La CGIL di Brescia tenta di scaricarlo con scuse pietose: “Non frequenta la moschea” – L’italo marocchino è ritenuto capace di “sviluppare una strategia rivoluzionaria” – Rifondazione comunista giustifica Hamas
Youssef Siher, italo-marocchino è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.
Secondo gli investigatori è la mente del Movimento 17 ottobre, nato sulle macerie dei saccheggi dei maranza a Milano e diventato in una settimana la cabina di regia della piazza.
Trent’anni, liceo a Salò, laurea in comunicazione e magistrale in Scienze politiche alla Statale di Milano, membro del Senato accademico, presidente degli studenti universitari musulmani, uno stage all’ISPI, anni di articoli sul Fatto Quotidiano.
Driss Enniya, responsabile dell’Ufficio immigrati della Cgil di Brescia ci annuncia che: «Non frequenta la moschea né le attività che il centro culturale islamico propone ai giovani».
In buona sostanza non è musulmano o se lo è lo sui generis. Che sia laico? Siamo al delirio.
Sua moglie, Sagia Hammoud, origini libanesi, attivista come il marito del gruppo Giovani palestinesi di Milano, laureata in International studies and EU institutions alla Statale di Milano, iscritta a un master in Conflict and development studies all’Università di Gand, in Belgio, lavora come coordinatrice dei mediatori linguistici dell’Associazione Lachesi, realtà del terzo settore nata nel 2014 e attiva tra Como e Milano. Anche lei è indagata per gli stessi reati del marito.
Non si diventa cabina di regia se non si è inseriti in un network più ampio. E il network lo ha indentificato Fox News, come è ampiamenti riportato nell’articolo che ho pubblicato lunedì.
Il movimento globale “Chaos Inc.”: rete rosso verde con 101 gruppi
E, infatti, Youssef Siher avrebbe avuto una conoscenza degli strumenti informatici tale da poter “sviluppare una strategia rivoluzionaria”. È questo uno degli elementi valorizzati dai PM nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere, nella quale si ritiene sussistente, oltre al pericolo di fuga, anche quello di reiterazione del reato.
Nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare proposta dalla PM del dipartimento antiterrorismo Francesca Crupi, che coordina le indagini con il procuratore Marcello Viola, si evidenzia che Siher ha “un profilo di spicco nel movimentismo” e ha dimostrato “particolare abilità” dato che in pochi giorni è riuscito a creare un gruppo ‘social’, attualmente di quasi 9 mila followers, la maggior parte dei quali propensa a mettere in atto “condotte criminose contro l’ordine pubblico”.
Inoltre, riguardo al rischio di reiterazione del reato, avrebbe una “conoscenza degli strumenti informatici idonea a sviluppare una strategia rivoluzionaria” anche mediante la redazione di comunicati in grado di “concentrare in piazza migliaia di persone”.
Quanto alle istruzioni fornite agli utenti denoterebbero “un chiaro disegno strategico” poiché i luoghi di concentramento indicati sarebbero risultati strategici “al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine”. Sabato, dopo l’intervento di inquirenti e investigatori, i canali social sono stati bloccati.
Siher si avvale della facoltà di non rispondere
Ieri Youssef Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti alla GIP Tiziana Landoni nel carcere di San Vittore, a Milano, dove c’è stata l’udienza di convalida del fermo.
I messaggi diffusi online da Youssef Siher sarebbero una “dichiarazione di guerra continua deliberatamente volta, e sicuramente idonea, a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile”, riporta la richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere.
Secondo i PM il ricercatore era a “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone. Le istruzioni fornite agli utenti – sottolineano i magistrati milanesi – denotano un chiaro disegno strategico. Le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano infatti strategiche per impedire i controlli delle forze dell’ordine. L’ideologia manifestata è tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”.
Gli investigatori sono riusciti a rintracciarlo sabato mattina grazie al telefono della moglie, dato che il suo cellulare era spento e non localizzabile. La donna ora risulta indagata insieme al marito, anche se per lei non è stata chiesta alcuna misura restrittiva.
Gli elementi che hanno portato la procura di Milano a contestare l’aggravante del terrorismo sono aver citato come modello di riferimento per scendere in piazza il ‘manuale di rivolta egiziano’, un libretto segreto distribuito clandestinamente nel 2011 durante la Primavera Araba, e l’invito a replicare la situazione francese.
Nel provvedimento del Pm c’è scritto che Youssef Siher “ha contatti con ambienti antagonisti, quali il movimento BDS, il Fronte della Gioventù Comunista e varie realtà sindacali di Firenze e Brescia, oltre a n.m.i. Centri sociali del Nord Est Italia”.
Che cos’è il movimento BDS
Il BDS è una campagna globale promossa dalla società civile palestinese a partire dal 2005. Si ispira storicamente al movimento di boicottaggio contro l’apartheid in Sudafrica e punta a esercitare pressione economica, culturale e politica su Israele attraverso tre assi fondamentali: boicottaggio di prodotti, aziende, eventi culturali o accademici israeliani o legati a società che operano nei territori occupati; disinvestimento (Pressione su banche, fondi d’investimento, enti e università affinché ritirino i propri capitali da aziende collegate all’occupazione o all’industria bellica israeliana); sanzioni (richiesta ai governi internazionali di imporre embargo sulle armi e sanzioni economiche e diplomatiche a Israele).
Nelle attività di attivismo di Youssef Siher (e della rete di collettivi e movimenti giovanili universitari a lui riconducibili, come l’area dei Giovani Palestinesi e i collettivi studenteschi), la piattaforma del BDS rappresenta uno degli strumenti operativi principali.
Siher e i gruppi della galassia pro-Palestina con cui ha collaborato hanno sostenuto attivamente le campagne di boicottaggio nelle università (come la richiesta di sospendere gli accordi di cooperazione scientifica con atenei o aziende della difesa israeliane) e contro specifici marchi internazionali e catene commerciali accusate di sostenere Israele.
Se il BDS nasce e si definisce come un movimento di resistenza nonviolenta, nell’ambito delle indagini della magistratura su Siher e sul “Movimento 17 ottobre”, gli inquirenti hanno analizzato come le istanze tradizionali del movimento (inclusi i messaggi e gli appelli al boicottaggio) venissero intercettate, veicolate e affiancate a forme di mobilitazione di piazza e di contestazione più radicale ed eversiva.
Inoltre Siher è il presidente dal 2024 dell’Organizzazione Alba nascente.
Secondo gli investigatori e le schede della Sezione Antiterrorismo, Alba Nascente è stata concepita come una piattaforma logistica e ideologica volta a veicolare in Italia la propaganda e le narrazioni di organizzazioni palestinesi (inclusi Hamas e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – FPLP).
Attraverso Alba Nascente e la sua costola operativa (il “Movimento 17 ottobre”), Siher organizzava la gestione logistica delle manifestazioni di piazza e la diffusione dei contenuti di protesta sui canali social e Telegram.
Le analisi della magistratura e dei servizi d’informazione ipotizzano che la sigla fungesse da presunta “cerniera” o terminale italiano collegato a reti d’influenza più ampie riconducibili all’Islam politico transnazionale e alla galassia della Fratellanza Musulmana.
Siher infiltrato più che disagiato
Di certo Youssef Siher non è il ritratto del disagio sociale, ma uno che ha frequentato il gotha dell’intellighenzia italiana.
Youssef Siher ha tutto dell’infiltrato, del nemico che abita a casa tua, parla la tua lingua, studia nelle tue università, scrive sui tuoi giornali. I servizi lo avevano segnalato già nel 2024.
Avrebbe fondato l’organizzazione “Alba nascente” per diffondere la propaganda di Hamas e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina e tenere i rapporti con l’antagonismo di estrema sinistra.
I rapporti e i collegamenti tra Youssef Siher e Mohammad Hannoun sono al centro di accertamenti investigativi e giudiziari coordinati dalle procure e dalle forze dell’ordine italiane (in particolare tra le procure di Milano e Genova).
Entrambi sono figure note all’interno dell’attivismo e della rete di supporto alla causa palestinese in Italia. Mohammad Hannoun è stato presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (API) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), mentre Youssef Siher è un ricercatore e attivista, noto per essere stato tra i fondatori di associazioni giovanili universitarie e l’amministratore del cosiddetto “Movimento 17 ottobre”.
A seguito dei provvedimenti giudiziari e delle indagini che hanno coinvolto Mohammad Hannoun (finito al centro di un’inchiesta genovese con l’accusa di presunti finanziamenti e dirottamento di fondi verso Hamas), gli inquirenti della sezione antiterrorismo hanno avviato approfondimenti sui possibili contatti, relazioni operative o reti d’interazione tra Siher e i soggetti coinvolti nell’indagine su Hannoun.
Due filoni di indagini sui rapporti con Hamas
l tema dei rapporti con Hamas è al centro di due distinti (ma paralleli) filoni d’indagine della magistratura e delle sezioni antiterrorismo in Italia.
Per quanto riguarda Mohammad Hannoun (presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia e dell’ABSPP), la Procura e la DDA di Genova contestano un ruolo diretto nel sostegno finanziario ad Hamas.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, le associazioni gestite da Hannoun raccoglievano fondi ufficialmente destinati ad aiuti umanitari per la popolazione palestinese, ma oltre il 70% di queste somme sarebbe stato dirottato per finanziare direttamente l’organizzazione di Hamas.
L’indagine ha evidenziato presunti contatti con alti esponenti di Hamas e dichiarazioni di supporto. Inoltre, Hannoun e le sue organizzazioni erano già stati inseriti nella blacklist dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti con l’accusa di aver inviato milioni di dollari al gruppo.
Per quanto riguarda Youssef Siher (ricercatore e fondatore del “Movimento 17 ottobre”), le contestazioni relative ad Hamas si muovono su un piano ideologico e di verifica di contatti.
Gli investigatori e gli 007 hanno evidenziato come Siher abbia più volte espresso supporto ed elogio pubblico sui canali social in merito agli attacchi condotti da Hamas.
Nell’ambito degli accertamenti condotti dalle Procure di Milano e Genova, la sezione antiterrorismo sta effettuando verifiche per accertare se vi siano stati contatti operativi o diretti tra Siher (e le sue sigle di protesta) e la rete di associazioni faro e soggetti (incluso il gruppo riconducibile ad Hannoun) finiti sotto inchiesta per i presunti finanziamenti destinate ad Hamas.
I contatti con ambienti antagonisti
Siher ha contatti con ambienti antagonisti, con il Fronte della gioventù comunista, varie realtà sindacali oltre ai centri sociali.
Le indagini condotte dalla Procura e dalla Sezione Antiterrorismo della Digos nell’ambito dell’inchiesta sul “Movimento 17 ottobre” evidenziano proprio una fitta rete di contatti e trasversalità politiche intessuta da Youssef Siher.
Gli investigatori descrivono la sua figura come quella di un “connettore” o unificatore capace di intercettare e coordinare diverse anime della contestazione e della protesta di piazza in Italia.
Dagli accertamenti informatici e sui canali di comunicazione (Telegram e Instagram) emersi nel decreto di perquisizione e fermo, risultano interlocuzioni e contatti con organizzazioni studentesche e giovanili della sinistra radicale, tra cui il Fronte della Gioventù Comunista.
Siher ha sviluppato relazioni con collettivi universitari e realtà dei centri sociali locali (da Milano a Bologna, Torino e Firenze), cercando di convogliare la galassia antagonista all’interno delle mobilitazioni di piazza e delle piattaforme social di protesta pro-Palestina e contro le politiche governative.
Gli inquirenti hanno tracciato collegamenti e interazioni anche con esponenti e sigle del sindacalismo di base (come realtà sindacali locali operanti tra Firenze e altre città), attive nel coordinamento di scioperi, blocchi e manifestazioni di piazza.
L’aspetto ritenuto di maggior interesse investigativo dalla magistratura è proprio la capacità di Siher di fare da “cerniera” tra l’area antagonista/comunista tradizionale, il mondo del sindacalismo antagonista e l’attivismo pro-Palestina (con le relative verifiche sui contatti con ambienti dell’Islam politico e figure come Mohammad Hannoun).
La pista che gli investigatori seguono porta ai Fratelli Musulmani.
L’8 ottobre il Parlamento europeo ha chiesto di valutare se inserire gli enti e le persone legati ai Fratelli Musulmani nella lista delle organizzazioni terroristiche e di mettere sotto la lente le loro reti giovanili e studentesche. Il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro. Ecco un motivo che rende evidente il “Campo” sia “Marcio”.
I principali paesi del mondo arabo che hanno designato ufficialmente la Fratellanza Musulmana (al-Ikhwān al-Muslimūn) come organizzazione terroristica e la considerano fuorilegge sono:
1. Egitto – anno di bando 2013 – luogo d’origine del movimento (fondato nel 1928 da Hassan al-Banna). In seguito alla deposizione del presidente Mohamed Morsi (esponente della Fratellanza) nel luglio 2013, il governo egiziano ha ufficialmente classificato il gruppo come organizzazione terroristica, confiscandone i beni e arrestandone la leadership.
2. Arabia Saudita – anno di bando 2014 – Nonostante decenni di relazioni alterne, il Regno dell’Arabia Saudita ha inserito ufficialmente la Fratellanza Musulmana nella lista nera dei gruppi terroristici nel marzo 2014, considerandola una minaccia per la stabilità interna e per il modello monarchico.
3. Emirati Arabi Uniti (EAU) – anno di bando 2014 – Gli EAU hanno adottato una linea particolarmente rigida contro l’islamismo politico, mettendo al bando il gruppo e la sua affiliata locale (al-Islah) nel novembre 2014, classificando l’intera rete come organizzazione terroristica.
4. Bahrain – anno di bando 2014 – In linea con le decisioni prese dagli alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita ed EAU), il Bahrain ha dichiarato la Fratellanza Musulmana organizzazione terroristica nel marzo 2014.
5. Siria – anno di bando 1980 (Legge n. 49) / 2012 – Sotto il regime di Hafez al-Assad, l’appartenenza alla Fratellanza Musulmana venne resa un reato punibile con la pena di morte dopo le rivolte degli anni ’70 e ’80.
Con la guerra civile e le nuove normative anti-terrorismo, la Fratellanza è rimasta considerata a tutti gli effetti un gruppo terroristico e nemico dello Stato dal governo siriano.
Giordania – Nel 2020, la Corte di Cassazione giordana ha ordinato lo scioglimento formale del ramo locale dei Fratelli Musulmani per mancato adeguamento alle leggi sulle associazioni.
Inoltre, nel contesto internazionale (tra cui le designazioni adottate da Paesi terzi per specifiche branche), la presenza politica del gruppo e del suo braccio politico (Fronte Islamico d’Azione) ha subito pesanti restrizioni e pressioni legali.
Al contrario di Egitto, Arabia Saudita ed EAU, Paesi del mondo arabo-islamico come il Qatar e la Turchia hanno storicamente offerto asilo, copertura mediatica o sostegno politico agli esponenti della Fratellanza Musulmana.
Il manuale delle Primavere arabe
Gli accertamenti investigativi condotti dalla Procura di Milano e dalla Digos nell’ambito delle indagini sul “Movimento 17 ottobre” indicano che tra il materiale informatico e i canali Telegram riconducibili a Youssef Siher figura proprio un documento di propaganda operativo ispirato ai vademecum usati durante le proteste in Egitto nel 2011.
Dalla perquisizione dei dispositivi di Siher (e dalle chat diffuse sui canali Telegram e Instagram gestiti insieme alla moglie Sagia Hammoud) è emerso un vero e proprio “manuale della rivoluzione”.
Tale documento è modellato sui prontuari distribuiti in Egitto (e utilizzati all’epoca della Prima Primavera Araba del 2011, dove ebbero un ruolo chiave la rete dei Fratelli Musulmani e vari movimenti di piazza).
Il testo diffuso e conservato conteneva istruzioni tattiche per la guerriglia urbana e la gestione dei disordini di piazza.
Tecniche di attacco e difesa: modalità per fronteggiare le cariche della polizia e oltrepassare o bloccare i veicoli blindati delle forze dell’ordine.
Protezione dai lacrimogeni e abbigliamento: consigli pratici su come vestirsi e come proteggersi dai gas delle forze dell’ordine.
Reclutamento e coordinamento: indicazioni su come organizzare la mobilitazione di massa, coordinare i manifestanti e individuare obiettivi.
Secondo i magistrati della Procura di Milano (che gli contestano l’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e l’intento eversivo), la diffusione di queste istruzioni di piazza di derivazione mediorientale serviva ad alzare il livello dello scontro e alimentare il disordine pubblico nelle manifestazioni italiane.
I Fratelli Musulmani
Il rapporto tra i Fratelli Musulmani (al-Ikhwān al-Muslimūn) e le Primavere Arabe (esplose tra la fine del 2010 e il 2011) costituisce uno dei momenti di svolta più cruciali della storia contemporanea del Medio Oriente e del Nord Africa.
Le rivolte popolari in Tunisia, Egitto, Libia e Siria non furono innescate dai Fratelli Musulmani. A guidare le prime fasi della piazza furono movimenti giovanili, attivisti pro-democrazia, laici e lavoratori precari scesi in strada per motivi socio-economici e contro la repressione dei regimi autoritari.
La Fratellanza (in particolare in Egitto) inizialmente mantenne una posizione di attesa per evitare dure ritorsioni immediate. Quando apparve chiaro che i regimi (come quello di Hosni Mubarak in Egitto) stavano crollando, il movimento mise in campo la propria ben strutturata macchina organizzativa, mobilitando i propri sostenitori e offrendo supporto logistico nelle piazze.
In virtù di decenni di presenza sul territorio (attraverso reti assistenziali, beneficenza, scuole e moschee) e dell’assenza di altri partiti ben organizzati dopo la caduta dei dittatori, i movimenti riconducibili alla Fratellanza ottennero storici successi elettorali tra il 2011 e il 2012:
Egitto – I Fratelli Musulmani fondarono il Partito Libertà e Giustizia. Vinsero le prime elezioni parlamentari libere e, nel giugno 2012, il loro esponente Mohamed Morsi venne eletto Presidente della Repubblica.
Tunisia – Il movimento Ennahda (ispirato all’islamismo moderato della Fratellanza e guidato da Rached Ghannouchi) vinse le elezioni costituenti del 2011, guidando una coalizione di governo.
Marocco – Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), d’ispirazione islamista vicina alla linea riformista, andò al governo a seguito della riforma costituzionale.
Libia e Siria – Branche collegate alla Fratellanza parteciparono attivamente alla transizione o all’opposizione politica e armata contro i rispettivi regimi.
I limiti del governo e la controrivoluzione (2013)
L’ascesa dei Fratelli Musulmani entrò rapidamente in crisi per diversi fattori strategici e geopolitici.
In Egitto, la presidenza Morsi venne accusata da ampi settori della società civile, dai laici e dai liberali di voler accentrare il potere, islamizzare le istituzioni e di non essere in grado di risanare la gravissima crisi economica. Nel luglio 2013, a seguito di imponenti proteste di piazza (movimento Tamarrod), l’esercito guidato dal generale Abdel Fattah al-Sisi depose Morsi con un golpe. Seguirà una durissima repressione, culminata con la strage di piazza Rabaa al-Adawiya, l’arresto dei vertici e la dichiarazione dei Fratelli Musulmani come “organizzazione terroristica”.
A differenza dell’Egitto, in Tunisia il partito Ennahda scelse una via di compromesso politico e di mediazione con le forze laiche, cedendo temporaneamente il potere per evitare il crollo democratico, anche se negli anni successivi subì un progressivo ridimensionamento.
Siher: il 7 ottobre “atto rivoluzionario”
Il 7 ottobre 2023, il giorno in cui Hamas massacrava i civili israeliani, sotto un post di solidarietà a Israele Siher avrebbe scritto “Allahu Akbar”. In un articolo, a quanto si legge, definiva la strage “un atto rivoluzionario di decolonizzazione”. Sui suoi profili compariva “vinceremo o moriremo”.
Su Instagram, come foto profilo, c’è il dipinto di un miliziano con la kefiah e il giubbotto tattico, seduto su una poltrona con un bastone in mano e un drone sopra la testa: gli ultimi istanti di Yahya Sinwar, il capo di Hamas, la mente del 7 ottobre. Accanto, in arabo, una frase: “Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine”.
I rapporti con Noname
Gli investigatori ipotizzano anche una saldatura con gli hacker filorussi di “Noname”, già protagonisti di attacchi “dos”, che saturano gli indirizzi web, contro siti istituzionali italiani. Per il comando interforze Intel la minaccia era di livello elevato.
Il 23 ottobre, secondo la ricostruzione degli investigatori, “Noname057(16)” e il “Dark Storm Team”, anch’esso filorusso, avevano annunciato sui propri profili il sostegno alle manifestazioni in Italia e in Francia; Telegram ha poi bannato i loro canali.
Si sarebbe aggiunta anche la crew sudasiatica “Bd Anonymous”, vicina alla causa pro Pal, che già a febbraio, prima delle Olimpiadi Milano-Cortina, e nel 2023 aveva colpito con attacchi ddos enti italiani: nel suo caso, però, oltre ai messaggi di sostegno non risultano intenzioni offensive verso l’Italia. Sulla pista russa è intervenuto Vladimir Putin, che in un’intervista alla TV di Stato citata dalla Tass ha respinto le accuse sui disordini nei Paesi europei.
Le reazioni dei sani di mante e del “Campo Marcio”
Vincenzo De Luca, che con il PD ha fatto il governatore per dieci anni, ha proposto una cura per il loro “disagio”: “Se hai una manganellata fra capo e collo, è pure questa una bella lezione che non si dimentica”.
Mentre le città si blindavano, Elly Schlein accusava Giorgia Meloni di criminalizzare un’intera generazione.
Il Pd sposta Crisanti in Rifondazione Comunista per consentire la partecipazione alle elezioni senza raccogliere le firme e, con un tempismo eccezionale, il segretario di Rifondazione, Maurizio Acerbo, riesce a scrive il seguente tweet: “quindi? È vietato inneggiare ad Hamas?”.
Ecco perché il “Campo” è “Marcio”.
Pensare costoro al governo del Paese fa tremare non solo i polsi.





