Home Opinioni UNA NUOVA SOFFERENZA

UNA NUOVA SOFFERENZA

0

di Sergio Restelli

Sembra, che una nuova forma di sofferenza si affacci nel nostro presenteL’era tecnologica sta spingendo l’uomo a vivere una nuova forma di malessere, che si manifesta nel confronto tra sé e i prodotti della sua stessa creazione. Una delle conseguenze dell’era tecnologica è l’incidenza diretta che questa ha avuto sulla sfera del sentimento, colpendo anzitutto la percezione che l’uomo ha di se stesso, poiché per la prima volta nella nostra storia, si sta configurando nel suo intimo un sottile nuovo tipo di sofferenza: non più quella tra uomo e uomo ma quella tra uomo e macchina, tra l’uomo ed il suo prodotto, verso il quale avverte un senso d’inferiorità. Il problema che si affaccia sta nella sua incapacità nel tenere il passo con il mondo dei suoi stessi prodotti.

All’interno di un mondo che l’uomo ha altamente tecnologizzato, l’uomo è chiamato al confronto con un’infinità di prodotti perfetti, una fabbricazione calcolata nei minimi dettagli che va a contrastare con il «processo cieco e non calcolato della procreazione e della nascita”. Il motivo di questa vergogna prometeica sarebbe dunque l’origine, il nascere ed il non essere-​posto, caratteristiche tipiche dell’essere umano. L’uomo oggi potrebbe sentirsi inferiore ai suoi prodotti perfetti e vergognarsi di essere un essere non-fatto. Questa intima vergogna deriva dalla superiorità pragmatica e ontologica del mondo delle cose rispetto all’essere umano. Ogni individuo contribuisce alla produzione dei prodotti, ma nessuno può lasciare un’impronta sul prodotto finale ed è vulnerabile alla morte e alla deteriorabilità, mentre le macchine possono essere facilmente sostituite.

Questo dislivello prometeico è evidente nella mancanza di comprensione dell’umanità nei confronti dei prodotti della tecnica, come ad esempio l’uso di bombe atomiche. Nonostante l’uomo sia il creatore di tali strumenti non riesce a percepire appieno la pericolosità di essi. I prodotti della tecnica permeano ogni aspetto della vita umana e l’uomo si rapporta alla realtà attraverso di essi. Gli apparecchi tecnologici sono diventati i nuovi mezzi di interpretazione della realtà e costituiscono la realtà stessa. Di conseguenza, l’uomo diventa un essere passivo in attesa di essere rifornito di nuovi prodotti. Il mondo non è più un luogo d’esperienza, ma diviene un prodotto di consumo. L’uomo è potenzialmente umiliato dalla sua dipendenza dalla tecnologia e si potrebbe vergognare di essere ridotto a un consumatore passivo anziché essere un agente attivo nella sua esistenza.

Questa nuova latente forma di vergogna può causare una perdita di senso di sé e una sensazione di inautenticità. Inoltre, questa dipendenza tecnologica può portare all’alienazione sociale e all’isolamento, poiché le interazioni umane sono spesso sostituite da quelle virtuali, quindi si trova in un dilemma, desiderando i benefici e le comodità offerti dalla tecnologia, ma contemporaneamente in contrasto stridente col vivere un senso di svalutazione e disagio nel confronto con essa. L’uomo con tutte le sue capacità risulta obsoleto rispetto alla nuova situazione tecnologica è praticamente cieco di fronte ai prodotti della tecnica (ha una fantasia inadatta alla concreta percezione della realtà degli strumenti) e, al tempo stesso, si rapporta con degli apparecchi «muti” poiché la loro forma esteriore non comunica la potenzialità di cui si fanno portatori.

Ecco perché non è più pratica consigliata fare affidamento sulla percezione dei sensi per un esame effettivo della realtà. La vita dell’uomo è caratterizzata a tal punto dagli apparecchi che la distanza minima venutasi a creare tra esso ed i suddetti ne invalida la sua capacità di assumere una posizione critica. In questo contesto il dislivello costituisce un importante strumento per analizzare la figura dell’uomo moderno, così come la sua progressiva caduta nel concetto di «antiquato». Alla luce del dislivello, dunque, appare chiaro quanto un accrescimento del sapere scientifico si accompagni ad una sempre più marcata regressione della comprensione, poiché i prodotti della tecnica offrono l’illusione di uno sviluppo illimitato delle conoscenze umane, ma le altre facoltà non strettamente conoscitive, che presiedono però ai processi di comprensione, restano indietro, rischiano di risultare inutilizzabili, antiquate.

Di fatto, le tre rivoluzioni industriali hanno portato ad un superamento dell’essere umano. Una facoltà in particolare potrebbe risultare compromessa: “l’immaginazione” la cui capacità coincide formalmente con l’abilità di prevedere le conseguenze derivanti dall’uso dei prodotti, benché sia opinione comune che l’immaginazione umana sia infinita, il confronto con il potenziale illimitato della produzione ne rivela grandi limiti. Per superare questa vergogna, sarebbe necessario trovare un equilibrio tra l’utilizzo consapevole della tecnologia e il mantenimento di una forte connessione con la nostra umanità.

Ciò potrebbe significare sviluppare una maggiore consapevolezza critica riguardo alla tecnologia e alle sue implicazioni sulla nostra vita quotidiana e cercare di trovare un modo per utilizzare la tecnologia come strumento per amplificare le nostre abilità e capacità umane anziché sostituire o annullare l’essenza della nostra umanità stessa, e promuovere un modello di sviluppo tecnologico che tenga conto dei valori umani e della sostenibilità, anziché perseguire esclusivamente il profitto e il progresso a tutti i costi.

Questa situazione dovrebbe portarci ad includere la considerazione delle implicazioni etiche e sociali delle nuove tecnologie, così come il coinvolgimento degli individui e delle comunità nella progettazione e nell’implementazione delle stesse, coltivare una consapevolezza del nostro ruolo in quanto esseri umani nell’ecosistema globale, riconoscendo che non siamo “padroni” o “signori” della natura e delle macchine che abbiamo creato e imparando ad agire in modo responsabile e rispettoso verso l’ambiente e le altre forme di vita, a considerare le conseguenze delle nostre azioni a lungo termine.

Affrontare questa vergogna prometeica richiede un processo di riflessione e di riconsiderazione delle nostre relazioni con la tecnologia e con il mondo in generale e impegnarci a coltivare la nostra umanità ,assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, cercando di trovare un equilibrio tra il mondo tecnologico e quello umano, al fine di vivere quella vita autentica e significativa per cui esistiamo.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui