di Francesco Pontelli
Nel novembre 2011 il debito pubblico segnava 1987 miliardi: successivamente arrivò il governo Monti.
Da allora si sono susseguiti diversi governi il cui esito finale della loro opera è sintetizzabile nell’ultima rilevazione del debito pubblico ad ottobre 2024: 2945 miliardi.
In tredici (13) anni di gestione della macchina pubblica, alla cui giuda si sono susseguiti i più diversi personaggi e con DNA politici ed orientamenti opposti, ma uniti dalla medesima certezza di irresponsabilità, sono stati creati quasi mille (1.000) miliardi di debito pubblico a sostegno della esplosione della spesa pubblica, con un conseguente aumento della pressione fiscale, che ora ha raggiunto il 42,7 %, con un total tax rate ad oltre il 52%.
Nel frattempo dal 2010 al 2023 la ricchezza nazionale del nostro paese è diminuita del -4%, mentre in Francia è aumentata del 21%, in Germania del 51% ed in Gran Bretagna del 57%.
Un dato che certifica, ancora una volta, come l’esplosione della spesa pubblica rappresenti un fattore che diminuisce la ricchezza, come pure la disponibilità economica della popolazione.
il reddito disponibile, infatti, è diminuito del -3,4% a fronte di una crescita in Francia del +27% ed in Germania del + 34,7 %, mentre si registra, nel più assoluto disinteresse della politica come delle diverse associazioni di categoria (Confindustria, sindacati ecc.), la diciannovesima flessione della produzione industriale.
Questi numeri dimostrano, ancora una volta di più, il sostanziale fallimento della azione dello Stato attraverso la spesa pubblica, la quale nella classifica della efficienza, riguardante i vari stati, risulta al centroventitreesimo posto.
Per concludere, come non sottolineare che contemporaneamente che non diminuisce l’arbitrio di chi ci governa, relativamente alle scelte riguardanti la spesa e la tassazione, che sovente favoriscono qualche bacino elettorale o gruppi privilegiati.




