Futuro Nazionale propone di rendere più visibile e concreta la linea di demarcazione tra centro/destra-sociale e destra
Avere problemi con la calcolatrice, come dice Schlein di Meloni, mi sembra chiarisca come si va affrontando questa lunga stagione preelettorale in corso da quasi quattro anni e che fra un anno volgerà al termine.
Non è un paradosso: è quello che accade.
Il problema sono i numeri. In palio c’è il Governo. Cioè il fare. E ci si interroga non su cosa fare, ma se sarà possibile fare qualcosa. Cosa lo si vedrà. L’importante, insomma, è vincere le elezioni e, dunque, assommare quante più forze possibili.
Dunque, il problema sono i numeri. La politica nelle mani degli studentelli di aritmetica. Ai quali non è stato spiegato che sommare mele+pere è un errore.
Sarebbe invece interessante vedere i movimenti politici che sono in corso. Non sono sotterranei: sono sotterrati, nel senso che si fa a gara per non farli scorgere.
Le uscite dal PD fanno da contrappunto alla vicenda Vannacci. Ad un chiarimento nel PD che vede i progressisti esprimere dubbi sul campo largo, fa da contraltare il chiarimento nella Lega di una destra che esce e, a giudicare dai primi successi, dimostra di interpretare il suo animo più profondo.
Ma Vannacci prende qualche spazio anche da FI e da FdI. Segno che il centrodestra discute se essere più centro o più destra. Così come nel campo largo si discute come essere sinistra.
Ho espresso compiacimento per quanto fatto da alcuni personaggi del PD, per ultimo Pina Picierno.
Propongono un’analisi politica e un dibattito che è essenziale per la sinistra. Propongono di rendere chiara la linea di confine tra centro e sinistra perché il patto tra queste culture, e la stessa presenza non solo formale di esse, sia chiaro. Vengono trattati, invece, da traditori perché mettono in discussione i numeri.
Esprimo lo stesso compiacimento per la nascita del nuovo partito di Vannacci. Esso propone di rendere più visibile e concreta la linea di demarcazione tra centro/destra-sociale e destra tout court. Impone riflessioni e scelte a Tajani e Meloni.
E scelte di programma, cioè del cosa fare, cioè delle prospettive anche internazionali. Ma anche qui sembra che il problema principale siano i numeri: Vannacci con la sua “uscita” farebbe vincere la sinistra e dunque è un traditore.
Resta sullo sfondo il problema politico, l’unico vero già da qualche legislatura: quella rincorsa al centro che si sa non essere oggi rappresentato, ma lo si nega; uno spazio che ognuno vorrebbe occupare perché ne capisce le potenzialità, ma non sa cosa proporre per rappresentarlo.
Perché il vero problema “politico” è sostituire il populismo con la “politica”, restituendo ad essa il senso di “valore” che ha avuto e dovrebbe avere. E, nell’esperienza di democrazie mature, la vera politica si fa solo se si rappresenta anche il centro, in un equilibrio che può spostare i piatti della bilancia sulla sinistra o sulla destra. Ma comunque impostando una stadera.
Si, questo problema resta sullo sfondo. Intatto e intangibile. Non lamentiamoci degli effetti. Ce li meritiamo.





