
Non è da tutti riuscire a dire “NO” a una riforma della giustizia con l’aria solenne di chi difende la Costituzione, mentre alle spalle sfilano – ordinatamente, per carità – condanne, rinvii a giudizio, indagini, processi, firme false, rimborsopoli e turbative varie.
Un capolavoro di equilibrio.
Siete voi, gli onesti per definizione, quelli che votano No perché “la giustizia non si tocca”.
E come darvi torto? Funziona così bene.
Funziona talmente bene che:
una condanna per diffamazione diventa un dettaglio;
una tragedia con condanna in primo grado è solo “un fatto amministrativo”;
le firme false sono folklore di gioventù;
le indagini diventano “attacchi politici”;
i processi “non contano, tanto non sono definitivi”.
E allora giù con il No.
No alla separazione delle carriere.
No alla responsabilità.
No a qualunque riforma che possa anche solo lontanamente far funzionare meglio un sistema che, guarda caso, vi ha sempre garantito tempi infiniti, prescrizioni misericordiose e carriere politiche intatte.
Del resto, perché cambiare?
Un sistema lento è umano.
Un sistema opaco è garantista.
Un sistema che non decide mai è democratico.
E guai a chi osa dire che forse – forse – magistrati e pm dovrebbero avere ruoli distinti, o che i cittadini meritano processi più rapidi.
Sarebbe populismo.
Sarebbe qualunquismo.
Sarebbe lesa maestà.
Meglio restare così:
con la giustizia “inermi con i forti e implacabile con i deboli”;
con i processi eterni;
con la presunzione d’innocenza invocata solo quando serve;
e con l’onestà sbandierata come un marchio, non come un comportamento.
Perciò grazie.
Grazie per spiegarci che votare No è un atto di civiltà.
Grazie per difendere un sistema che non ha mai dato problemi…
a chi sapeva come starci dentro.





