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VERITA’ PER L’UCRAINA

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di Paolo Falconio*

Quando penso all’ Ucraina provo un senso di afflizione. Non è la Geopolitica l’argomento, ma una semplice quanto amara riflessione da uomo che guarda un popolo che vuole resistere. Di fronte a questa volontà vengono meno tutte le argomentazioni sul fatto che tutti sapessero che la Russia avrebbe reagito.

Al termine di una sceneggiatura scritta da dilettanti, questo popolo continua a combattere una guerra vinta sul mare, ma perduta sulla terra, almeno in parte. Al momento il prezzo sono i territori annessi dalla Federazione Russa.

Mi affliggo per i soldati che versano in condizioni sempre più difficili e al contempo per l’Occidente che gioca partite che non vuole o non può vincere. E non si cura delle conseguenze. L’abbiamo visto con gli afghani lasciati al loro destino e allo stesso modo stiamo facendo con gli ucraini.

Anche tutti questi sforzi per una pace giusta, a pensar male sembrano rivolti ad assicurarsi un posto a tavola per la ricostruzione. Trump non fa neanche lo sforzo di nasconderlo, ma gli opulenti Europei hanno il garbo della narrativa. Inglesi in primis, ma tutti guardano al business della ricostruzione.

E così mentre qui discettiamo, laggiù si muore e l’Ucraina si troverà tra due bestie ugualmente feroci. I russi da una parte che lentamente, ma inesorabilmente l’attrarranno nella loro disponibilità e dall’ altra i mercanti occidentali, pronti a divorarne i resti. Sceglieranno l’Occidente che li ha traditi, ma è la scelta di un male minore che non li risparmierà dal maggiore. Al momento hanno dalla loro solo la forza della speranza oltre al coraggio per resistere sul campo.

Ho vergogna e orrore di questi nostri leaders di ogni schieramento, da Biden e compagnia che ha li ha portati sul sentiero di guerra, consapevole che non avrebbero potuto vincere perché non li avrebbe messi in condizione di vincere, a Trump che vuole essere ripagato per lo sfacelo del predecessore. Non parlo degli Europei che sono anche peggio. Mi chiedo se siamo stati sempre così. Io non credo, anzi da appassionato di Storia lo escludo. C’è stato un tempo in cui credevamo in qualcosa di più, ma quel tempo è finito schiacciato dall’ opulenza e dall’ avidità. Le conseguenze della nostra scelleratezza in Ucraina ce le porteremo dietro per molto tempo.

Volevano una guerra che logorasse i russi? L’hanno avuta però hanno scoperto che l’industria russa delle armi è molto più produttiva della nostra. Volevano un cambio di regime? I russi si sono stretti intorno ad un leader che cominciava ad avere problemi. Non volevano rinunciare
a portarla nella NATO? Avranno un’Ucraina fuori dalla NATO e mutilata nel suo territorio. Volevano rompere il matrimonio russo tedesco? Sarei pronto a scommettere su una separazione che non diverrà mai divorzio.

Il tutto ben presentato nella patinatura accattivante del mainstream della narrazione.

La Russia, abituata a giocare partite anche molto lunghe non si fermerà, ma non è mai stata l’Ucraina la nostra “linea del Piave”.

Ci sono poche mani che tessono la tela e la sofferenza di un popolo è il filo per una trama di vergogna.

*Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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