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UNA MANOVRA DI BILANCIO NON PUO’ FARE MIRACOLI

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di Giuseppe Augieri
La pressione fiscale è diminuita (41,2%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dell’1,8%. L’aumento dei consumi è stato dell’1,2%. Migliora il potere di acquisto dei nuclei familiari; è stata favorita la loro propensione al risparmio. Ce lo dice l’ISTAT.
La Borsa vola e la nostra crescita è superiore persino rispetto a Francia e Germania. A dicembre, in Italia, l’inflazione è aumentata dello 0,2% su base mensile e dello 0,6% su base annua (era stato dello 0,7% a novembre), confermando la flessione rispetto all’11,6% registrato a dicembre 2022. La settimana è stata positiva per i titoli di stato italiani, che hanno visto stringere lo spread decennale intorno a 160 punti base e scendere il rendimento sotto il 3,60%. Dei rating abbiamo già parlato.
Sono 23,4 milioni gli occupati nel primo semestre di quest’anno: il dato più elevato di sempre dice il CENSIS. Il tasso di occupazione raggiunge il 60%, aumentato di 2 punti percentuali rispetto al 2020.
I segnali di espansione ci sono tutti e si sommano a quelli che erano già emersi nelle settimane scorse. Che la manovra non sia espansiva è una bufala che è impossibile digerire. Il pericolo MES non c’è stato. Gli studi di istituti internazionali indipendenti hanno concluso che, se approvato, i benefici per il debito pubblico sarebbero stati inesistenti nei fatti, a fronte di costi potenziali quali il rischio reputazionale per i bond italiani a causa della disciplina più flessibile sulle CACs. La modifica della folle norma della tassazione degli extraprofitti bancari, aumentando “coattivamente” le riserve bancarie, è la premessa per un ricorso al credito più facile ed a costi più bassi. L’affidabilità dell’Italia è buona. Ci sarà pure un motivo.
Se invece di sollevare polveroni, accuse improbabili e di preconizzare tragedie che non ci sono, l’opposizione prendesse atto che c’è poco da rimproverare alla politica economica di questo governo (ovviamente se si accettano le regole della compatibilità, che però nessuno si permette di mettere in discussione) e si occupasse di come far migliore la situazione sociale in Italia, ci sarebbe solo da congratularsi.
Ma qui un punto di chiarezza è obbligatorio.
Le file alla CARITAS ci sono e non sono diminuite. La distribuzione della ricchezza è sempre pesantemente squilibrata. I servizi pubblici sono inefficienti e la Sanità Pubblica è sempre più privatizzata nei fatti. La scuola è fuori tempo per programmi, organizzazione, metodi di studio. Il livello retributivo dei lavoratori dipendenti è tra i più bassi in Europa e la stessa occupazione è ancora al di sotto del dato medio europeo di quasi 10 punti. Il confronto con il mondo produttivo internazionale non ci premia come dovrebbe.
Ditemi uno solo di questi problemi che potrebbe risolversi, al di fuori delle vuote chiacchiere, con una manovra di bilancio. I mali endemici dell’Italia, i guasti provocati da omissioni ed errori di almeno 30 anni non si risolvono in tempi brevi – qualcuno vorrebbe con immediatezza ed è solo una presa per i fondelli – con nessun governo, Meloni o Schlein che siano.
Spostare il dibattito, quello serio, su come progettare il futuro e quali strumenti utilizzare e quali prospettive mettere in programma renderebbe chiare le differenze tra l’attuale politica ed un tentativo – difficile ma non impossibile – di una politica autenticamente riformista. Indispensabile.
Lo dico da tempo. Trovo convergenze inaspettate. Ma vedo anche tanti silenzi. Mi sbaglierò, forse.
 

 

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  • Redazione

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