Home Politica estera TRUMP, NATO E EUROPA, UNA RIFLESSIONE

TRUMP, NATO E EUROPA, UNA RIFLESSIONE

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di Giuseppe Augieri

La crisi di nervi (poco pubblicizzata) che ha avuto la politica europea dopo le parole di Trump sulla presenza americana nella NATO, al di là delle esasperazioni verbali, è ampiamente giustificata.
In primo luogo perché si è “scoperto” che tutte le chiacchiere sul pacifismo europeo erano dovute alla certezza che “…..tanto ci pensa mamma USA”. Scoprire che potrebbe non essere così è stato scioccante. Anche perché quelle intenzioni e quella logica espressa da Trump, inutile esorcizzare la realtà, sono esattamente quelle del popolo dell’ “America First”, un popolo forte per numero e per mezzi di potere posseduti. Dunque vere anche indipendentemente da Trump.
In secondo luogo perché le alternative (coprire le spese NATO sinora non pagate; ovvero pensare a dotarsi, come Europa, di un esercito armato e addestrato per un “fai da te” sul quale dubitare è più che opportuno), al di là della delicatezza etica e ideologica di una ipotesi di riarmo, sono entrambi veri schiaffoni ai bilanci di quasi tutte le nazione europee. Addio alle ipotesi di politiche green, o ben altro ancora? Sicuramente, come leggo in molte riflessioni, un rivolgimento nelle politiche economiche ci sarà. E scatterà una nuova competizione tra Paesi europei, una concorrenza a tutto spiano, mettendo a nudo tutta la finta unità sinora proclamata. Accompagnata da una spietata “concorrenza” politica: chi possa gestire il riarmo europeo, in termini politici e di leadership prima ancora che economici, non sarà un interrogativo privo di conseguenze su ogni campo.
Danesi propone, sul “Nuovo Giornale Nazionale”, questa riflessione: « La Germania, dopo aver delocalizzato know how e industrie in Cina e aver usufruito del gas russo a basso prezzo e dopo aver imposto il rigore agli altri mentre truccava i bilanci, ora si trova, grazie alla guerra per procura tra Usa e Russia in Ucraina, in brache di tela, per non dire in mutande. Sholz prende la palla al balzo e dice che bisogna passare dalla manifattura all’industria bellica, ovviamente mettendo in prima linea quella tedesca». Una accusa precisa al ruolo dominante della Germania in Europa.
In linea di massima condivido questa analisi. Chi mi legge sa che già altre volte le mie accuse alla Germania sono andate nello stesso senso di marcia. Sugli stessi argomenti ed anche su altri. E mi domando quale ruolo potrà mai avere l’Italia (la cui voce – prima e dopo Draghi – è stata meno che flebile) in questa nuova vicenda che porta inevitabilmente ad una nuova Europa, se mai Europa riuscirà ancora ad essere. Anche perché chi dovrebbe parlare per l’Italia non ha, io credo, sufficiente autorevolezza per farlo. E il dibattito interno non lo aiuta.
Si ripropone infatti un capitolo tutto interno al nostro Paese: chiamato a capire e comunque gestire – nel piccolo o non – una situazione internazionale delicatissima, che sta scivolando verso conflitti armati senza luce alla estremità del tunnel; e sovvertimenti e sconvolgimenti economici di dimensioni non ancora misurabili. E che invece continua in una visione dilettantesca e provinciale dell’ analisi, del dibattito, del confronto politico.
E’ tanto difficile discutere senza pregiudizi? La telefonata tra Schlein e Meloni, che ha consentito l’approvazione di una mozione PD sulla crisi di Gaza, dice che c’è bisogno solo di un po’ di buona volontà. Vi sono argomenti che è bene tenere fuori dallo scontro politico. Questa della nuova Europa è tra i principali e più urgenti.

 

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  • Redazione

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