Alcune considerazioni sull’articolo di Feltri “Meglio sconfitti che assassini”
Feltri su Trump: ‘Io preferisco il perdente che torna vivo al vincitore che torna sporco di sangue fino ai gomiti’.
E su questo, grande ressa di titoloni, alcuni anche storpiati quel tanto che basta per raccontare cose diverse.
Molti si fermano al titolo.
‘Meglio perdenti che assassini’, secondo me sbagliato.
Ma l’articolo di Feltri va letto per intero.
Contiene un ragionamento che va fatto completamente e non per pezzi. Magari solo quelli che convengono.
Personalmente, ho da esprimere consensi e dissensi profondi; ma, in particolare, ho notato due affermazioni che mi hanno colpito. Sul conflitto ucraino e su quello con l’Iran.
La prima: ‘nessuno vince una guerra così, si vince soltanto smettendo’.
Mi è venuto in mente un film di anni fa: ‘War Games – Giochi di guerra’. È il supercomputer, che per errore è stato attivato per una guerra nucleare, a giungere a questa conclusione. Ci rifletterei sopra.
La seconda: ‘fermare una guerra che faceva morti veri, con la carne e le ossa, e che rischiava di far saltare in aria mezza Asia minore, vale più di qualunque medaglia’. Ove l’accento è sul ‘rischiare di far saltare in aria’.
Mi domando come mai il patto di Monaco viene ricordato nel caso della Russia e non nel caso dell’Iran.
Sarò in pieno errore, ma sono convinto che quello che accadrà in Medio Oriente se l’Iran davvero dovesse riaffermare le sue prerogative su nucleare e su Hormuz ci farà rimpiangere qualsiasi soluzione abbia portato a questo.
Per entrambe le questioni, continuo a sostenere che bisognerebbe parlarne senza ipocrisie. Magari già ad Ankara.





