
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista a Bloomberg da Davos, ha detto che qualsiasi forza di peacekeeping in Ucraina deve includere gli Stati Uniti, spiegando che gli alleati europei non hanno abbastanza soldati da rappresentare un deterrente realistico per Vladimir Putin.
“Non può essere senza gli Stati Uniti”, ha affermato Zelensky premendo su Donald Trump e Xi Jinping affinché usino la loro influenza per aiutare a mettere fine alla guerra in Ucraina.
Zelensky ha detto che qualsiasi accordo di pace con la Russia richiederebbe almeno 200mila soldati europei per sorvegliarlo.
Zelensky ha detto che dato il piccolo numero di truppe ucraine rispetto a quelle russe, “abbiamo bisogno di contingenti con un numero molto forte di soldati” per garantire qualsiasi accordo di pace. “Da tutti gli europei? Duecentomila. E’ un minimo. Altrimenti non è niente”, ha detto.
Zelensky ha aggiunto che qualsiasi altro accordo sarebbe simile alla missione di monitoraggio guidata dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) nell’Ucraina orientale che si è disintegrata quando la Russia ha lanciato la sua invasione su larga scala nel febbraio 2022. “Avevano uffici e basta” ha detto Zelensky, sottolineando la necessità dal punto di vista ucraino di una forza armata per prevenire ulteriori attacchi russi.
Per tutta risposta arriva la notizia che Trump vuole “tagliare di un quinto” – circa 20mila uomini – il contingente Usa e intende chiedere un “contributo finanziario” per il mantenimento delle truppe restanti su questo lato dell’Atlantico.
“Il ragionamento di Trump – confida all’ANSA una fonte diplomatica europea – è che le truppe a stelle e strisce rappresentano un deterrente e dunque il loro costo non può essere sostenuto solo dai contribuenti americani”.
Trump è tornato a battere sul tasto del 5% del Pil come nuovo standard Nato. Si tratta di un target enorme.
In Europa poi c’è chi segue apertamente Trump. “Ha ragione a dire che non spendiamo abbastanza per la difesa”, ha dichiarato l’alto rappresentante Kaja Kallas nel corso del suo intervento alla European Defence Agency (Eda). “L’anno scorso i Paesi Ue hanno speso collettivamente una media dell’1,9% mentre la Russia è al 9%”. Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius è andato oltre. “La Lituania destinerà nei prossimi anni il 5-6% alla difesa: io sono lituano e sarò dunque di parte ma credo sia quello di cui abbiamo bisogno”, ha commentato. Al netto delle bordate di Trump, c’è una roadmap precisa per rimettere l’Ue in carreggiata. Si parte con l’informale dei 27 leader del 3 febbraio, dedicato appunto alla difesa, e il dibattito darà indicazioni chiave per stilare il “libro bianco” a cui stanno lavorando in tandem Kallas e Kubilius.
Rimane aperta la questione fondamentale. Con la follia green che continua a guidare le politiche di Bruxelles e con la conseguente depressione del Pil europeo cosa vogliono fare i 30 mila burocrati che di fatto governano il carrozzone (i politici sono solo l’avanspettacolo)? Eliminare il welfare. Distruggere il sistema pensionistico?
Forse è ora di fare davvero i conti con la realtà e mandare a casa gli incapaci.





