai suoi professionisti perchè mortifica i principi della salvaguardia della sanità pubblica e del diritto alla tutela della salute che continuano a non essere tra le priorità di questo Paese, a prescindere dal colore e dall’appartenenza politica di chi lo governa”.
Lo affermano Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed, e Antonio De Palma, presidente Nursing up.
“Al netto dei rinnovi contrattuali in scadenza, ben al di sotto del tasso inflattivo, il vero finanziamento del Ssn è di soli 800 milioni che saranno impegnati in interventi non strutturali, ma di propaganda per far credere ai cittadini l’impegno del Governo a risolvere l’annosa questione dei tempi di attesa. Noi professionisti siamo i primi a subire gli effetti distorsivi di un sistema non più in grado di garantire l’accesso alle cure ed è questo il motivo per cui siamo al fianco dei cittadini con il dovere civico di proseguire le nostre azioni di protesta nei prossimi mesi portandola, se necessario, anche in sede di Parlamento Europeo. Senza confronto e senza novità sostanziali sulle richieste alla base delle nostre mobilitazioni, nel mese di gennaio proseguiremo con 48 ore di sciopero, le cui date verranno comunicate non appena sentite la basi associative”.
I numeri della fuga di medici, dirigenti sanitari, infermieri ed ostetriche dalle corsie italiane in favore degli ospedali di altri paesi europei, denunciano i leader sindacali, “sono sempre più allarmanti e la mancanza di una seria politica di investimenti nel sistema sanitario e nel suo capitale umano non lascia alcuna speranza per il futuro. Un’emorragia che avvicina il Ssn al baratro verso cui la politica lo sta spingendo da anni, con la differenza che ora non c’è più tempo per salvarlo. Siamo a un punto di non ritorno. Le nostre richieste – proseguono – rappresentano non solo legittime rivendicazioni delle categorie che rappresentiamo, ma vere e proprie parole d’ordine che mirano a migliorare il sistema di cure nel suo complesso tenendo conto anche delle implicazioni che possono avere sui cittadini. Pensiamo alla situazione dei luoghi di lavoro in cui operiamo venuta tristemente alla ribalta dopo l’incendio all’ospedale di Tivoli che ha fatto emergere prepotentemente lo stato di abbandono di molti ospedali.
Quello della manutenzione delle infrastrutture è un ulteriore tassello di un puzzle che nessuno si prende cura di comporre. E dire che l’Italia ha a disposizione i fondi del PNRR per opere di ammodernamento, ma non sanno bene come utilizzarli”. “Siamo sempre più determinati – concludono Di Silverio, Quici e De Palma – a uscire dal vicolo cieco in cui la politica ci costringe da almeno 20 anni e siamo disposti a tutte le azioni sindacali per affermare la nostra dignità di professionisti e riprenderci la considerazione che meritiamo. Sappiamo di avere al nostro fianco milioni di italiani che alla sanità pubblica si rivolgono ogni giorno e che alla sanità pubblica non possono rinunciare”.





