Home Politica estera USA vs Iran, i numeri e le armi in campo

USA vs Iran, i numeri e le armi in campo

0

Escalation USA–Iran, i numeri della forza: portaerei, missili, droni e il peso reale della minaccia

Quando Donald Trump parla di “un prossimo attacco peggiore”, non sta giocando con le metafore. Dietro la retorica c’è una macchina militare già schierata e una contro-macchina iraniana che vive di deterrenza asimmetrica. La differenza, come sempre, è nei numeri.

Partiamo dal mare. Il gruppo d’attacco della USS Abraham Lincoln è una piattaforma mobile da circa 100.000 tonnellate, con oltre 70 velivoli imbarcati. F/A-18 Super Hornet, EA-18G Growler per guerra elettronica, E-2D Hawkeye per il controllo aereo. Ogni sortita può colpire obiettivi a oltre 700 chilometri, con munizionamento di precisione JDAM e missili da crociera. A scorta operano cacciatorpediniere e incrociatori con sistema Aegis: ciascuna unità può imbarcare tra i 90 e i 120 missili, inclusi Tomahawk a lungo raggio: capacità di colpire simultaneamente decine di obiettivi strategici in poche ore.

Sul fronte opposto, l’Iran non risponde con portaerei, non ne possiede, ma con volume e saturazione. I Pasdaran controllano un arsenale stimato in oltre 3.000 missili balistici e a corto-medio raggio. I Fateh-110 e Zolfaghar coprono fino a 700 km, gli Shahab e Sejjil arrivano oltre i 2.000 km, sufficienti a minacciare basi USA in Iraq, Golfo e Levante. La precisione non è quella occidentale, ma la logica è un’altra: lanciare molto, insieme, per saturare le difese.

Il vero moltiplicatore iraniano sono i droni. I modelli Shahed-136 e Mohajer costano poche decine di migliaia di dollari l’uno, contro i milioni necessari per intercettarli con sistemi avanzati. L’Iran ne produce centinaia all’anno e li distribuisce ai proxy regionali. È la matematica della guerra asimmetrica: spendere poco per costringere l’avversario a spendere moltissimo.

C’è poi lo Stretto di Hormuz, dove passa circa il 20% del petrolio mondiale. Mine navali, barchini veloci armati, missili antinave Noor e Ghader: l’Iran non deve bloccare tutto, basta creare incertezza. Ogni giorno di tensione si traduce in premi assicurativi più alti e prezzi dell’energia che oscillano. È una leva economica, non solo militare.

Anche l’economia interna iraniana è un dato di guerra. Il rial ha perso oltre il 90% del suo valore nell’ultimo decennio e nelle ultime settimane ha toccato nuovi minimi storici. Inflazione sopra il 40%, riserve valutarie sotto pressione, crescita quasi nulla. Più aumenta la tensione, più il regime stringe sul controllo interno. Ed è qui che l’Occidente legge la fragilità strutturale di Teheran.

In Europa, il dibattito sulla designazione dei Pasdaran come organizzazione terroristica non è simbolico. Congelamento di asset, interdizione finanziaria, isolamento diplomatico. Da Berlino, il cancelliere Friedrich Merz parla apertamente di fine del regime, una dichiarazione ad hoc che indica strategie in atto e decisioni già assunte.

 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui