
Sipario è il termine con il quale si indica la fine di una vicenda. In teatro, quando cala il sipario e si spengono le luci si annuncia al pubblico che lo spettacolo è finito.
In questo caso, lo spettacolo è quello tragico di un Paese ridotto a brandelli e di una leadership che ormai è arrivata a fine corsa.
La morte, la distruzione, la sofferenza sono state spettacolarizzate per mesi, in gran parte per fini che nulla avevano a che fare con le dinamiche della realtà e al primo attore, ossia a Volodymyr Zelensky, effettivamente attore di professione, sono stati concessi i palcoscenici di tutto il mondo occidentale per una vasta operazione di propaganda che, come si è visto e come si vede, poco ha a che fare con la realtà dei fatti.
All’Ucraina si sono fatte promesse che non potevano essere mantenute, si sono inviate tutte le armi vecchie giacenti nei magazzini, si è chiesto di sfondare nel Donbass senza una copertura aerea, si è detto che sarebbe entrata nell’Unione Europea e nella Nato, salvo poi spiegare che tutto questo avverrà a guerra finita e dopo che Kiev avrà fatto i compiti con la corruzione interna.
Da Oltreoceano arrivano segnali non rassicuranti.
Il presidente della Camera Mike Johnson, repubblicano e conservatore intransigente, ha votato contro l’assistenza alla sicurezza per l’Ucraina a settembre, ma da quando è diventato portavoce è stato più disponibile a finanziare le forze armate di Kiev, avvertendo che non si può permettere al presidente russo Vladimir Putin di prevalere.
Tuttavia, Johnson ha affermato di volere maggiori informazioni dalla Casa Bianca sulla strategia per uscire dal conflitto.
“Qual è l’obiettivo? Qual è il finale dei giochi in Ucraina? Come avremo un’adeguata supervisione dei fondi?”.
I repubblicani Usa chiedono di capire quale è la exit strategy, il ché significa che la prospettiva per la quale si lavora è: “Sipario”.
Più abituato a frasi sibilline, a dire e non dire, il segretario della Nato Stoltenberg ha detto che ci si deve preparare anche a cattive notizie dall’Ucraina.
“Dobbiamo essere preparati – ha detto Soltemberg all’emittente televisiva tedesca Ard – anche alle cattive notizie: le guerre si sviluppano per fasi, ma dobbiamo stare al fianco dell’Ucraina nella buona e nella cattiva sorte. Dobbiamo essere preparati per il lungo periodo”, ha sottolineato Stoltenberg a Berlino, osservando che l’esito della guerra non può essere previsto.
“Le guerre sono intrinsecamente imprevedibili, l’unica cosa che sappiamo è che più sosteniamo l’Ucraina, più velocemente questa guerra finirà”, ma “gli eventi intorno al tavolo negoziale sono legati in modo indissolubile alla situazione sul campo di battaglia”. Il segretario generale dell’Alleanza ha anche posto l’accento sulla necessità di aumentare le munizioni per sostenere Kiev, ammettendo che i Paesi della Nato non sono finora stati in grado di soddisfarne la crescente domanda.
E così, mentre dagli “amici” occidentali giungono notizie che paiono preludere alla necessità di chiudere la vicenda ucraina, in un modo o nell’altro, ma presto, a Kiev scoppiano i problemi interni di contestazione a Zelensky.
Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha lanciato un attacco a Zelensky in un’intervista al notiziario svizzero 20 Minuten trasmesso sia in Russia che in Ucraina. “La gente si chiede perché non fossimo meglio preparati per questa guerra. Perché Zelensky ha negato fino alla fine che si sarebbe arrivati a questo. C’erano troppe informazioni che non corrispondevano alla realtà”, ha detto Klitschko, accusando il presidente di “errori” e chiedendo onestà riguardo alla reale situazione dell’Ucraina dopo l’invasione russa. “Zelensky sta pagando per gli errori che ha commesso – ha affermato Klitschko – Naturalmente possiamo mentire al nostro popolo e ai nostri partner, ma non si può farlo per sempre”, ha aggiunto, offrendo allo stesso tempo un chiaro appoggio al capo di stato maggiore ucraino, il generale Valery Zaluzhny, che un mese fa era stato criticato per aver detto che la guerra era arrivata ad una situazione di stallo. “Ha detto la verità”, ha dichiarato Klitschko nell’intervista. “A volte le persone non vogliono sentire la verità. Ha spiegato e giustificato qual è la situazione attuale”.
Il sintomo di una situazione sempre più tesa è l’impedimento all’ex presidente ucraino Petro Poroshenko di lasciare l’Ucraina per un incontro programmato con il premier ungherese Viktor Orban.
Poroshenko aveva riferito venerdì di essere stato respinto alla frontiera nonostante avesse precedentemente ricevuto il permesso dal Parlamento di lasciare il Paese. In base alla legge marziale, gli uomini ucraini di età compresa tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese senza un’autorizzazione speciale. Il 58enne, ha dichiarato di avere in programma incontri con il presidente della Camera degli Stati Uniti Mike Johnson e con il Parlamento polacco. Ma i funzionari della sicurezza hanno affermato che Poroshenko ha accettato di incontrare anche Orban, che in passato ha elogiato il presidente russo Vladimir Putin e si è rifiutato di sostenere l’adesione di Kiev all’Ue. In una dichiarazione sui social media, hanno affermato che tali colloqui avrebbero reso Poroshenko uno “strumento nelle mani dei servizi russi”.
La frattura ai vertici di Kiev è diventata ormai evidente dopo che l’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha disposto che i governatori regionali “interrompano qualsiasi comunicazione” con il capo di Stato maggiore delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny.
È quanto si legge sul sito web ucraino “Strana”, secondo cui l’ordine mira a evitare che “le élite regionali creino entusiasmo” intorno alla figura di Zaluzhny.
La pubblicazione definisce l’operato dell’ufficio di Zelensky come una serie di “attività volte a distruggere un potenziale concorrente”.
I dissapori con il capo di Stato maggiore delle Forze armate ucraine Valery Zaluzhny sono stati evidenziati dall’ex consigliere dell’ufficio presidenziale Arestovych, che ha già annunciato la sua candidatura alle prossime elezioni (rinviate a data da destinarsi) e che punta a battere Zelensky proprio denunciando le posizioni del presidente riguardo alla controffensiva miseramente fallita, così ingannando un popolo che, ancora per più della metà, vuole combattere fino alla vittoria (60 per cento, in calo rispetto al 70 di un anno fa, secondo un sondaggio Gallup) senza averne i mezzi.
Il Capo di Stato Maggiore Valerij Zaluzhny è ai ferri corti con Zelensky sin dalla battaglia di Bakhmut. Oggi i dissapori tra i due leader ucraini più popolari sono alla stelle.
Nel frattempo si vocifera di trattative in atto e sul come qualche indizio arriva dall’ultima riunione dello Ukraine Defense Contact Group dell’ottobre scorso a Bruxelles in cui, secondo la stampa americana, le delegazioni statunitensi ed europee avrebbero iniziato a discutere con Zelensky di possibili «negoziati di pace» con Mosca. Discussioni che alla fine dell’anno o poco dopo potrebbero diventare sempre «più urgenti».
La stagione di Volodymyr Zelensky sembra finita.
Forse all’attore divenuto presidente conviene seguire i consigli della moglie: “Non voglio che sia presidente per il prossimo o per i prossimi due mandati”.
Così Olena Zelenska ha pronunciato la frase che chiude la leadership dell’ex comico: “Sipario”.





