Tantissime sono le incognite per il futuro. Ed a mio avviso, sempre per il solito vizietto che ho di “volare alto” e guardare la foresta e non l’albero, ci sono dei punti chiave che andrebbero affrontati e non abbandonati allo sviluppo casuale.
1- Il capitalismo ha vinto, almeno per ora. Ma la finanza ha assorbito troppe risorse che avrebbero potuto essere usate meglio. Del resto, perché faticare a costruire imprese con impiegati rompiballe e problemi connessi, quando con dei click si guadagnano fortune? Questo fenomeno, oltre che creare bolle speculative inimmaginabili, ha avvelenato uno sviluppo piú armonico delle societá. I ricchi sempre piú ricchi, e la classe media in asfissia. Il tutto dovuto anche alla moda emersa negli anni ’90 di andare a produrre nei Paesi poveri e rivendere in quelli ricchi. Ormai, ex ricchi.
2 – Le imprese, quelle che restano, devono produrre e soprattutto vendere. Oggi vendono ancora a due miliardi di persone abbastanza bene, a due miliardi piú o meno, a quattro miliardi per niente. Sembra evidente che se vogliono continuare a vendere telefoni, dopo che ne hanno venduti quattro a ciascuno da noi, due a ciascuno da quelli “piú o meno”, agli altri quattro non potranno venderne nessuno se non li mettono in grado di comperarli.
3 – i traffici marittimi ed aerei sono esagerati. Produrre un jeans in cinque continenti, contribuisce in modo determinante a distruggere il Pianeta. É inutile, per l’Ambiente, che parlino di auto elettriche, o imprese “pulite”. Sono solo nuovi modi per prendere soldi dalle nostre tasche e regalarli alle imprese, come al solito.
Ci sarebbe tanto altro di cui parlare, ma non posso abusare di chi mi legge. Dunque, semplicemente, ripeto per l’ennesima volta, che siamo al punto di svolta, e non ci saranno altre occasioni.
Ci vogliono leggi che supertassino la speculazione e la proibiscano per certi prodotti troppo “innovativi”. Ci vuole uno sviluppo nei Paesi “poveri” per creare i consumatori necessari a vendere le sovraproduzioni nostre. (ed a farli restare a casa loro). Ci vuole una politica energetica globale per fare un piano “sostenibile” economicamente e ambientalmente per TUTTI.
Quindi, e mi fermo, si deve uccidere la geopolitica e la speculazione, per ritornare ad investire in modo programmato ed efficace. A livello globale. La concorrenza si deve fare con le idee, non con lo sfruttamento. E la gente deve capire che collaborare é piú produttivo che competere all’arma bianca.
L’alternativa? La vedremo presto, se non si fa un bagno di intelligenza ( magari artificiale).
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