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VON DER LEYEN A DAVOS IMPIATTA LA SOLITA MINESTRA E APRE A INDIA E CINA

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La presidente della Commissione europea è salita sulla Montagna Incantata per impiattare la solita minestra.

“Il mondo sta cambiando. Dobbiamo farlo anche noi” ha detto la leader Ue.

 “Negli ultimi 25 anni, l’Europa ha fatto affidamento sulla crescente ondata del commercio globale per guidare la sua crescita. Ha fatto affidamento sull’energia a basso costo dalla Russia. E l’Europa ha troppo spesso esternalizzato la propria sicurezza. Ma quei giorni sono finiti”.

E allora?

Allora ecco la grande novità. L’incarico a Draghi.

“Per sostenere la nostra crescita nel prossimo quarto di secolo, l’Europa deve cambiare marcia. Ecco perché ho chiesto a Mario Draghi di presentare un rapporto sulla competitività europea. – ha proseguito – e su questa base, la prossima settimana la Commissione europea presenterà la nostra tabella di marcia, che guiderà il nostro lavoro per i prossimi cinque anni. L’attenzione sarà rivolta all’aumento della produttività colmando il divario di innovazione. Un piano congiunto per la decarbonizzazione e la competitività. Per superare le carenze di competenze e manodopera e ridurre la burocrazia. È una strategia per rendere la crescita più rapida, più pulita e più equa, assicurando che tutti gli europei possano beneficiare del cambiamento tecnologico”.

Per cucinare la solita minestra, la presidente della Commissione dell’Unione Europea, ha chiamato il grande cuoco di sempre, quello che ha già condiviso tutto il percorso sin qui seguito, ossia la via al fallimento del Vecchio Continente.

“Le principali economie del mondo – ha affermato la von der Leyen  – sono in corsa per l’accesso alle materie prime, alle nuove tecnologie e alle rotte commerciali globali. Dall’intelligenza artificiale alla tecnologia pulita, dalla quantistica allo spazio, dall’Artico al Mar Cinese Meridionale, la corsa è iniziata. A mano a mano che questa competizione si intensifica, probabilmente continueremo a vedere un uso frequente di strumenti economici, come sanzioni, controlli sulle esportazioni e dazi, che mirano a salvaguardare la sicurezza economica e nazionale”.

“Ma è importante – ha continuato – che bilanciamo l’imperativo fondamentale di salvaguardare la nostra sicurezza a fronte dell’opportunità di innovare e di migliorare la nostra prosperità. In questo spirito, dovremo lavorare insieme, per evitare una corsa globale al ribasso. Perché spezzare i legami dell’economia globale non è nell’interesse di nessuno. Dobbiamo piuttosto modernizzare le regole, per sostenere la capacità di produrre vantaggi per i nostri cittadini”.

Belle parole che dicono tutto e niente.

Dice molto, invece l’affermazione che “l’accordo di Parigi continua ad essere la migliore speranza di tutta l’umanità. L’Europa manterrà la rotta e continuerà a lavorare con tutte le nazioni che vogliono proteggere la natura e fermare il riscaldamento globale”. Ora nell’Ue “la nostra competitività dipende dal ritorno a prezzi energetici bassi e stabili. L’energia pulita è la risposta a medio termine, perché è economica, crea buoni posti di lavoro in loco e rafforza la nostra indipendenza energetica”.

E’ evidente che la presidente della Commissione non ha ancora metabolizzato che tutta la fuffa legata alla lotta al cambiamento climatico è in via di rottamazione.

Tuttavia, come se davvero l’Europa esistesse come entità autonoma, capace di giocare un ruolo nbel mondo, Ursulka von der Leyen prova a mostrare i muscoli e cerca alternative all’America di Donald Trump lanciando messaggi a India e Cina. Una scelta che rischia di inimicarsi gli Stati Uniti.

“Il primo viaggio della mia Commissione sarà in India – ha detto la von der Leyen a Davos – Vogliamo potenziare il partneriato strategico con il Paese. E ha aggiunto: “Credo che dovremmo impegnarci a ottenere vantaggi reciproci anche nel dialogo con la Cina“.

Messaggi diretti a un Trump che von der Leyen quasi sfida quando ricorda la direzione lungo cui intende muoversi.

Per l’Europa si prevedono giorni bui.

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  • Redazione

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