Home Politica estera UE, A QUANDO UN’AZIONE POLITICA STRATEGICA E RAGIONATA

UE, A QUANDO UN’AZIONE POLITICA STRATEGICA E RAGIONATA

0

di Giuseppe Augieri

I 150 miliardi messi a disposizione dall’UE e da distribuire all’Africa in 7 anni per aiutare l’avvio di un minimo di welfare sono la fotografia dell’insipienza della politica internazionale dell’Europa che, concentrandosi solo sul Putin in Ucraina, perde la visione globale di ciò che sta accadendo.
150 miliardi in sette anni vanno commisurati ai 380 miliardi che si spenderanno per le spese militari nel solo 2024; ai 200 miliardi all’anno che la Commissione Europea propone come aumento di spesa militare; alle cifre finora stanziate per gli aiuti in Ucraina. Insomma sono parvità di materia. Non è vero che si sia compreso cosa significa avere “ai confini” un continente con 1 miliardo e mezzo di persone, grandi spazi da mettere a reddito togliendole alla speculazione, risorse naturali da non far rapinare. Non è vero che si è capito che occorre investire: se c’è un vuoto, qualcuno lo riempirà. E così Russia, Cina e Turchia ne approfittano: e si prendono l’Africa. Solo l’altra sera, di tutto ciò, qualche parola al TG1. Grava un silenzio pesante. Sembra ignorarsi, al di là delle ricadute economiche, come cambia la mappa del potere.
Richiamo l’attenzione sulle nazioni citate. Della Cina magari se ne può parlare a parte: basta non dimenticare che, negli ultimi anni, il 31,4% di tutti i progetti infrastrutturali in Africa sono stati realizzati da società cinesi. I cinesi non “stanno al di là”, li abbiamo alle porte: detto senza isterismi ma senza dimenticarlo. Ma per Russia e Turchia sarebbe opportuno aprire bene occhi ed orecchie.
L’Africa è un continente fragile: sette degli ultimi otto colpi di stato (di cui nessuno parla) hanno deposto presidenti che avevano stretti rapporti con l’Europa, con ricadute economiche e politiche. Il Mali ha miniere di litio ed è il terzo produttore di oro dell’Africa. Il Niger è ricco di uranio, oro e petrolio. Non parliamo delle rotte della droga e degli essere umani, sempre più fuori controllo. E degli allargamenti dei BRICS. Ebbene, Mosca, negli ultimi 5 anni è stata il principale venditore di armi nell’Africa Sub-sahariana e ha stretto accordi militari con 27 Paesi africani. Inoltre, con Cina e Iran, “partecipa” allo sfruttamento delle riserve nigerine di uranio (le quinte più grandi del pianeta) fino a ieri venduto alla francese Orano, ora buttata fuori dai golpisti. L’ “espulsione” dall’Africa delle nazioni europee continua: i movimenti che realizzano tutto questo non sono del tutto spontanei. Anche dietro al conflitto di Gaza sappiamo bene dove si trova Putin: qualsiasi sia la soluzione che si troverà – secondo me comunque transitoria – si può immaginare di quanto si stringeranno i rapporti tra Russia ed alcuni Stati Arabi. Dunque non è vero che il pericolo di “allargamento” della Russia viene, o viene solo, dall’Ucraina. Una rotta viene dal Mediterraneo.
La Turchia è ormai solo l’ex ponte politico e naturale tra Occidente e Oriente: i tempi nei quali Ankara, pur migliorando le relazioni con il mondo islamico, sapeva di necessitare del supporto politico, militare ed economico dell’Occidente e ha continuato a svolgere un ruolo attivo nell’Alleanza Atlantica, sono tramontati. L’allontanamento dalla NATO c’è. Qualche esempio: la relazione tra Ankara e Mosca particolarmente solida sul piano economico, energetico e politico mai cessata, la controversia relativa all’acquisto da parte della Turchia del sistema russo di difesa missilistica terra-aria S-400 e relativa ritorsione USA, la posizione di Erdogan sulle sanzioni alla Russia. Infine la guerra Israeliana con una chiaro abbraccio ai palestinesi: Hamas ricevuto in pompa magna. L’ISPI dichiarava, nel 2022: «Il futuro di Ankara è nell’Alleanza, per ora. Ma attenzione a non darlo troppo per scontato.» E cosa fa la Turchia in Africa? Ankara ha avviato una politica di apertura all’Africa con scambi commerciali che nel 2021 sono saliti a 35,4 MLD/$. Il governo Erdogan ha creato un’Agenzia per la cooperazione (Tika) e un’Autorità per la gestione delle crisi (Afad), attraverso le quali passano aiuti pubblici per programmi di lotta alla fame, riqualificazione delle infrastrutture sanitarie e borse di studio per gli studenti islamici. Il legame con Paesi arabi a loro volta legati alla Russia si è rafforzato. E la Turchia è un altro pezzo di costa mediterranea.
Dunque, come contraltare all’inutile – perché, nei fatti, era già operante – inserimento nella NATO di Svezia e Norvegia, si ha un fortissimo indebolimento del confine di sud-est della Alleanza Atlantica in Europa. Inoltre l’attività turca in Africa è destinata a rafforzare i legami con Cina e Russia ed a aumentare l’isolamento europeo rispetto al continente africano. Il flusso di denaro verso l’Africa è in corso e produce un contro-flusso di potere. Anche verso il nostro continente?
I dati che ho citato non sono tutti aggiornati: mi risulterebbero in ulteriore preoccupante aumento. Un mix esplosivo è alle porte dell’Europa. Ma la Ue è formata da 27 Paesi e ogni governo nazionale pensa soprattutto a sé. Informarsi di cosa fanno Francia, Belgio, Germania, GB….
Noi siamo fisicamente al centro del Mediterraneo. Non scherziamo. Perciò o si cambia la politica europea (altro che truppe in Ucraina e incrementi alle spese militari) o ci si adegua a fare i “nazionalisti” anche noi. Detto chiaro. I fronzoli lasciamoli ai parolai.
 
 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui