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UN GOLPE MONDIALE PER UN MONDO DA MATTI

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Leggendo i media (di vario genere e specie) vien da pensare (e non è complottismo; è sconforto) che ci sia un gruppo di paranoici disposti a fare un golpe mondiale per instaurare un “mondo da matti”. Sì un mondo manicomiale, un grande “ospedale psichiatrico” dove è sovvertita ogni logica; non un mondo al contrario, come quello del generale Vannacci, ma un mondo di follie contrabbandate per normalità e per verità.

Partiamo dagli Stati Uniti d’America, la più grande potenza del mondo, che pensa di se stessa di dover portare democrazia e libertà nel mondo.

Negli Stati Uniti d’America, un ex presidente che si ricandida e che ha un consenso ragguardevole e in crescita costante, rischia di essere interdetto dalla corsa alla Casa Bianca attraverso una serie di manovre giudiziarie, con il risultato che nella più grande democrazia del mondo è messa in discussione proprio la democrazia. Corto circuito devastante.

Dietro le quinte si muovono finanzieri, potentati economici multinazionali, interessi trasversali che, con il front office del Partito Democratico, hanno tentato di instaurare un governo mondiale, mandato a carte quarantotto da Putin, Xi Jinping, dall’India e da molti altri Paesi che hanno fatto capire, a parole e nei fatti, che loro a essere americanizzati non ci pensano proprio.

Donald Trump è riuscito a trasformare il Partito repubblicano da alias del Partito Democratico in un partito della classe operaia, del ceto medio e di quelli che Hillary Clinton, bontà sua, ha definito “deplorables”, deplorevoli, deprecabili.

Peccato mortale. Non sono cose che si devono fare. La cupola dei paranoici non è d’accordo e propone al suo posto, sempre alla Casa Bianca, ossia nel posto di comando più importante del mondo (quanto meno del mondo occidentale) Joe Biden, ormai chiaramente non bene in grado di intendere e di volere.

Qualche giorno fa Biden ha detto di aver incontrato al G7 del 2021 “Mitterand della Germania”. Peccato che Mitterand fosse il presidente francese e sia morto nel 1996.

Mercoledi scorso a New York è tornato sull’argomento e ha detto di aver discusso nel 2021 al G7 dell’assalto a Capitol Hill con Helmuth Khol, che è morto nel 2017.

E’ evidente che ormai Biden o parla con gli spiriti, oppure è in una situazione pericolosa di deficit mentale. Cosa, peraltro, in modo eclatante, asserita nel rapporto del procuratore speciale Robert Hur sulle informazioni riservate che Joe Biden ha conservato e a quanto pare condiviso: documenti sensibili ritrovati nelle sue abitazioni private e risalenti al periodo in cui era vicepresidente di Barack Obama. 

Il procuratore ha assolto Biden sul versante penale, ma nel suo rapporto di 345 pagine, sostiene che a causa dell’età avanzata la memoria dell’81enne Biden è “confusa”, “difettosa”, “scarsa” e con “limitazioni significative”. 

Quella di Robert Hur è un’assoluzione per le responsabilità penali del presidente, ma un impietoso atto di accusa per le sue facoltà mentali. Si cita a esempio il fatto che il presidente non ricorderebbe eventi importanti della sua vita familiare: come la data della morte di suo figlio Beau – ucciso da un cancro nel 2015.

Biden ha convocato una conferenza stampa per smentire il procuratore e per ribadire di essere “la persona più qualificata del Paese a svolgere il lavoro di presidente”. E ancora: “La memoria va bene”. Salvo poi, rispondendo a una domanda sulla guerra di Gaza, definire il leader egiziano Al Sisi come il “presidente del Messico”.

Un sondaggio recente dice che Biden è troppo vecchio per governare altri quattro anni secondo il 77% degli americani in età per votare (l’89% dei repubblicani e il 69% dei democratici).

Il problema che abbiamo di fronte, serio, per non dire grave, è che la cupola dei paranoici sta facendo in modo che tutti coloro che sono stati al loro servizio in questi lunghi anni che ci separano dalla fine dell’Unione Sovietica e dalla loro illusione di avere mano libera per il dominio del mondo, si ritorcano negli spasmi della fine di un’epoca, facendosi continuamente del male.

Gli esempio sono molteplici.

Il Partito Democratico in Italia è riuscito a inventare i gazebo, dove poteva votare chiunque, per poi trovarsi al vertice Elly Schlein, che lo sta portando all’inutilità, se non alla distruzione.

In Europa i Socialisti & Democratici, truppe cammellate del potere finanziario, stanno vedendo crollare il loro impianto ideologico rosso verde, costruito per dare spazio alle manovre finanziarie di chi aveva investito 45 mila miliardi nel Green Deal (Affare Verde) e ora ha capito che l’investimento non frutta e lo sta abbandonando. Rimane il fatto che Socialisti & Democratici, come i pavloviani, continuano sulla linea politica che hanno imparato, con una coazione a ripetere degna di studi psicologici.

E’ la stessa sindrome dei Democratici Usa, i quali, nonostante lo stato preoccupante di Joe Biden, continuano a sostenerlo per il secondo mandato. Coazione a ripetere. Non più politica, ma oggetto di studi psicologici.

Volete altri esempi? C40 è una rete globale di quasi 100 sindaci delle principali città del mondo che sono uniti nell’azione per affrontare la crisi climatica.

Vice presidente del C40 Comitato direttivo, l’organo di governo che fornisce la direzione strategica per la rete globale di 97 città impegnate ad affrontare la crisi climatica è Giuseppe Sala, Sindaco di Milano.

I sindaci di C40 si impegnano a dimezzare la loro quota di emissioni entro il 2030, aiutando il mondo a limitare il riscaldamento globale a 1.5°C e costruire comunità sane, eque e resilienti. 

Amen.

Se guardiamo a quanto avviene a Milano e nelle città a guida Pd che imitano il capoluogo lombardo (ztl, restrizioni cervellotiche, 30 all’ora e via discorrendo) si capisce, se si è avveduti, che il livello vessatorio è stato ampiamente superato, inducendo ribellione, disapprovazione, opposizione. Tuttavia, Pavlov, impera. Avanti tutta. Il green climatico, nuova religione, presuppone fedeltà dagli adepti.

Dopo tutta una serie di proteste, di inchieste, di pressioni, finalmente gli stessi produttori di vaccini ammettono la loro tossicità e affermano che i preparati mRna sono potenzialmente nocivi. Peccato che ce li abbiano obbligatoriamente messi in corpo. Eppure, non mancano gli adepti del vaccino che vorrebbero continuare la campagna e non sentono nemmeno quel “contrordine compagni” che un tempo serviva a bloccare derive pericolose e suicide.

Insomma, gli adepti si fanno del male.

Giuseppe Conte, dopo aver invocato il gran giurì per fare verità sulle accuse di Giorgia Meloni mette in discarica il giurì stesso per evitare di avere un parere contrario. Nel frattempo le carte di Bergamo mettono in chiaro le sue responsabilità e quelle di Speranza per la questione delle zone rosse pandemiche, ma la Commissione stenta a partire perché ci sono distributori di sabbia di protetti e protettori.

Al Festival di Sanremo si invitano gli agricoltori a salire sul palco, poi si dice no e si opta per un comunicato, mettendo in campo una beffa che suscita le ire di chi si sente preso per i fondelli, creando i presupposti per una figuraccia da censura. Autogoal. Masochismo? Autolesionismo?

Cosucce di casa nostra.

Più seria la questione dell’Ucraina. Dopo aver posto in essere una continua provocazione nei confronti della Russia, accerchiandola con Paesi ex patto di Varsavia passati alla Nato, nonostante le promesse fatte a Gorbaciov, Victoria Nuland e George Soros hanno preparato le rivolte che hanno portato progressivamente Kiev alla situazione attuale, dovuta certamente all’aggressione russa, ma anche alle manie dei Dem Usa di ridurre Mosca ai minimi termini.

Dopo aver scaricato la ferraglia degli arsenali e dopo aver indotto i comandi ucraini a una controffensiva secondo la dottrina Nato, ma senza tener conto che non c’era e non c’è copertura aerea, i cervelloni che consigliano l’attore Zelensky ora gli stanno dicendo che la storia è finita e che bisogna chiudere.

Come? Con una soluzione che comporterà la perdita del Donbass e della Crimea.

Per tutta risposta Zelensky, con mossa del cui onore è lecito dubitare, scarica il comandante in capo delle forze armate, il generale Valery Zaluzhny, professionista serio e stimato anche dagli avversari.

La decisione di mettere alla porta Zaluzhny è il più esplicito riconoscimento del fallimento della controffensiva lanciata da Kiev nella primavera scorsa, i cui obiettivi non si sono mai concretizzati, anche per ormai esplicita colpa (vedi il Washington Post) dei consiglieri Nato.

Zelensky ha spiegato che ora serve “un piano d’azione realistico e dettagliato per il 2024 che tenga conto della situazione reale sul campo di battaglia attuale e delle prospettive”.

Indecente scaricabarile da parte dell’attore divenuto presidente, il quale ora dovrà spiegare al proprio popolo per quale motivo, dopo tante chiacchiere, si farà quello che si poteva fare anni addietro.

Anche in questo caso, come per Kabul, Joe Biden si appresta a fuggire da Kiev, lasciando armi e disgrazie e anche molti strascichi degli affari di suo figlio ai tempi in cui era vicepresidente di Obama e si occupava dell’Ucraina.

A proposito e per inciso: che se ne fanno i Dem di uno che è sotto accusa per i traffici della famiglia (e secondo le accuse anche suoi) con Russia, Cina e Ucraina?

Il fallimento della campagna d’Ucraina è totale, evidente, impressionante, ma ancora la narrazione è quella della vittoria, in una sorta di delirio che appartiene ormai non più alla dimensione politica, ma a quello della psicologia.

La cupola non molla. Ora c’è in ballo l’Oms, ossia l’organizzazione che in tempo di Covid ha cambiato parere più volte, ha seminato incertezza e che è alle dipendenze, ormai in modo eclatante di Bill gates e delle multinazionali. Il golpe in questo caso si concretizza nell’attribuire all’Oms poteri di condizionamento degli Stati e quindi di sottrazione agli stessi di sovranità in una materia che riguarda la nostra incolumità personale.

Gira gira, se non passi da Kiev, passi dal Green Deal, e poi, visti i trattori, tenti quella dell’Oms, ma la logica è sempre la stessa: un golpe mondiale per instaurare un mondo da matti (ci hanno provato anche i nazisti e i comunisti russi nel secolo scorso).

Vediamo Israele e la questione di Hamas. Biden strilla e dice a Israele che non può massacrare come vuole. Lo fa perché negli Usa gli islamici gli hanno fatto sapere che non lo votano se appoggia Netanyahu. Biden manda in giro il povero Blinken a dire che “Israele non ha licenza di disumanizzare gli altri”.

Nel frattempo l’Onu perde la faccia con la vicenda Unrwa e sono ormai 10 gli Stati che hanno bloccato tutti i finanziamenti all’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, in seguito alle accuse di un possibile coinvolgimento di dipendenti nell’attacco di Hamas in territorio israeliano del 7 ottobre. Gli Usa hanno immediatamente annunciato lo stop ai finanziamenti. La scelta è stata poi condivisa da Canada, Australia, Italia, Regno Unito, Finlandia, Paesi Bassi, Germania, Giappone e Austria.

Blinken si avvita su se stesso, vorrebbe incontrare il capo delle forze armate israeliane, incontra i capi dell’opposizione a Netanyahu, cerca di trovare il modo di cerchiobottizzare la sua presenza, a quanto pare inutile, in Medio Oriente.

The Times of Israel fa il verso al presidente degli Usa e titola: “Biden definisce la risposta di Gaza “esagerata”; non è chiaro se le osservazioni fossero rivolte a Israele o Hamas”.

Apparentemente, scrive il giornale israeliano, il presidente degli Stati Uniti stava rispondendo alla domanda sui negoziati sugli ostaggi; ha anche affermato che “molte persone innocenti stanno morendo e questo deve finire”. La Casa Bianca non fa chiarezza.

“Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden – precisa The Times of Israel – ha affermato giovedì che “la condotta della risposta a Gaza” è stata “esagerata”, con osservazioni poco chiare ampiamente intese e riportate come una feroce critica a Israele, ma che potrebbero essere state fatte in riferimento alla crisi di questa settimana. Proposta di cessate il fuoco di Hamas. La Casa Bianca non ha risposto alle richieste di elaborare o chiarire le osservazioni di Biden. Il presidente ha fatto i commenti al termine di una conferenza stampa alla Casa Bianca. Mentre lasciava la stanza, i giornalisti gli hanno rivolto una pioggia di domande, tra cui “sui negoziati sugli ostaggi” e “Netanyahu dice di aver ordinato all’IDF…” Il presidente si è voltato e ha detto: “Le trattative sugli ostaggi, guarda…” ed è tornato al microfono”.

E qui Biden ha fatto l’affermazione geopoliticamente assai interessante che abbiamo già ricordato: “Sono del parere, come sapete, che la condotta della risposta a Gaza, nella Striscia di Gaza, sia stata esagerata. Penso che, come sapete, il presidente del Messico, Sissi non voleva aprire il cancello per far entrare materiale umanitario. L’ho convinto ad aprire il cancello. Ho parlato con Bibi [Netanyahu] per aprire la porta alla parte israeliana”.

The Times of Israel, non senza qualche evidente soddisfazione, lo cita.

Abdel-Fattah al-Sissi è presidente dell’Egitto. Forse Biden pensava di aprire il cancello ai migranti del Messico, oppure pensava che il Messico fosse dalle parti di Gaza, in prossimità di Israele.

Considerazione finale.

Con questi personaggi sul palcoscenico, il circo Barnum del golpe mondiale per instaurare un mondo da matti, una sorta di manicomio planetario, sembra un racconto distopico di pessimo gusto e, al contrario, è realtà vissuta, giorno per giorno, con rammarico, da parte di chi, ancora sano di mente, assiste sconsolato alla rovina dell’Occidente, con piena e totale soddisfazione del resto del mondo.

Noi occidentali siamo attoniti di fronte a tale follia. Gli altri se la ridono, in attesa dell’ambulanza.

Follia

In forografia: Salvador Dalì Il sogno Americano. “L’unica differenza- diceva Dalì con gli occhi allucinati e i baffi come due aghi verso il cielo- fra me e un matto è che io non sono matto”. 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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