
Ahi serva informazione, di dolore ostello…
Dante lo scriveva dell’Italia (e pensate qualcuno neanche ha ancora capito il suo lavoro di continuum tra Roma antica e suoi tempi…), ma se vedesse oggi certi TG, forse riscriverebbe i versi pensando all’intero Occidente (ormai oltre il confine…).
Siamo al punto in cui due amanti pizziccati per caso a un concerto diventano la notizia del giorno. Non un trafiletto da rotocalco: la notizia. Ore di dibattiti, fiumi di commenti, testate che rincorrono il pettegolezzo come fosse cronaca politica.
E mentre le redazioni impazzano sul nulla, nel mondo reale accadono cose vere: conflitti che ridisegnano confini, rivoluzioni tecnologiche che ridefiniscono il potere, crisi energetiche, fame, miseria, ingiustizia.
Ma l’informazione, quella che dovrebbe illuminare il buio, sembra oggi preferire le ombre della leggerezza inconsistente.
Questa non è solo una questione di stile, è un cedimento culturale.
È la trasformazione del giornalismo da specchio del mondo a specchio del narcisismo collettivo. Specchio dell’ignoranza “colta”, o pseudo tale, con l’esperto di nulla che pontifica anche sulle “corna”.
Un’informazione ridotta a voyeurismo, che smette di cercare la verità per inseguire l’algoritmo, una matematica dell’idiozia, del termine inglese che cela ignoranza profonda perché non approfondisce. Si cerca la parolina magica. Meglio se estera. L’overturism? Cattiva gestione del territorio. Ma così la gente capirebbe…
Il danno è doppio: alla dignità del mestiere e alla coscienza collettiva.
Così si smette di capire il mondo e si comincia a farselo raccontare come un talk show infinito. E chi guarda da fuori – e fuori c’è chi osserva con attenzione chirurgica – ci ride in faccia.
Ridiamo pure, dunque. Ma nel mezzo della risata, ricordiamoci che stiamo ballando sulla tolda del Titanic.
Baciatevi in libertà…oggi può diventare una forma di protesta.





