I provvedimenti relativi a Covid-19 e le loro tragiche conseguenze.
Questi articoli sono tratti dal dossier steso da Silvano Danesi nell’anno più buio del Covid. Dossier che si concluso il 30 luglio 2020.
Focus – Vaccinopolis: il vaccino a tutti i costi

Premesso che non ho alcuna posizione ideologicamente contraria ai vaccini, vista la particolare situazione presentata dalle manovre attuali attorno al vaccino per Coronavirus, entriamo in Vaccinopolis, il set dove si sta girando il reality show del vaccino anti Covid-19, facendoci guidare da alcuni dati che con la fiction hanno poco a che fare, anche se sono usati per darle corpo e parvenza di realtà.
1° dato di fatto – Il ministro Roberto Speranza ha annunciato che insieme ai ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, ha sottoscritto un contratto con AstraZeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione.
Il vaccino sarà sviluppato da una collaborazione con l’azienda Advent Irbm di Pomezia.
L’IRBM Science Park SpA è una società italiana, fondata nel 2009 a Pomezia, operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Nei laboratori dell’IRBM, i ricercatori della società partecipata Advent hanno messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica GSK.
L’IRBM Science Park SpA nasce come spin-off dell’Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare P. Angeletti SpA (IRBM), fondato nel 1990 come joint venture tra la multinazionale farmaceutica americana Merck Sharp & Dohme (MSD) e l’italiana Sigma Tau.
Dal 2000 al 2009 l’IRBM è di proprietà della sola Merck, anno in cui il colosso americano si fonde con la azienda farmaceutica americana Schering Plough, prendendo il nome di Merck & Co., e decide di dismettere il centro italiano nell’ambito di un processo di ristrutturazione internazionale e riorganizzazione dei processi di ricerca di base. La Merck e Co. cede il Centro di Ricerca ad una nuova società, la IRBM Science Park, di proprietà di Piero Di Lorenzo.
2° dato di fatto – Il vaccino promesso da AstraZeneca è in fase di ricerca con l’Università di Oxford. Tecnicamente ancora il vaccino non esiste e attualmente presenta alcune criticità.
C’è, infatti, il pericolo che si verifichi la cosiddetta ADE (Antibody dependent enhancement), fenomeno a seguito del quale gli anticorpi prodotti dal vaccino non solo non proteggono dall’infezione, ma addirittura facilitano l’ingresso del virus all’interno delle cellule. Inoltre il vaccino potrebbe arrivare in ritardo, ossia a fine anno p, addirittura, all’inizio del 2021.
Il 18 aprile 2020 il Corriere della Sera raccoglie la dichiarazione dell’AD e Presidente Piero Di Lorenzo che insieme allo Jenner Institute della Oxford University ha messo a punto un prototipo di vaccino contro il Coronavirus (Agtw /CorriereTv): «Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati del prototipo di vaccino anti Covid-19 su 550 volontari sani, entro giugno saranno tutti vaccinati ed entro fine settembre potremmo avere il responso di questa sperimentazione». Piero Di Lorenzo poi però precisa «nessuna illusione, se il vaccino dimostrerà la sua efficacia in autunno, sarà disponibile a fine anno per le categorie più fragili. Ma a marzo aprile dell’anno prossimo non si pensi che il vaccino sia già disponibile nelle farmacie».
3° dato di fatto – L’allegato 10 del DPCM 25.3.2020 afferma chiaramente che il ritorno alla normalità avverrà soltanto con il reperimento di una CURA O di un VACCINO.

La cura c’è, il vaccino ancora no. Il plasma, come ormai è clinicamente dimostrato, consente la guarigione. Ci sono, inoltre, molti altri farmaci che possono rientrare nella cura, rendendo il Covid-19 una malattia affrontabile e curabile.
4° dato di fatto – L’articolo 32 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Molte Corti e organizzazioni internazionali hanno sottolineato che la salute non è semplice assenza di malattia, ma “completo benessere fisico e psichico”.
Ci sarà da riflettere anche su questo, quando faremo i conti con le discussioni relative alla “passeggiata”, o “corsetta” e alla folle idea di tenere gli anziani carcerati in casa fino alla fine dell’anno.
Un’attività sportiva non pericolosa, realizzata rigorosamente in solitario e senza alcuna interazione fisica con altre persone, non avrebbe aumentato i rischi di contagio, né la pressione sulle strutture ospedaliere.
E avrebbe invece contribuito in modo significativo al benessere fisico e psichico delle persone. E questo fa capire che le idee dei cosiddetti commissari o competenti andavano nella direzione contraria alla salute del cittadino.
A partire dagli anni Settanta del Novecento, inoltre, la giurisprudenza ha iniziato a considerare il diritto a un “ambiente salubre” come ulteriore condizione necessaria per rendere effettivo il diritto alla salute.
Veniamo alla questione dei vaccini
La Costituzione (art. 32) afferma che la salute non è soltanto un “diritto dell’individuo”, ma anche un “interesse della collettività”.
La prima ragione di ciò è evidente: mantenere un elevato grado di “benessere fisico e psichico” della popolazione è utile a tutti.
L’importanza anche “collettiva” della salute può talora giustificare trattamenti sanitari obbligatori, come per esempio, soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge, alcuni vaccini.
Lo ha riconosciuto recentemente la Corte costituzionale, respingendo un ricorso della Regione Veneto, che si era appunto lamentata dei vaccini obbligatori (Corte costituzionale n. 5/2018).
Naturalmente la legittimità di questo genere di misure estreme viene subordinata dalla Corte ad una serie di condizioni, quali: circostanze tali da richiedere un “patto di solidarietà” tra cittadino e Stato; conseguenze negative assenti o normalmente tollerabili per il soggetto obbligato; indennizzo nei limitatissimi casi di conseguenze più serie, a prescindere da colpe; ragionevolezza scientifica (concetto questo flessibile e dinamico).
Quando si guarda a un diritto costituzionale per volta, sembra tutto relativamente semplice, ma quando si guarda l’insieme le cose sono più complesse.
La nostra Costituzione non usa le parole a caso e una sola volta utilizza l’espressione: “In nessun caso”, nell’articolo 32, quando viene introdotto il concetto di “dignità della persona”: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
È del tutto evidente che l’obbligo vaccinale non può essere imposto da alcun dispositivo commissariale e nemmeno da un DPCM, non può essere imposto da un Governatore di Regione; può essere imposto da una legge e in nessun caso può violare i limiti imposti al rispetto della persona umana.
L’obbligo vaccinale è una questione complessa che nessun commissario, nessun ministro e nessun presidente del Consiglio ha il diritto di imporre; è materia legislativa e deve coinvolgere necessariamente le due Camere.
Vediamo ora la finzione che sostiene tutta la sceneggiata del reality show in registrazione sul set di Vaccinopolis: la seconda ondata.
Ci sono esperti che spergiurano che ci sarà una seconda ondata, ma molti sono di parere opposto. Lo stesso Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, su Repubblica ha detto: “Non credo arrivi, magari avremo tante piccole ondine”.
Il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri su Radio 1 (lunedi 15 giugno 20202) ha detto: “Una seconda ondata sembra non esserci” e sul vaccino ha aggiunto che “è prematuro pensare di poterlo già avere a settembre, ma potrebbe arrivare a fine anno o a inizio 2021”.
Antony Fauci, a capo dell’Istituto delle malattie infettive statunitense (Niaid), partner della multinazionale Moderna per lo sviluppo del vaccino, in un’intervista pubblicata sul Jurnal of american medical association (Jama) ha osservato che “non c’è mai garanzia che il vaccino sia efficace” e si dice “incerto sulla durata della risposta immunitaria”.
Da dove nasce, dunque, tutto questo decisionismo italiano per imporre a tutti i costi un vaccino?
Dietro le quinte di Vaccinopolis
Qui è necessario entrare dietro le quinte del set di Vaccinopolis.
Nel 2011 un’epidemia di morbillo debitamente enfatizzata ha fatto sì che, con l’impegno dell’allora ministro Lorenzin, l’Italia sia stata messa in prima posizione nella Global health security agenda. Il 28 settembre 2014 (Renzi è presidente del Consiglio) l’Italia è stata designata per i successivi cinque anni quale capofila delle strategie e delle campagne vaccinali nel mondo.
Il 13 aprile 2016 la multinazionale britannica Glaxo Smith Kline (GSK) si è detta pronta a scommettere un miliardo in Italia, metà dei quali per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini.
E qui entra in scena anche Gavi, fondazione privata di diritto svizzero, non costituita in base ad un trattato internazionale, nata nel 2000 in ragione di un’idea di Bill e Melinda Gates, che hanno offerto 750 milioni a condizione che istituzioni internazionali, governo e settore privato, nonché società civile, fossero disponibili ad unirsi all’impresa.
In questo modo Gavi riuscì a inserire i vaccini nell’agenda globale 2011 – 2020, dove nel frattempo (2014) l’Italia era diventata capofila. Gavi nel 2002 aveva acquistato società farmaceutiche per un totale di 205 milioni.
Gavi dal 2000 al 2034 ha impegnato 23,5 miliardi. L’Italia nel 2006 ha partecipato con un impegno ventennale di 635 milioni di dollari attraverso gli strumenti finanziari IFFIM (International finance facility for immunisation) e AMC (inserito in Finanziario già nel 2008 da Romano Prodi).
Finanziamenti diretti a Gavi l’Italia non ne aveva mai dati fino al 2016, quando sotto il Governo Renzi annunciò un contributo di 120 milioni di dollari per il periodo 2016 – 2020.
Conte ha dato 80 milioni di Euro per Gavi, più 120 a sostegno dei vaccini per il 2021 2025, più 150 milioni fino al 2030 con IFFIM.
Il 27 giugno è programmata la campagna Global Goal Units dell’Onu, appoggiata dall’Ue e dall’Oms e finanziata dal Global Fund di Bill e Melinda Gates e dalle fondazioni Bloomberg e Rockefeller.
Il presidente del Consiglio Conte, durante gli Sati Generali ha twittato con la cantante Miley Cyrus che ha chiesto solidarietà per la Ong Global Citizen che vuole l’esclusiva di distribuzione del vaccino, ossia del business dei prossimi mesi.
Il sipario, per ora, tristemente si chiude su un vaccino che forse ci sarà, mentre non si investe sulle cure che già ci sono.
Sull’argomento il Senatore Elio Lanutti (Movimento 5 Stelle), scrive sul suo indirizzo Facebook: “CNCCS S.c.ar.l., con sede in Pomezia (Roma) è stata costituita il 17 novembre 2010 con un capitale sociale di 100.000 euro, così composto: un socio pubblico, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e un socio privato, Irbm Science Park srl (ora, Irbm SpA), con l’80 per cento delle quote sociali. Nel Cda, professor Enrico Garaci; il vice presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi in data 31 dicembre 2018; l’amministratore delegato, dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale)”. Il Senatore Lanutti riporta la seguente documentazione:
LANNUTTI , PESCO , CORRADO , PIRRO , TRENTACOSTE , ROMANO , CASTELLONE – Al Ministro della salute.
Premesso che:
nell’adunanza del 8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza come previsto dall’art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme con il conto consuntivo per l’esercizio 2018, la propria relazione con la quale si rende noto il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto superiore di sanità (ISS);
nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili, oltre a raccomandare «all’Ente l’adozione di politiche gestionali di rigore rivolte al miglioramento complessivo della situazione finanziaria», invitano «l’ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione nazionale di Composti Chimici e Centro Screening) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l’attenzione degli organi dell’Istituto circa l’obbligo dell’adozione delle misure di razionalizzazione previste dall’art. 20, comma 2, del d.lgs. 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie»;
CNCCS S.c.ar.l., con sede in Pomezia (Roma) è stata costituita il 17 novembre 2010 con un capitale sociale di 100.000 euro, così composto: un socio pubblico, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e un socio privato, Irbm Science Park srl (ora, Irbm SpA), con l’80 per cento delle quote sociali;
in data 14 febbraio 2011, con l’acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l’Istituto superiore di Sanità entrava a far parte della compagine societaria della CNCCS;
l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS «non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell’art. 5, comma 9, del D.lgs. 50/2016 con l’art. 7, comma 5, del D.lgs. 175/2016 e già dell’art. 1, comma 2, del D.lgs. 162/2016, nonché dell’avviso espresso dalla stessa Anac nel parere AG5/2018/AP e dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011»;
in pratica, il CNR, con il placet del Ministero dell’istruzione, università e della ricerca, avrebbe individuato il socio privato entrato a far parte, con l’80 per cento del capitale sociale (dopo pochi mesi ridottosi al 70 per cento, a seguito dell’ingresso dell’ISS) della società consortile CNCCS in maniera illegittima, avendo omesso il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, siccome richiesto dalla legge, qualora, come nel caso di specie, il soggetto privato detenga quote superiori al 50 per cento;
l’invito ad adottare misure di razionalizzazione ex art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2016, rivolto dalla Corte dei conti a CCNCS scarl, si appalesa del tutto fondato in quanto, a fronte di un numero di amministratori pari a 7 (il presidente del Cda, professor Enrico Garaci; il vice presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi in data 31 dicembre 2018; l’amministratore delegato, dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale), alla data del 31 dicembre 2019, secondo dati INPS, il numero dei dipendenti della medesima CCNS S.c.ar.l., risulta essere, in media, pari a 3 (6 nel primo trimestre, 3 nel secondo, ridottisi addirittura a 2, nel terzo e quarto trimestre);
tale dato sembra sollevare, tra l’altro, non pochi interrogativi in ordine alle modalità con le quali CNCCS, dal 2010 ad oggi, abbia potuto realizzare, con un numero di dipendenti a dir poco esiguo (2/3 unità di personale, di cui, peraltro, si ignora la qualifica) i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario enti di ricerca), nell’ambito della sezione Progetti di rilevanza internazionale;
a tali interrogativi sembra aver dato risposta il sindacato di ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca Anpri che, con un comunicato del 27 gennaio 2020, afferma che almeno l’80 per cento dei fondi pubblici assegnati dal Ministero alla CNCCS sarebbe finito nella casse del socio maggioritario della stessa CCNS (Irmb SpA o sua controllata) che, di fatto, dovrebbe aver realizzato i progetti di ricerca, con una partecipazione del tutto marginale dei ricercatori dei soci pubblici;
in pratica, la scarl CCNCS, come già evidenziato, costituita illegittimamente, avrebbe “subappaltato”, senza il ricorso ad alcuna gara pubblica, siccome richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla Irbm SpA (il cui amministratore delegato è anche amministratore delegato di CNCCS, la cui sede è ospitata all’interno della stessa Irbm di Pomezia) o ad altra società controllata dalla medesima Irbm;
dal bilancio 2018, ad esempio, si rileva che CCNS, a fronte di un valore alla produzione di euro 9.310.005, di cui 9.225.000 a titolo di contributi in conto esercizio, ha registrato costi alla produzione per euro 9.285.314, di cui 8.987.981 a titolo di costi per servizi, mentre i costi lordi per il personale sono stati pari ad euro 223.999,
si chiede di sapere, qualora i fatti descritti in premessa rispondano al vero, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche alla luce del rilievo mosso dalla Corte dei conti nella richiamata relazione al Parlamento del 8 maggio 2020, per evitare che l’ISS, ente di primaria importanza per il Paese, come confermatosi nel corso dell’emergenza COVID-19, continui a far parte di una società, CCNCS S.c.ar.l., dai contorni assai poco chiari, il cui Consiglio di amministrazione vede al vertice il professor Enrico Garaci, ex presidente dello stesso ISS.
Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-0369 – Copia questo link
Atto n. 4-03698 Pubblicato il 18 giugno 2020, nella seduta n. 231.
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