
A cura di Agenzia Nova
Come funziona la rete finanziaria che alimenta le partenze di migranti dalla Tunisia. La Commission Tunisienne des Analyses Financières, l’unità nazionale di informazione finanziaria presieduta dal governatore della Banca centrale della Tunisia, Fathi Zouair Nouri, ha identificato il traffico di migranti come principale reato collegato al riciclaggio di denaro nel Paese.
Dal rapporto per il 2024 emerge che i trafficanti non operano più soltanto in mare. Il nuovo terreno di gioco è quello dei flussi di denaro elettronici: piccoli importi, trasferiti in serie, che passano inosservati se considerati singolarmente. Il rapporto descrive decine di casi in cui cittadini tunisini – spesso “clienti occasionali” senza conti bancari stabili – hanno ricevuto, in poche settimane, trasferimenti internazionali per migliaia di dinari, inviati da soggetti residenti in Africa subsahariana o in Europa. Nessuna giustificazione economica, nessun contratto, solo nomi e numeri di telefono che cambiano a ogni transazione. Ad esempio, la Commissione ha ricevuto una dichiarazione di sospetto riguardante un cliente occasionale tunisino che in quattro mesi ha ricevuto 46 mandati di pagamento internazionali per un totale di 76.445 dinari tunisini, circa 22.500 euro al cambio attuale, inviati da individui originari dell’Africa subsahariana.
Secondo la Ctaf, questi individui fungono da raccoglitori di fondi per conto dei migranti, che si trovano sul territorio tunisino o in procinto di partire. “I fondi inviati dall’estero servono a finanziare le traversate o a rimborsare i debiti contratti per il viaggio”, si legge nel documento. Nel 2024, la Commissione ha ricevuto 1.236 dichiarazioni di sospetto, in aumento del 45 per cento rispetto all’anno precedente. In molti casi, i fondi sospetti provenivano da servizi di trasferimento internazionale e piattaforme di pagamento elettroniche, le stesse utilizzate anche per scommesse illegali online e criptoattività. L’uso dei trasferimenti di denaro internazionali come strumento di riciclaggio è particolarmente diffuso: in oltre il 18 per cento dei casi analizzati, sono stati identificati come canale principale per il trasferimento di proventi illeciti, soprattutto nel traffico di migranti. In questo contesto, sono stati emessi 23 avvisi destinati a banche e istituzioni finanziarie. Tra questi, uno specifico riguarda 99 persone sospettate di essere coinvolte nella tratta di esseri umani o nel traffico di migranti.
Dietro i numeri, la Ctaf delinea un ecosistema criminale in continua evoluzione. I trafficanti si adattano alla vigilanza bancaria, spostando i loro metodi e delegando la raccolta del denaro a cittadini tunisini, spesso inconsapevoli. Questi ultimi vengono reclutati come prestanome, utilizzati per ricevere fondi e distribuirli rapidamente sul territorio. La Commissione parla di “rete fluida e decentralizzata”, in cui ogni attore gestisce una piccola parte del flusso, riducendo il rischio di tracciabilità. Un sistema che richiama, in scala, i metodi delle reti internazionali di riciclaggio. Di fronte a questa trasformazione, la Tunisia ha cercato di rafforzare la propria capacità di risposta. Nel 2024, la Ctaf – in collaborazione con l’Agenzia tedesca di cooperazione (Giz) e il programma Finance Against Slavery and Trafficking (Fast) – ha formato operatori del settore bancario e postale per individuare i “segnali di allarme” associati ai casi di tratta e traffico di migranti. Parallelamente, è stato pubblicato un rapporto strategico dal titolo “Intelligence finanziaria nella lotta contro il finanziamento del traffico di migranti: principali segnali di allerta in relazione ai mandati internazionali”.
L’obiettivo è quello di fornire alle banche strumenti concreti per riconoscere transazioni sospette, come ripetuti invii di piccole somme dallo stesso gruppo di paesi, assenza di causali, o utilizzo di più numeri di telefono per ricevere i fondi. La Tunisia non è soltanto un punto di partenza per le rotte migratorie del Mediterraneo centrale, ma anche un ponte finanziario tra Nord e Sud. Il sistema di trasferimenti rapidi, molto usato dalle comunità africane, è diventato una rete parallela che alimenta non solo le rimesse familiari ma anche i traffici criminali. Le autorità tunisine ammettono che il fenomeno è difficile da contenere: i circuiti informali si adattano rapidamente, le somme coinvolte sono frammentate, e la componente umana – fatta di sopravvivenza, speranza e disperazione – rende complesso ogni approccio puramente repressivo.
Nel 2025, la Tunisia sarà sottoposta a valutazione da parte del Gruppo d’azione finanziaria del Medio Oriente e del Nord Africa (Gafimoan), l’organismo regionale che monitora l’applicazione degli standard internazionali contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. La Commissione assicura di aver già avviato un programma di aggiornamento del piano nazionale di valutazione dei rischi, che include proprio i settori più esposti, vale a dire persone giuridiche, flussi in contante, tratta di esseri umani, traffico di droga e istituti di pagamento digitali. Mentre la comunità internazionale si concentra sui barconi, la Tunisia osserva il movimento invisibile che li alimenta: quello del denaro. Ogni trasferimento, ogni mandato di pagamento da Dakar, Abidjan o Lampedusa, racconta una storia di speranza ma anche di sfruttamento. E dietro quei numeri, la Ctaf scorge la trama finanziaria della migrazione irregolare, dove la povertà e la tecnologia si incontrano nel modo più pericoloso: quello che trasforma la necessità in profitto.





