La deriva del sistema dei partiti
La politica oggi è un unico minestrone in cui si mischiano vuote ideologie con interessi di parte a volte torbidi. È davvero difficile per uno come me, capire da che parte stare, al punto che faccio fatica a collocarmici.
Potrei dire che sicuramente non sono di sinistra, e questo restringerebbe il campo, se non fosse che oggi la sinistra come l’abbiamo sempre intesa non esiste più.
Quella pura della dottrina comunista è, da tempo fuori, dal Parlamento e il fatto che Rizzo riesca a risultare, anche a uno con la mia cultura politica, più credibile, coerente e attento ai bisogni del Paese, di chi in Parlamento il Paese lo rappresenta in ogni schieramento, la dice tutta sulla deriva presa dal sistema dei partiti di oggi.
La sinistra parlamentare è un piccolo agglomerato opportunistico guidato da micro leader che appaiono inadeguati a tutti coloro che ancora sono in grado di pensare.
Il centro sinistra piddino è un residuato della prima repubblica che guarda all’elettorato moderato strizzando l’occhio ai progressisti, per tentare di ricostruire, magari con Forza Italia, la DC, non per un progetto di rilancio del Paese come ideato al tempo da don Sturzo e De Gasperi, ma per sfruttarlo a fini personali con un duraturo e ben radicato gruppo di potere.
Dei cespugli di centro non parlo proprio perché appartengono alla sfera dell’opportunismo politico senza alcun costrutto. Vivranno fino a che faranno comodo al sistema, o gli italiani si sveglieranno e li cancelleranno.
Forza Italia è organica al progetto di una nuova DC egemonica con i Dem, ma in più ha un ‘leader’ come Tajani, abbastanza inerte, che sembra rispondere ad altri, che danno le direttive nell’ombra, senza neppure il coraggio di metterci la faccia come invece per anni, e con ben altro spessore, fece qualcun altro.
La Lega è ridotta ad un partito di ondivago, un po’ di qua e un po’ di là, con un leader che talvolta sembra più un influencer, che come politico.
FdI, il partito che rappresenterebbe la destra moderna, ha perso identità, forse non l’ha mai avuta, stritolato e anche confuso tra il sovranismo e questo europeismo tossico, con tentazioni progressiste, e qualche pulsione guerrafondaia di troppo. Almirante si starà girando nella tomba.
A destare stupore poi è la caratura dei leader di questi schieramenti, davvero deprimente, al punto che ritenere la Meloni, con tutti i suoi limiti, come grasso che cola è purtroppo la verità, perché in un momento storico come questo non oserei nemmeno a pensare a cosa potrebbe fare uno qualsiasi degli altri al suo posto.
Il vero paradosso è che come a sinistra, anche a destra la voce più credibile, coerente, e attenta ai veri bisogni del paese, sia fuori dal parlamento: quel Vannacci che con le sue tre lauree e il suo luminiso passato nell’esercito si pone sicuramente ai vertici dei politici italiani se non per idee condivisibili, almeno per spessore culturale.
Allora capite il mio disagio?
Io, democratico, liberale, nazionalista, federalista, se cerco credibilità, coerenza, e attenzione ai bisogni del paese, nella politica di oggi devo guardare all’estrema destra e all’estrema sinistra, ovvero a schieramenti fuori dal parlamento, che propongono programmi illiberali, con l’assoluta supremazia dello Stato sul cittadino, e con un concetto della democrazia del tutto personale.
Probabilmente, però, il problema sono io, che ho una visione utopistica della politica italiana, e sogno un paese che può esistere solo nelle favole.
Eppure, questi sogno, volendo, mi sembra così realizzabile, e non riesco proprio a rassegnarmi.





