Il peso geopolitico dei risultati
I due risultati elettorali riguardanti il Brasile e la Serbia riaccendono le speranze.
Sarebbe sciocco strumentalizzarle e molto meglio, invece, capire le prospettive che si aprono. E le lezioni che forniscono. Ne ho colto alcune e le riporto qui, con tutta l’umiltà possibile.
Il Brasile conferma di restare nell’area dei BRICS+. Con Bolsonaro la propaggine di questo “polo pan-asiatico” nell’America non sarebbe stata possibile mantenerla.
Non so quando Trump e gli USA abbiano fatto – e forse ancora faranno – per questo “fastidioso enclave”. Lo sviluppo internazionale andrà seguito con attenzione. Ma anche il riflesso, interno al Brasile, di questa “fedeltà”.
Potrebbe essere sconvolgente vedere quanto aiuto si avrà per essere rimasti “in gruppo”.
Il peso della geopolitica è meno evidente nella vittoria, in Serbia, della “lista degli studenti”. Il legame tra Serbia e Putin/Cina non può dirsi spezzato.
La Serbia è candidata a entrare nell’Unione europea, ma conserva legami storici, energetici e politici con Mosca e relazioni economiche importanti con la Cina.
La scelta degli studenti è stata quella di non toccare questi – e altri – temi divisivi di una aggregazione costituitasi non come partito ma come riferimento che nasce dai corpi intermedi. Una forma tutta nuova di rappresentanza politica.
La grande novità è in questo modo di aggregarsi, oltre che nella genesi. Il movimento ha insistito sulla propria natura collegiale e decentralizzata, non legata ad un leader.
Ha scelto la responsabilità di passare dalla pressione di piazza alle urne; di sconfiggere la rassegnazione all’inevitabilità di un potere personale.
A proposito: non obbligatorietà di un “capo”, collegialità, fuga da populismi, smentita di una presunta “inevitabilità”.
Non c’è nulla e non c’è nessuno in Italia che possa imparare da questo? Scusate la divagazione.
Ora si vedrà cosa accadrà: ora viene il difficile.
Contestare il potere dall’esterno può unire gruppi diversi.
Governare richiede, invece, decisioni su bilancio, economia, servizi pubblici, rese più complicate perché lo sconfitto Vučić ha costruito il proprio consenso anche sulla crescita economica, sugli investimenti e sulla stabilità.
E su tutto questo le proposte della “lista degli studenti” non dicono molto: il focus è stato sul funzionamento dello Stato, sulla lotta alla corruzione, su alcuni interventi – limitati – al welfare. Ora si va oltre la proposta che ha già abbandonato la protesta.
Vedremo.
Intanto, godiamoci questi risultati.
E cerchiamo di imparare qualcosa.





